Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Home Anno 8° N° 30
Dicembre 1999 Pag. 4° Ada Cortese

Ada Cortese

 METODO 

PENSIERO MENZOGNERO

Meglio sarebbe l'assenza dell'Assoluto piuttosto che un Assoluto menzognero.
Non v'è ricerca spirituale finchè v'è un ego che rivendichi "come", "cosa" e "dove" cercare.

G. è un giovane uomo di 35 anni che partecipa al secondo anno di vita di un gruppo GEA. Contemporaneamente svolge, e sono circa due anni, anche la sua analisi individuale. I suoi sintomi iniziali: il panico; la sua domanda esistenziale:
ha senso cercare la verità o non siamo piuttosto costretti sempre a raccontarcela?
G. porta dentro di sè una grande ribellione al limite, al mistero. Non si fida degli uomini e ama di più gli animali.
Particolarmente i gatti. G. è sempre stato critico nei confronti del suo gruppo GEA perché gli ampliava il senso del raccontarsela. Dentro di lui l'anelito alla ricerca si sposa e si scontra con la paura di concedersi all'esperienza fino in fondo. Egli per primo, dunque, pone quel limite che tanto detesta. Dice tuttora di non ricordare più i sogni da che ha iniziato a partecipare al gruppo. Ma accade che già al primo incontro di settembre egli, quasi a fine seduta, ne racconti, con fare minimalista, uno:
>E' sdraiato per terra insieme alla sua amata gatta che si trasforma in una bambina e che a sua volta si trasforma nella donna della sua vita.<.
Al secondo incontro, dopo aver combattuto contro la sua diffidenza, ci partecipa di un grave evento accaduto qualche giorno prima: stava per far partire l'auto ma incerto su qualche cosa d'intravisto avanti, scende e toglie un foglio svolazzante. Si rimette alla guida e fa retromarcia, la macchina ha un sobbalzo ed egli pensa, spera, di aver schiacciato del cartone o del legno. Va a vedere e sotto la ruota posteriore destra trova un gatto ancora in preda alle scosse post-mortem con il cranio schiacciato e sangue dappertutto.
G. resta impietrito e poi scoppia a piangere, un amico lo aiuta a sedersi in macchina mentre egli stesso provvede alla rimozione del povero gatto.
Passerà due ore così e intanto due altri gatti gli si accucceranno in grembo come a soffrire con lui o almeno come a sentire il suo dolore per il loro compagno. G. aveva paura a raccontare perché avanti a tanti guai che l'umanità passa gli sembrava di sentire già la voce ed i commenti sferzanti degli altri. Per fortuna non ha fatto prevalere il giudizio e così non è rimasto schiavo di un frammento.
Un frammento certo è concludere che quell'evento coincide con la morte accidentale di un gatto. Non un pensiero, non un concetto, solo un'opinione di chi, restando nell'ignoranza della totalità, in questo caso dell'universo psico-spirituale di G., decide che quell'evento è semplicisticamente quell'evento.
Allora riprendiamo in considerazione il mondo entro cui vive G., consideriamo le relazioni che compongono il suo mondo interiore e cerchiamo a questo punto di scoprire il vero senso possibile dell'evento. G. non sa dire quale sia, ma sa che un senso l'evento così crudele lo ha.
Riepiloghiamo: G., soggetto spirituale inconscio di sé, è in ricerca, tanto che prosegue con il gruppo GEA quando altri suoi compagni hanno desistito; G.
però non può procedere interiormente fino a che non toglie la riserva e il dubbio rispetto al senso. Ma non può certo farlo con volontà egoica. Non v'è ricerca spirituale finchè v'è un io che rivendichi come, cosa e dove cercare.
Egli ancora rivendica… Cosa?
La purezza della sua posizione: poiché non v'è certezza di veridicità, io non esercito la funzione che mi fa uomo e che è all'origine della mia inquietudine:
il pensiero. Anzi, proprio perché il pensiero e la parola sanno celare e imbrogliare più di quanto non svelino, allora io diffido dei miei simili. Amo gli animali più degli uomini.

G. è conosciuto in tutto il suo quartiere per l'amore che porta ai gatti, proprio ai gatti. A tutti i gatti. Egli li cura, li porta dal veterinario. Ed essi, pur randagi, lo cercano quando stanno male perché sentono che lui li cura.
Proprio a lui accade di essere l'uccisore della creatura che ama di più.
L'episodio ha il sapore di un evento sacrificale proprio come quello che fu richiesto ad Abramo. Ma l'evento può essere salvifico perché è una parola forte che la vita gli fa arrivare per spogliarlo di tutte le sue pesanti difese.
G. non vuole rendersi conto che l'evoluzione dentro di lui ha raggiunto un livello di impegno coscienziale a cui non può sottrarsi guardando indietro malinconicamente e ricordando l'età dell'oro.
G. non può amare la sua donna e gli animali se questo amore non comprende in prima battuta l'Umanità tutta e ciò che la sostanzia.
Gli viene detto prima attraverso un sogno, dal suo mondo interiore. Gli viene ripetuto dopo, a breve distanza di tempo, attraverso un evento doloroso di cui egli stesso è involontario artefice, dal mondo esteriore.
Egli è stretto tra i due lati dell'esperienza ed entrambi gli sottraggono la stessa cosa: il gatto e con esso gli sottraggono la sua tracotanza egoica, la sua innocenza, l'automatismo della sua ripetitiva canzone esorcizzante (ce la raccontiamo, non ce la raccontiamo?). Ma soprattutto entrambi sono coalizzati per portarlo all'unica cosa che conta: sentire. Non ci si muove, non si ricerca se non dietro un reale e profondo turbamento. Dopo queste considerazioni G. racconta un sogno recente, immediatamente precedente il giorno della piccola tragedia:
>Cammina verso il centro storico della città con la sua compagna. Ella porta sotto gli abiti tanto denaro appeso agli indumenti. Un uomo li insegue, li raggiunge e chiede i soldi minacciando che se non gli verranno consegnati egli denuncerà il sognatore perché è proprio lui il ladro. G.non ricorda d'aver rubato i soldi.<
Anche questo sogno ribadisce quanto l'analista ha rimandato a G.:
l'appropriazione indebita, per uso personalistico, della propria energia (i soldi).
La lezione principale che dall'episodio drammatico dell'uccisione del gatto ci arriva è che nessuno sceglie da se stesso il copione che la vita ha in serbo per lui. Inutile dunque indugiare con l'io sulle perplessità e, se la vita ci offre la possibilità di partecipare all'evoluzione da uomini e non da animali, ella farà di tutto per uccidere in noi l'amore per l'animalità, anche a costo dell'innocenza animale.
Ecco cosa significa secondo noi spiritualmente quell'evento: non la semplice morte di un gatto, ma la chiamata inderogabile e perentoria dello spirito che, quando decide di prenderci e farci suoi, non chiede permesso. Ed ecco perché ha così profondamente toccato G. Era da tempo che G. aveva bisogno di un segno indiscutibile.
E' stato esaudito.

Ada Cortese


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