Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Dicembre 1999 Pag. 9 Ada Cortese

Ada Cortese

 METODO 

PRODUTTIVITA' E PRAGMATISMO SPIRITUALE

La produzione di beni è la principale attività aggregativa del l'umanità. I beni producibili possono essere materiali o spirituali. La psicoanalisi dei gruppi rientra tra le attività produttive di beni spirituali socialmente necessarie laddove gli antichi prodotti spirituali (magia, religioni, arti) non riescono più a soddisfare la nuova domanda dell'essere che sposta la ricerca del bene spirituale dall'esterno all'interno dell'Uomo ed essa è sempre più urgente domanda di presenza consapevole endogena.

   

Oggettualità, Soggettualità

Definiamo produzione di oggettualità l'attività finalizzata a produrre beni materiali attraverso il processo che va dalla materia prima al semilavorato e al prodotto finale. Si tratta di produzione estrovertita che continua a manipolare e a trasformare la materia fisica del mondo (l'ambiente e le sue ricchezze).
Definiamo produzione di soggettualità l'attività finalizzata a produrre beni spirituali attraverso il processo che va dalla materia prima, la condizione inconscia del soggetto, al semilavorato (l'Io in discussione) e al prodotto finale:
l'individuazione, la consapevolezza di sé del soggetto. Si tratta di produzione interiore che continua a rielaborare e a trasformare la materia psichica del mondo così come l'uomo la può conoscere in sé.
Soggettualità, dunque, non può essere intesa secondo la figura acerba di certo filosofare per cui la soggettività segnala un punto di vista privatistico, opinabile; essa significa nel nostro pensiero, fondato sulla filosofia dialettica evolutiva, esattamente il contrario. Per questo motivo coniamo e usiamo il termine soggettualità in contrapposizione simmetrica al termine oggettualità: in quanto ancorato al concetto di pensiero, di idea ed in ultima analisi al concetto di spirito, la soggettività, o meglio la soggettualità, è qui intesa come graduale distillazione dell'essenza e del movimento dalla prigionìa dell'oggettualità che, madre di ogni oggetto, condivide con essi il destino dell'immobilità, del silenzio e dell'inconscietà.
Oggettualità ed oggettività non sono dunque qui nominati secondo accezione, sempre appartenente a certo antiquato pensare, di universalità e di incontrovertibilità ma sempre e comunque come categoria all'interno della dimensione alienata dell'essere.

Dal gruppo psicologico al gruppo spirituale

Ogni gruppo psicologico tende a produrre maggiore benessere per i suoi partecipanti. In quanto tale esso nasce sui bisogni personali ed impellenti di ciascun membro che mai si avvicina alla psicoanalisi per velleità evolutive o filosofiche ma perché, sofferente nonostante reiterati tentativi altri dalla psicoterapia, non può più farne a meno. Necessariamente il gruppo psicologico o gruppo psicoterapeutico trova nei sintomi, nel malessere, nell'egoriferimento dei partecipanti, la materia prima che permette l'avvio del processo. Continuando con la metafora economica, potremmo affermare che quando i suoi componenti raggiungono maggiore serenità, superano i sintomi, si sentono perciò guariti, si è ancora molto lontani dalla materia prima che permetterebbe l'avvio del processo spirituale e dunque la formazione del gruppo spirituale che lo realizzi.
Un gruppo psicologico o psicoterapeutico è un gruppo di scarso significato collettivo perché non veicola, attraverso i suoi partecipanti niente di nuovo. Il rapporto di potere basato sulla contrapposizione soggetto (analista)- oggetto (analizzando) non è messo in discussione e l'ex paziente andrà per il mondo portando "segreta o esplicita riconoscenza al suo psicoanalista per averlo liberato dal male".
Il gruppo spirituale si costituisce quando, pur in un superiore benessere personale, i soggetti del gruppo avvertono una nuova profonda inquietudine che non li lascia dondolare tranquilli nel loro tepore ritrovato. E' questo un segno di riconoscimento che il Sé del gruppo si è attivato attirando a sé i sé individuali. Il passaggio è allora dagli egoriferimenti allo Spirito avvertito come presenza Unica e come presenza individuale in ognuno.
Comincia il martirio dell'ego e l'ultima fase del processo produttivo: in un sol tempo smantellamento dell'ego, morte simbolica e rinascita ad una percezione superiore di tutto l'essere e di tutto l'esistente.
La soggettualità va dunque letta come produzione di soggetti che, in quanto tali, hanno la facoltà di porsi sul comune e superiore piano di visione da cui guardare e superare le loro reciproche differenze. Essi vengono ad incarnare dunque, nella loro molteplicità, il corpo pluricellulare di un unico Soggetto universale. Quest'ultimo pare abbia bisogno, più che di aggiungere, di eliminare vecchi meccanismi, memorie e vecchi fantasmi.
Se la produzione degli oggetti aumenta la spazzatura del mondo ed ingombra la nostra vita, la produzione di soggetti riduce la massa anche immateriale dei nostri pensieri-spazzatura, riduce la dipendenza dagli oggetti fisici, libera gli spazi interiori e il mondo fisico. Forse per questo è così poco gradita dai padroni della crosta terrestre.

Il gruppo Psicologico

E' quello che ha come scopo della sua produzione la soggettualità. Esso permette di individuare le dinamiche del gruppo, di ogni gruppo, prima fra tutte la relazione principale basata sui ruoli capo - subalterni.
Ciò che non è bene venga percepito nel gruppo produttivo di oggettualità, è necessario venga percepito, patito ed elaborato nel gruppo produttivo di soggettualità. Spieghiamo: i gruppi che lavorano e funzionano economicamente, scientificamente, filosoficamente ideologicamente, avendo per meta un oggetto intermediario estrinseco (il bene reale da produrre o il bene astratto da manipolare come per esempio nel caso del gruppo dei politici), sono sorretti dai canoni della logica formale, del principio di non contraddizione e per la loro natura non hanno bisogno di far emergere a coscienza dinamiche psicologiche inconsce, lavorando sull'urgenza dettata dal bene da produrre o manipolare. Essi lavorano alla produzione dell'oggetto e dunque perpetuano lungo tutta la loro esistenza la contrapposizione inevitabile soggetto - oggetto.
I gruppi psicologici nascono invece su altri presupposti. Inconsciamente anche essi tendono a produrre ma, anziché oggettualità, producono soggettualità. Inevitabile il loro perpetuo imbattersi nel problema della risoluzione della contrapposizione soggetto - oggetto.
La soggettualità cresce a spese dell'oggettualità e viceversa. Gli staff aziendali aumentano oggettualità riducendo soggettualità. Gli staff psicoanalitici aumentano soggettualità riducendo oggettualità.
I rapporti di potere soggetto - oggetto e capo - subalterni diventano le aree di esplorazione del gruppo psicologico, il quale, dunque non può eludere la contraddizione e, anzi, nasce proprio per elaborarla e superarla. L'obiettivo del gruppo è dunque un trascendente perché esso si ripromette l'utopia del superamento, del trascendimento della contraddizione e della contrapposizione, dunque l'esperienza concreta della sintesi, esperienza che da se stessa testimonierebbe il salto dall'umanità filiale e gregaria all'umanità matura.
Ma il cammino del gruppo psicologico è duro ed arduo perché affronta in sé, per prenderne coscienza, la contrapposizione e la contraddizione ossia i problemi che lo inchiodano all'oggettualità, dunque all'asservimento psicologico.
Se queste contrapposizioni e contraddizioni non vengono analizzate, patite, elaborate, il gruppo diventa inevitabilmente gruppo ideologico:
- sede di sovrastruttura conservatrice nonostante i suoi dichiarati fini trascendenti; - massa influenzabile (e dunque setta o corporazione… popolo eletto, patria, esercito, chiesa, ecc.).
Se il gruppo analizza, ed è importante che sia esso stesso a farlo, le sue contraddizioni, esso diventa generatore di una nuova realtà che, se pur solo psicologica, produce un nuovo bisogno: il bisogno puro e non più inquinato da dinamiche inconsce, di un nuovo piano di visione che segni il passaggio dallo psichico allo spirituale.

Il Gruppo Spirituale

Quanto più il bisogno di proseguire la ricerca si fa coralmente impellente, tanto più il gruppo è costretto a guardare in faccia la sua morte come soggetto psicologico, ovvero come soggetto inconscio perchè esso porta in sé il lato ideologico.
A differenza del singolo individuo, che dopo un sia pur buon lavoro psicoanalitico, può ricadere nella trappola ideologica dominante dell'egoriferimento, il Gruppo Evolutivo Autocentrato non può fare a meno di smantellare tutte le illusioni separate e costringe i suoi componenti a confrontarsi con le contraddizioni economiche, classiste, filosofiche del sociale. Il gruppo diventa allora una micro-società che, attraverso lo strumento d'indagine psicologica, affronta tali contraddizioni e in questo suo lavoro crea una nuova realtà ed un nuovo bisogno: quello di costituirsi, esso stesso gruppo, soggetto sovraindividuale cosciente di sé.

Nessun delirio di onnipotenza

Nessun approccio a sè stante può essere la panacea contro i mali: né la sola scienza, né la sola politica, né la sola economia, né la sola psicologia, né la sola filosofia ecc., ma ciascuno di questi approcci, nella misura in cui sappia essere cosciente della interdisciplinarietà incoraggerà la tendenza unitaria.
Ogni disciplina, infatti, può porsi nei confronti delle altre secondo due modalità fondamentali: quella dogmatica e quella dialettico-interdisciplinare.
La modalità dogmatica si basa sulla concezione gerarchizzata delle varie discipline, concezione che sviluppa inevitabilmente un atteggiamento di chiusura e di arrogante contrapposizione. La modalità dialettico-interdisciplinare riconosce invece l'intrinseco limite e l'interdipendenza inevitabile tra tutte le discipline sicchè sviluppa atteggiamento di apertura e di maggiore coscienza.
Così, tornando a noi, sappiamo che la psicologia non è panacea. La psicologia in noi sa delle altre discipline compagne e ad esse pure si affida sicchè non disperde energie e conscia di questa interdisciplinarietà, senza onnipotenza, senza deliri, senza unilateralità, sa di potere offrire un preciso contributo.

Il nostro contributo

Il contributo consiste nell'esplorare a livello psicologico, dunque anche a livello di cultura interiorizzata, i freni all'ulteriore sviluppo umano spirituale.
Non rientra negli intenti di questa breve introduzione quello di soffermarci sulla lettura dell'evoluzione dall'ottica della psicoanalisi dialettica.
Possiamo far cenno all'ultima complessità: quella che vide il passaggio dall'unicellulare al pluricellulare con coscienza semplice (centrata sul meccanismo stimolo-risposta in vegetali ed animali) e poi il passaggio dal pluricellulare a coscienza semplice al pluricellulare riflessivo: l'uomo, il soggetto riflessivo individuale, ossia il soggetto quaternario: colui che 1)sa, 2)di sapere, 3)di sé e 4)dell'altro da sé.
Schematicamente: ciò che ha permesso il passaggio dalla coscienza semplice alla coscienza riflessiva nell'uomo è stato il lavoro, organo la mano.
Da questa facoltà si è contemporaneamente dispiegata l'attività interiore corrispondente alla produzione esteriore di oggetti: l'attività della produzione simbolica. Questo processo ha permesso l'evoluzione sia dell'inconscio individuale che dell'inconscio collettivo. Il patrimonio simbolico, ai suoi albori più di oggi, era saputo e ritenuto patrimonio della collettività.
La situazione psicologica attuale è tuttora segnata dalla responsabilità psicologica dei singoli e dalla totale irresponsabilità o inconscietà del gruppo o sociale.
Il soggetto è sempre e solo il singolo individuo. E' lui che sa di sapere di sé e dell'altro da sé.

Il sociale come nuovo soggetto

Il nuovo soggetto che chiede evoluzione, ovvero coscienza di se stesso, è il sociale. Esso è saputo dagli altri, oggetto muto, ma troppo poco da se stesso.
Né ci pare che il successivo salto evolutivo possa passare per la vecchia modalità di lavoro ed il vecchio strumento, la mano ed i suoi accessori (le macchine).
Il nuovo strumento elettivo pare essere il Pensiero che si è liberato nei singoli individui e che, dicendosi, si è reso cosciente di sé. E' proprio esso che induce il nuovo bisogno.
Inoltre, se fin qua si può dire che l'evoluzione stessa sia proceduta a tentoni, sfruttando la legge dei grandi numeri, quindi la probabilità, oggi essa potrebbe darsi una spinta ed un'accelerata attraverso la consapevolezza dell'uomo.
La riflessione sembra davvero essere la via elettiva e non c'è da stupirsi poiché, se si considera il pensiero come essenza del reale ai suoi diversi livelli di manifestazione (organizzazione, informazione e comunicazione), è l'essere stesso, frazionatosi nel molteplice e nei diversi gradi di manifestazione per conoscersi, che ora vuole vedersi e contemplarsi intero.
E' vero che questo anelito non produrrà mai l'eliminazione dell'altro polo dell'Uno, il Molteplice. Anelare all'uno non può mai significare unilaterale uccisione delle differenze.
Semplicemente l'Uno, questo lato dell'essere descritto e sperimentato fin qui solo da filosofi e mistici, vuole ricercare un tentativo d'incarnazione, di esplicitazione nella certezza che il dolore della mancanza, strutturale all'organizzazione fisica del nostro mondo, permarrà fino alla fine dei tempi.
Ciò che ciascuno di noi sa dentro se stesso: il vissuto di Totalità cosciente e di specificità, vuole essere portato all'esterno di sé per essere visto e così partorito a vera esistenza.
L'Uno interiore, il Sé, libero il più possibile da usi inconsci che lo ideologizzano, vuole emergere come nuova figura storica. Esso coincide con il Soggetto Umano Unico di cui parla P. T. de Chardin, con il Sovramentale di Aurobindo, con il Soggetto Super Riflessivo di Montefoschi.
La nostra sperimentazione evolutiva è caratterizzata dalla qualità di essere una rappresentanza, una parte di coloro che seguono questa via, la quale altro non è che quella dell'essere verso se stesso. Il Soggetto Unico sarà allora costituito da quegli individui i quali, cellule di questo nuovo pluricellulare sovraumano, solo perseguendo l'espressione massima della loro individualità, lo arricchiranno e ne costituiranno il mondo interno spiritualizzato.
Dal punto di vista dei singoli individui, il Soggetto Unico, incarnato dal gruppo GEA, può costituirsi ed essere da loro percepito, come una manifestazione dislocata e allegorica del loro mondo interiore.
Sappiamo che parlando di sociale, non abbracciamo né tutta la nostra cultura locale, né quella occidentale, né tantomeno tutta l'umanità. Ma non può essere il mostro dei grandi numeri, i 6 miliardi di simili con cui condividiamo la superficie della Terra, il parametro di riferimento che dia senso alla nostra ricerca ed alla nostra quotidiana sperimentazione. Perderemmo lo Spirito nello stesso istante in cui volessimo misurare con organi sensoriali la sua avventura, avventura che si situa in ben altro stato di esistenza.
"Noi stiamo cercando proprio quello stato e sappiamo che esso ci attende come attende tutti coloro che lo cercano e lo evocano perché a loro e solo a loro appartiene".

Produttività soggettuale e pragmatismo spirituale

Posta la concordanza di finalità tra i diversi gruppi, produttivi di beni oggettuali, produttivi di beni soggettuali, possiamo addentrarci nel processo di produzione soggettuale soffermandoci su alcune strategìe che possono favorire lo svolgimento del processo medesimo.
Ci siamo sempre domandati se sia legittima la convivenza tra questi opposti termini: da un lato la massima purezza possibile del prodotto finale, il grado di massima distillazione e raffinazione spirituale raggiungibile in noi e nei gruppi e persone che a noi si sono affidati; dall'altro l'elasticità e la creatività necessarie per trasformare l'apparente impermeabilità dell'ambiente umano circostante in porosità accogliente e aperta alla curiosità.
Noi professionisti in GEA non viviamo in grazia di nessun altro anello che ci anticipi e ci faciliti la soddisfazione della necessità che abbiamo, a tutti i livelli esistenziali, di quei compagni (inizialmente definibili come analizzandi) che, come noi, ricerchino quello stato di esistenza in cui non più la nostra psiche inconscia percepirebbe la vita ed il mondo ma lo spirito (la certa consapevolezza) direttamente.
La libertà è stata ed è necessaria ed insostituibile proprietà per l'autenticità della nostra sperimentazione. Vi sono due tipi di libertà:
-la libertà regalata dai padri superiori all'interno di vincoli edipici (i baroni di varia natura e le istituzioni di potere), dunque libertà falsa; -la libertà regalata dal Sé in cambio del nostro totale affidamento ad esso, dunque libertà vera perché non risolta in un altrove e perché costringe al confronto con la necessità che essa comunque non toglie.
La libertà che sperimentiamo è libertà del secondo tipo ed essa non induce depressione, non turbamento ma comprensione della sua preziosità. Il suo è un abito da sera rosso come l'eros, attraente, che sa trovare le molle femminine per la seduzione, dunque per condurre a sè. Necessità e libertà producono altri due figli uniti anch'essi in altro divino incesto: eros e logos. Tutti gli ingredienti sono presenti e lavorano per la creatività e per le strategie vincenti.
Non si pensi a macchinazioni psicologiche strane, a sinistri e mascherati sistemi comportamentali persuasivi, ecc. No: quello che vogliamo tentare di esprimere è la seguente affermazione: ogni grande pensiero o progetto ha bisogno del piccolo espediente pratico. Ogni piccolo espediente pratico cela dietro di sé un grande pensiero o un grande progetto.
Se il pensiero è maturo, ossia ha attraversato tutte le fasi fondamentali del processo che lo pongono in essere, allora il piccolo espediente ad esso collegato inciderà nella realtà, avrà successo. Se il pensiero ha viceversa preso scorciatoie, fa bella mostra di sé e si compiace ma non si conosce a sufficienza, allora l'espediente pratico, il suo collegamento con l'esterno, non avrà successo. E giustamente.
E' molto importante allora non sottovalutare i gesti di piccola diplomazia o mediazione, o strategia, o pragmatismo che dir si voglia, quando essi s'inseriscono all'interno di una grande realtà - e quale più grande e preziosa di quella spirituale? - perché essi valgono in se stessi, per la natura che li ha partoriti, quanto tutta quella stessa natura!
Il pragmatismo spirituale è tutt'uno con l'individuazione, è un modo interiore capace di ottenere risultati esteriori che altri cercano di raggiungere gonfiando e drogando l'ego.
Esso dipende dal grado di consapevolezza raggiunta rispetto alla coniunctio, all'unione di opposti. E' maturità che permette di mediare e di essere, in tale operazione col mondo e con l'altro, immediatamente se stessi.
E' maturità di pensiero. E' capacità imprenditoriale applicata allo Spirito.
E' mantenersi saldi ai momenti fondamentali dell'avventura spirituale. E' anche l'imbroglio terapeutico ai danni (in realtà a vantaggio) dell'Io. E' persino spregiudicata capacità di sfruttamento dell'hibris, paradossalmente attraverso l'eccesso di evidenza delle difficoltà. Ed è tanto altro ancora.
Avevamo ricordato poc'anzi la nostra perenne domanda circa la questione se i due, spirito puro e pragmatismo spirituale, possano stare insieme. Abbiamo già risposto in qualità di portavoci della nostra realtà e del nostro universo: sì, i due stanno necessariamente insieme nell'universo fondato da libertà e necessità.
Questa risposta, questa consapevolezza ci consente un nuovo passo dialettico: di trattare il piccolo quanto il grande e la parte come il tutto.
Non possiamo qui approfondire l'elenco degli espedienti che fanno parte del nostro piccolo bagaglio di strategie né sarebbe opportuno. Possiamo ribadire l'obiettivo per cui li abbiamo utilizzati e li utilizziamo: la ricerca di interlocutori necessari e la produzione di maggiore benessere globale, il nostro compreso, il tutto sempre sotto l'occhio superiore della comune Presenza che sempre ha garantito l'insuccesso a chi ha cercato, a GEA, connotando personalisticamente le propriestrategie, di raggiungere obiettivi egoriferiti.
Possiamo dunque concludere che pragmatismo sì va bene ma sempre e solo spirituale!


Ada Cortese


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