Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1999 Pag. 12 Maria Campolo
 MITI E LEGGENDE 

ATENA

La differenza fra dèi e uomini si coglie innanzi tutto in rapporto alla necessità. Gli uomini la subiscono soltanto, gli dèi, oltre a subirla, la usano.

Erano stati Gea e Urano a mettere in guardia Zeus da quella figlia che Meti (o Metide, prudenza, saggio consiglio), la prima moglie del re degli dei, avrebbe, da lì a poco, dato alla luce.
Suggerirono a Zeus di non farla nascere per evitare che qualcun altro degli dei potesse conquistarsi la dignità di supremazia nell'Olimpo e soppiantarlo dal trono.
Era destino infatti che da Meti dovessero nascere due figli estremamente saggi: Atena, la fanciulla simile al padre per coraggio e saggezza ed Efesto, il fanciullo "prepotente" capace di soppiantare Zeus nel ruolo di sovrano.
Così quando Meti stava per dare alla luce Atena, Zeus cercò di distrarre con belle parole la dea e, prima che ella potesse partorire, inghiottì Meti, affinchè ella escogitasse solo per lui il bene ed il male. Ma il tentativo fu inutile perchè Atena balzò fuori dalla testa del padre con un grido che risuonò così forte da far rabbrividire persino il Cielo e la Madre Terra. La fanciulla dagli occhi di gufo fece tremare l'Olimpo appena fu nata e il mare si gonfiò tanto da formare onde rosse e tanto fu lo splendore, anche se terrifico, dell'evento, che Zeus, quando la vide, non potè fare a meno di rallegrarsene.
Atena, la vergine guerriera, occupò, da Omero in poi, il secondo posto accanto al padre. Il suo occhio è capace di scorgere da lontano l'imprevedibile per poterlo far rientrare nelle leggi formulate. E' ad Atena che l'uomo deve l'arte della scienza, della matematica, della logica, dove, come suggerisce Aristotele, "una conclusione non può essere altrimenti" perchè discende necessariamente dalle premesse dei processi deduttivi.
Nell'universo di Atena, a cui si conferisce lo strumento della ragione, non entra tutto ciò che è emotività, istinto, e quant'altro possa disturbare la calma cristallina che richiede la lucidità intellettuale.
Non può concederselo, presa com'è a fornire strumenti per il bene di tutta la polis.
Nella mitologia greca vi sono entità che sono al di sopra degli dei stessi; una, ad esempio, è Ananke (la Necessità) che, pur prendendo a seconda dei casi vari nomi, non viene mai rappresentata.
La Necessità, che secondo Platone è uno dei principi primi, nel mito rappresenta la "causa errante", ciò che, per sua natura, è incostante, anomalo, che non può essere previsto; ma è anche forza, movimento, cambiamento inteso, principalmente, nel lato negativo dell'irregolarità e dell'inintellegibilità.
L'operare erratico di Ananke è sempre presente e non viene sopraffatto mai dalla ragione perchè questa non riesce mai a persuaderla del tutto.
Nell'etimologia del termine Ananke si trovano tracce in moltissime lingue e quasi in tutte il significato primitivo rimanda a "qualcosa che stringe", d'angusto, tanto che proprio da questo termine derivano i termini angoscia, ansia, ossia termini associabili al dolore. Necessità è anche ciò che non può non essere.
Ananke ha, stranamente, una parentela molto stretta con Atena, la dea che, come abbiamo visto, mal sopporta tutto ciò che entra in conflitto con l'ordine. Atena, ricordiamo, è anche colei che dà le norme, i canoni secondo i quali la polis gestisce se stessa.
La stranezza cade se si tiene conto che gli dei nella mitologia sono figure archetipiche, proiezioni dell'interiorità umana espresse per mezzo di queste rappresentazioni.
J.Hillman nota come queste immagini della mitologia greca siano accomunate da una caratteristica: tutte presentano un certo grado di infirmitas, ovvero di malattia. L'essere anch'essi affetti da una patologia, li rende ancor più fatti a immagine e somiglianza degli esseri umani.
A differenza del Dio di Abramo, questi dèi sono imperfetti. Proprio per la mancanza di questa peculiarità Dio, che per definizione è l'Essere perfettissimo, sarebbe, secondo Hillman, morto.
A decretarne la morte sarebbe dunque proprio questo stato di "salute", una salute che lo ha fatto letteralmente scoppiare e, aggiunge sempre Hillman, se qualcuno volesse riportarlo in vita dovrebbe restituire a questo Dio quelle patologie che abbiamo invece, per tradizione, accollato al demonio dando vita così ad una scissione e contrapposizione.
L'uomo ha prima tentato invano di essere degno di questo Dio, cercando di estromettere da sè quell'infirmitas che lo contraddistingue, poi resosi conto dell'impossibilità dell'impresa, ne ha annunciato la morte.
Anche Atena sembrerebbe a prima vista, sotto certi aspetti, somigliante al Dio di Abramo, ma così non è: anche la dea che offre la ragione e che suggerisce all'uomo le virtù da perseguire ha la sua dose di infirmitas.
Atena, detta certo le norme che regolano il vivere civile, e lo fa tenendo conto del bene della totalità degli uomini, ma, necessariamente, questa è una totalità astratta, poichè le norme appartengono, per forza di cose, al mondo idealizzato.
Se da un lato può essere politicamente vantaggioso trasformare gli interessi di pochi in principi obiettivi, dall'altro lato ciò può essere pericoloso nella misura in cui diventa difficile distinguere cosa sia virtù e cosa tirannia nell'assolutezza delle norme poste dalla dea.
E' qui il lato patologico della dea Atena:
l'irrigidimento delle leggi ed il rifiuto di ciò che è definito anomalo.
L'infirmitas è, rispetto alla legge, ciò che è anomalo. Il parallelo con una delle dinamiche interiori dell'uomo è evidente: la nevrosi, l'infirmitas emerge proprio quando l'individuo, che con fatica ha ordinato dentro se stesso il mondo e quindi il suo essere nella realtà, non accoglie quelle istanze nuove che in lui sono venute sviluppandosi.
L'io, irrigidito dalle sue stesse "leggi", ritiene una o più parti di sè "anomale".
Così come per Atena, anche per l'uomo giunge Ananke, la necessità, che apre una "crepa nell'armatura della dea guerriera", è la crepa che insinua il dubbio in Atena, è la falla fatale alla norma da sempre perseguita.
Questa falla, opera della Necessità, porta con sè il sintomo dell'angoscia.
L'infirmitas denuncia allora come il mondo, pure ordinato sapientemente dal logos, non possa più reggersi; le risposte fin qui date, la lettura stessa del mondo non è ad un tratto più valida.
L'angoscia esistenziale riapre quindi il dialogo riproponendo la domanda: perchè? Che senso ha?
Questi interrogativi, che comportano anche momenti di stasi, rimettono in gioco le istanze fin qui collocate in un determinato "luogo": ritorna l'aborrito caos che richiede nuova creatività.
E' questo l'atteggiamento religioso in senso stretto, se ci richiamiamo all'etimo religo, mettere insieme, cercare un senso, darci una visione che per quanto provvisoria è una necessità dell'uomo.
Il movimento creativo viene quindi dato da due elementi fra loro apparentemente contrapposti e apparentemente inconciliabili: l'irrazionalità e la ragione che accetta di rivedere le proprie convinzioni per cercare nuove risposte che siano più adeguate al qui ed ora.
Intanto Atena, la bella dea dal candido viso, in posizione eretta, scruta l'orizzonte, per essere pronta ad intervenire e salvaguardare l'uomo, ma consapevole che Ananke errante, ancora e ancora si ripresenterà per costringerla a riformulare nuove risposte in attesa di nuove domande.

Maria Campolo


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