Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
Via Palestro 19/8 - 16122 Genova - Tel. 010-888822 Cell 3395407999

Home Anno 9 N 31
Marzo 2000 Pag. 3 Laura Ottonello

Laura Ottonello

 RICERCHE 

L'INTELLIGENZA DEL CORPO

"Benedetta sii tu, aspra Materia, sterile gleba, dura roccia, tu che cedi solo alla violenza, e che ci obblighi a lavorare se vogliamo mangiare."

"Benedetta sii tu, pericolosa Materia, mare violento, passione indomabile, tu che ci divori se non t'incateniamo.
Benedetta sii tu, potente Materia, Evoluzione irresistibile, Realtà sempre nascente, tu che spezzando a ogni istante i nostri schemi, ci costringi a inseguire ancora e sempre la Verità.
Benedetta sii tu, universale Materia, Durata senza fine, Etere senza sponde, Triplice abisso delle stelle, degli atomi e delle generazioni, tu che, eccedendo e dissolvendo le nostre anguste misure, ci riveli le dimensioni di Dio.
Benedetta sii tu, impenetrabile Materia, tu che, ovunque tesa tra le nostre anime e il Mondo delle Essenze, ci fai languire dal desiderio di strappare il velo senza cucitura dei fenomeni.
Benedetta sii tu, mortale Materia, senza i tuoi attacchi, senza i tuoi strazi, noi vivremmo inerti, stagnanti, puerili, ignari di noi stessi e di Dio. Tu che ferisci e che medichi - tu che resisti e che pieghi - tu che sovverti e che costruisci - tu che incateni e che liberi - tu, Linfa delle nostre anime, Mano di Dio, Carne del Cristo, o Materia, io ti benedico...." *
Un'analista viene raggiunta da questo sogno:
Una cellula di magma incandescente è "imprigionata" da un gruppo di scienziati per essere studiata. La sognatrice la libera suscitando un urlo cosmico da parte della materia stessa. Questo messaggio onirico, così importante in questo momento evolutivo, raccoglie in sé tante riflessioni maturate nel Laboratorio GEA a proposito della materia, rimasta per tanto tempo muta!
La sofferenza di un'oggettualità che ha sempre incarnato una parte dell'Essere è giunta infatti al suo potersi dire, finalmente. Oggettualità che è sempre stata retaggio del femminile, della donna in carne ed ossa, che oggi non può più tacere, pena l'implosione, uno strangolamento dell'Essere e una grande sofferenza, che poi è ciò cui assistiamo, almeno in un primo tempo, nelle nostre stanze d'analisi.
L'uomo, fin qui, o meglio la coscienza (maschile) ha imprigionato, come nel sogno, la materia, per osservarla, studiarla, modificarla.
Ma ciò che fino ad oggi ha costituito il fisiologico percorso dell'Essere, nella più totale dicotomia, nonostante le intuizioni e gli sforzi reiterati di filosofi e pensatori di varia estrazione, sta divenendo assolutamente anacronistico.
E diventa sempre più pesante tollerare realtà e immagini soffocate di contenuti, reali o simbolici che siano, che non portano più a nulla.
La materia non è più muta, lo dimostra l'intelligenza del corpo che "urla" nei suoi vari linguaggi per essere liberata, come in questo sogno.
Un corpo che, nei momenti cruciali, segnala i suoi messaggi con grande efficacia, talvolta con dura incisività e dove l'uomo, tutto intero, ha il compito di ascoltare, e mettersi in dialogo. Un'intelligenza viva che va al di là della semplice connessione stimolo-risposta, ma è complessa, diversificata, sottile nel suo linguaggio.
Malattie, sintomi nevrotici, malesseri vari e disagi esistenziali ne sono la prova schiacciante, almeno nella lettura simbolica che noi ne diamo.
Ed è una grande emozione scoprire il lento, faticoso, lavorio della coscienza che "patisce" nel corpo un processo di liberazione globale che aspira alla conjunctio. Materia e spirito fanno l'amore in un incontro che non può più lasciar fuori nulla, in cui l'uno non può più separare l'altro da sè.
L'unione di spirito e materia ha sempre ravvivato il pensiero; l'uomo lo intuisce da sempre. E' l'unus mundus di cui ha scritto anche Jung nel corso dei suoi studi sulla sincronicità.
Tema ripreso dall'allieva M.L. Von Franz, nella ricerca del legame tra l'archetipo dei numeri naturali e il rapporto psiche-materia.
Il processo di dialogo e riunificazione tra le due dimensioni ci porta necessariamente a non distinguere più differenze tra sacro e profano.
E' sacro l'uomo nella preghiera, nel silenzio e nella mancanza, quanto il corpo nelle gioie di gustare appieno l'esperienza sensoriale, nella carne, come nel dolore.
Sono molte le occasioni che la vita ci offre per riscattare quella parte che, in un passato non troppo lontano costituiva emblematicamente il lato ombroso dell'essere.
C.G.Jung individuava nella Sacra Trinità una mancanza derivata da un'immaturità della coscienza umana. Nella sua ipotesi, era la materia a mancare, in una triadica, simbolo del Sacro e di Dio, solo maschile e quindi unilaterale.
Il corpo del femminile, nella separazione evolutiva, è rimasto a lungo qualcosa di totalmente altro: materia destinata al peccato, alla sofferenza, alla finitudine e alla putrefazione. Non poteva comparire al fianco di Dio; era il serpente, simbolo del male.
E della conoscenza...
Abbiamo esperienza diretta di percorsi spirituali che, al pari di un qualsiasi altro percorso iniziatico svolto su un piano interiore di pensiero, vedono, almeno in certe fasi, il corpo, protagonista non più muto e non più solo onirico.
Si tratta di vicende così importanti che il descriverle in forma di articolo sarebbe svilente e riduttivo. Sappiamo che stiamo trattando la materia con la stessa sacralità con cui in passato si sono trattate le questioni dello spirito...
Sono aspetti del nostro lavoro che vanno trattati con delicatezza e che trasformano il nostro compito in forme quasi-esoteriche, difficili da comunicare.
Fare coscienza, oggi, è anelare a quell'unus mundus, talvolta intuito, talaltra sperimentato. E' la ricerca di un rinnovato benessere che, su un piano ideale, comprende i due poli in reciproca armonia.
Ciò che diventa però essenziale è ascoltarsi in modo globale e lavorare coscienzialmente (come spesso si dice nel linguaggio onirico "zappando la dura terra"...) per non rimuovere il compito esistenziale che ci tocca in sorte.
Per scoprire con gioia che ogni fatto della vita, anche il più banale, diventa importante e significativo, in uno scambio costante tra il dentro e il fuori, tra la materia e lo spirito, tra un dibattersi nel mondo ordinario e un pacato lasciar essere nell'affidamento al Sé.

*da Teilhard de Chardin: "Inno alla materia"


Laura Ottonello


 HOME     TOP   
Tutti i diritti sui testi qui consultabili
sono di esclusiva proprieta' dell'Associazione G.E.A. e dei rispettivi Autori.
Per qualsiasi utilizzo, anche non commerciale,
si prega prima di contattarci:

Associazione GEA
GENOVA - Via Palestro 19/8 - Tel. 339 5407999