Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 2000 Pag. 12 Laura Ottonello

Laura Ottonello

 MITI E LEGGENDE 

LO SQUALO

Un'enorme massa natante che sembra incarnare non solo l'aspetto divorante del femminile,ma la Materia stessa che si erge a principio universale assoluto, ed in quanto tale, è assolutamente intoccabile, ineliminabile e costantemente auto-rinnovantesi.

Lo squalo è un animale molto antico: da 350 milioni di anni abita le acque del mare.
Gli antichi non lo consideravano un animale feroce e pericoloso.
Plutarco ne valorizzava le qualità: mite, amabile e protettivo, si pensava che padre e madre si alternassero nella cura parentale dei piccoli.
Ma queste leggende non durarono a lungo e ben presto lo squalo è diventato, in ogni cultura, un mostro feroce che divora tutto. I Greci gli attribuivano uno stomaco grande come quello della balena e pensavano che potesse inghiottire un uomo intero. Una leggenda racconta che a Marsiglia fu scoperto, nelle sue viscere, un uomo senza testa ancora rivestito dell'armatura. Risale alla cronaca degli anni '50 la notizia di un marinaio tutto intero trovato nello stomaco di uno squalo.
Ciò che sappiamo per certo è che lo squalo, con il suo armamentario naturale, è il divoratore per eccellenza.
E' dotato di diverse file di denti a forma di pugnale, lisci o seghettati, diritti o oblunghi, che hanno la funzione di trattenere e recidere. Gli inferiori fanno da forchetta, i superiori, aiutati da movimenti violenti del capo, da coltello...
Le mascelle sono simbolo di una potenza terrificante; ciò che più impressiona è la loro attività predatoria e la potenza che esplicano in tale attività da cui deriva, secondariamente, il soddisfacimento della fame che potenzia, a sua volta, l'istinto predatorio, in una circolarità.
Gli squali sono vivipari e ovovivipari. Molto comune è il cannibalismo uterino. I feti contenuti nel ventre materno divorano le uova e anche i fratelli, essendo già dotati di denti ancor prima della nascita.
Chiamato anche "tigre di mare" minaccia l'uomo con il suo muso spaventoso e con i suoi occhi gelidi e impenetrabili. E' a suo agio nel sangue e sembra quasi divertirsi in mezzo alle membra amputate ancora palpitanti, ai cadaveri ancora caldi. Agli occhi dell'uomo, che ne ha fatto un riuscito filone cinematografico proprio per le paure ataviche che suscita, e' l'emblema del terrore, il mostro che inghiotte, l'essere sanguinario simbolo della carneficina.
I suoi denti, nei paesi esotici, vengono commercializzati. In passato venivano incastonati per farne amuleti capaci di guarire la paura e il mal di denti in particolare (i denti, retaggio della nostra primitività animale, sono simbolo dell'aggressività).
Nei sogni, lo squalo talvolta può essere letto in un'accezione positiva ma, in genere, è simbolo dell'aspetto divorante dell'Essere. E' l'Archetipo della Grande Madre nel suo aspetto più terrifico. La sua voracità irrefrenabile ci ricorda Cronos che divora i suoi stessi figli.
Non sono pochi i sogni in cui la madre scopre con orrore, sulla tavola imbandita, uno dei suoi figli come pasto da consumare. Il "nodo" dell'oralità e del "cannibalismo" può' essere presente in molti rapporti significativi e in molte dinamiche familiari. La simbologia cui rimanda lo squalo non ne è che l'aspetto di denuncia più violento ed esasperato.
Un dato assai interessante che è fonte di ricerche da parte di scienziati di tutto il mondo, riguarda il suo speciale apparato immunologico: lo squalo raramente contrae il cancro. Letto simbolicamente sembra che questa enorme massa natante, incarni non solo l'aspetto divorante del femminile, ma la Materia stessa che, come categoria a sè stante, si erge a principio universale assoluto, e, proprio in quanto tale, è assolutamente intoccabile, ineliminabile e costantemente auto-rinnovantesi.
E' affascinante e pauroso al tempo stesso, cacciato e temuto in maniera anche incongrua, padrone incontrastato dei mari. Nel suo universo sottomarino (regno dell'inconscio), ha un solo nemico naturale, e in un'area ristretta: è la "sogliola di Mosè" del Mar Rosso. Lo uccide in due minuti paralizzandolo.
L'unico vero predatore che può' dargli la caccia e ucciderlo è l'uomo che, da sempre, trasforma in divinità l'oggetto dei suoi terrori. L'uomo che non sa perché è battuto, arriva a deificare chi lo batte. Come in India sono divinità la tigre e il cobra, presso le popolazioni oceaniche lo è lo squalo.
L'aspetto feroce dello squalo e il terrore ispirato dalle sue mascelle sono anche stati sfruttati a scopo bellico: come per le pitture sugli scudi o nelle maschere di certe culture, i piloti della seconda Guerra Mondiale dipingevano spesso mascelle dentate di squalo sul muso dei loro caccia.
Gelido e quasi irreale, freddo e distaccato nei suoi movimenti anticipatori la morte, somiglia ad una grossa macchina per distruggere piuttosto che ad una creatura vivente. Sugli attacchi all'uomo la fantasia umana si è sfrenata.
Questo terrore si mantiene immutato fino alle soglie del `900. Nel volume "Rettili, Pesci e Animali articolati" di L. Figuier (1983) si legge: "Il pescecane ama l'uomo, ma è un affetto del tutto gastronomico... preferisce l'Europeo all'Asiatico e l'Asiatico al nero..." Al terrore è seguito il disprezzo. Viene chiamato "un perfetto codardo" e "un innocuo divoratore di immondizie". Si è poi passati a una sorta di beatificazione che ha per scopo finale la beatificazione di chi la intenta, l'uomo, apparentemente buono e generoso. Ma in natura, lo sappiamo, non esistono bene e male, sono concetti che rispondono soltanto a valutazioni umane variabili. Una delle credenze erronee più diffuse è che lo squalo attacchi l'uomo per mangiarselo: non è così.
Per lo squalo proviamo l'odio più profondo e vendicativo e questo atteggiamento va ricercato nelle profondità della psiche dell'uomo. Per questo gli indigeni delle isole della Malesia gli danno la caccia e, dopo averlo catturato, gli riempiono la bocca di ricci prima di liberarlo.
Più che un gesto crudele gratuito dobbiamo vederlo come un vero e proprio rito che mira ad esorcizzare le paure ataviche cui questo gigante dei mari ci rimanda.

Laura Ottonello


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