Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Giugno 2000 | Pag. 2° | Ada Cortese |

EDITORIALE NON USARE IL TUO NICKNAME INVANO
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"La grande onda" nell'iconografia giapponese mostra il dramma di alcuni inermi "navigatori" mentre vengono sorpresi e ghermiti, per l'appunto, dalla grande ondata anomala. Essa, comparsa all'improvviso, sovrasta ed incombe come una mano dalle mille unghie sulla gracile barca di giunco, mostrando tutto il suo potenziale di distruzione.
Poi il tempo si ferma e, mentre l'immagine ci lascia sgomenti a cercare di prevedere "come andrà a finire" veniamo risucchiati "proiettivamente" su quella gracile scialuppa e "novelli navigatori", ci ritroviamo ad affrontare, impotenti, i futuribili del nuovo Umanesimo Elettronico. Solo ieri, mare ancora increspato e "navigabile", è già oggi esponenzialmente proteso, come la "grande onda", a promettere distruzione e rinnovamento.
L'uomo, che ci piaccia o no, resta modificato dalle sue stesse trasformazioni tecnologiche e, come afferma giustamente Galimberti nel suo ultimo lavoro "Psiche e techne", la sua anima viene cambiata dalla cornice di mezzi entro cui essa si può esprimere, anzi essa coincide alla fin fine con i suoi mezzi. Ancora una volta "il medium è il messaggio" (Mac Luan). E' però pur vero il contrario! Ossia che nulla di sostanziale del mondo psichico umano cambia. E tutto ciò che esso produce, tecnologie in prima linea, traducono la potenzialità, il nascosto ed inesistente, in atto, realtà condivisa, gesto che, in quanto diventa un "conosciuto", riduce, se così si può dire, il programma residuo del potenziale psichico umano. Più agiamo, più trasformiamo radicalmente, universalmente, il nostro mondo umano, più moriamo all'identità tradizionale con cui siamo abituati a rivestire la nostra essenza di Uomo.
Pertanto ben venga la "grande onda" perché l'uomo avanzi e si trasformi nelle sue potenzialità anche se ancora imperscrutabili ed inimmaginabili.
Egli deve pertanto accettare anche l'ondata dei nuovi simboli nei nuovi mezzi: accettare nelle chats, nelle e-mails, nei news groups, nelle "stanze private", etc. di ritrovare tutte le principali rappresentazioni archetipiche:
dal Briccone all'Ombra, dal Bambino divino al Perverso, dall'Anima al Vecchio Saggio. Ecco perché in Internet c'è di tutto.... proprio come dentro l'inconscio! L'uomo, come la psicoanalisi ha ben provato, è attraversato da pulsioni istintuali inferiori e superiori spesso in contrasto tra di loro.
Dallo scontro più o meno dialettico tra i due opposti poli può derivarne l'aspirazione alla sintesi verso "il bene", verso la consapevolezza (archetipo del "Vecchio Saggio"), o verso "il male", verso l'inconscio, l'oscurità perturbante, (archetipo dell'"Ombra").
Non dobbiamo stupirci allora che Internet sia mondo per pedofili e mondo per persone semplicemente curiose.
Una legione di "nicknames" inconsciamente trova nel nuovo mezzo una via per superare il pudore, la paura di esprimere i propri segreti, i fardelli. Internet è un luogo di confessione pubblica e mondiale che garantisce l'illusione dell'anonimato (il "nickname" ovvero il nome di fantasia) a chi vuole relazionarsi con altri suoi simili.
La situazione riproduce la confessione in Chiesa quando i due, confessore e confessante, restavano nascosti l'uno all'altro dalla grata.
Quale la funzione oggi di una nuova confessione "anonima", se non la possibilità che essa ha sempre concesso: la redenzione e la catarsi?
Sappiamo che tale confessione si è domiciliata poi anche negli studi degli psicoanalisti e che, se pure i due si "conoscono", l'anonimato viene riconfermato dal "segreto professionale". Sappiamo anche che non basta certo la "confessione" e la funzione catartica per produrre reale trasformazione ("redenzione"); ma sappiamo la terapeuticità del poter dire tutto quanto ci attraversa, al di là del giudizio, sappiamo la terapeuticità di dar parola a quelle sotto-personalità arcipelago che ci costituiscono e dal cui forzato silenzio necessariamente si producono i sintomi nevrotici.
Con tutti i suoi limiti, noi troviamo che il mondo online, se ben "sfruttato" da chi lo utilizza, possa dare molto al dialogo inter-umano ed emanciparsi dal solo uso della pseudo comunicazione superficiale e di massa. Esso può sviluppare democrazia, reciprocità, essenzialità, intersoggettività. E se oggi esso ha il limite della parola scritta, presto alla portata di tutti vi sarà la relazione "acustica" e "visiva" dove anche questi sensi potranno arricchire il dialogo.
Superando l'immediato rifiuto per la contaminazione del contesto terapeutico, abbiamo così concepito l'idea di utilizzare questo mezzo per avviare una sperimentazione di gruppi GEA online per i quali stiamo approntando precise e rigorose regole nonché un apposito sito in via di organizzazione. Esso si affiancherà al già noto www.geagea.com e si chiamerà www.psyconline.org.
Ada Cortese
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