Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Home Anno 9° N° 32
Giugno 2000 Pag. 4° Fabio Mantovani
 RICERCHE 

P.TEILHARD DE CHARDIN E C.G.JUNG
di Fabio Mantovani

Questi due grandi pensatori sono accomunati dalla medesima filosofia di fondo: essa è quella che sostiene prospettive di sviluppo illimitato sull'avvenire interiore dell'uomo.

Fra Teilhard e Jung sono già stati fatti dei raffronti che hanno messo in evidenza singolari punti di contatto insieme a sostanziali differenze.
Si noti, per una rapida impressione, quanto 'teilhardiani' siano i seguenti passi di Jung:
"L'affinità che vagamente avvertivo con la pietra era dovuta alla natura divina presente nella materia inanimata così come in quella vivente. L'uomo è indispensabile al compimento della creazione. (...)
Al suo grado inferiore, psiche è semplicemente mondo." E quanto 'junghiani' siano, per esempio, questi di Teilhard:
"Per il mondo, andare avanti nella Durata, significa progredire nella concentrazione psichica. (...) Sfuggiamo costantemente a noi stessi nello sforzo che facciamo di padroneggiare la nostra personalità." "Non dobbiamo dimenticare che lo sviluppo concomitante di certe disposizioni psicologiche nuove è probabilmente indispensabile." "L'Evoluzione continua attualmente attraverso perfezionamenti di ordine psicologico." Fra i due grandi scienziati, i punti di contatto e le principali differenze sono così riassumibili:
a) Teilhard guarda prevalentemente alla specie umana, alla filogenesi, all'evoluzione nella Durata. Jung, al contrario, fissa la sua attenzione sul microcosmo individuale; il collettivo gli serve per comprendere meglio il singolo, inteso come unità irripetibile. La filogenesi ha per lui importanza solo in quanto si prolunga nella ontogenesi di una psiche individuale; b) entrambi riconoscono l'esistenza di un'Energia (intrinseca ed immanente nell'Evoluzione) che è operante anche in ogni essere umano. Per Jung essa agisce al di sotto del livello cosciente; un'Energia inconscia con cui non soltanto bisogna venire a patti (Freud, Adler), ma che è disponibile per l'individuazione della persona, e sospinge oltre:
"Tutto ciò che si trova nel profondo dell'inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano, e sperimentano se stessa come totalità, (...) io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire. (...) Quando morirò - immagino - le mie azioni mi seguiranno. Porterò con me ciò che ho fatto!" .
In questo senso, le loro prospettive si integrano e, in tal modo, ci permettono di fissare alcuni punti importanti per la difficile valutazione dello sviluppo umano:
1) l'accrescimento della conoscenza oggettiva attraverso il metodo scientifico ha il carattere della irreversibilità. In breve: dai livelli raggiunti non sono possibili arretramenti; l'ultima generazione ha, come linea di partenza, il patrimonio di tutte le precedenti conoscenze scientifiche e tecnologiche;
2) le vicende spirituali dell'uomo sono collegate in modo contraddittorio alla curva ascendente continua della conoscenza scientifica: o verso una religione cosmica o verso una siderea solitudine esistenziale. Però: demitizzazione della Natura, rifiuto della metafisica e scissione con l'Inconscio hanno conseguenze deleterie sul processo d'integrazione della persona;
3) la consapevolezza o la coscienza della realtà oggettiva dipende dal come e dal quanto le persone hanno accesso al 'deposito' dei dati culturali. Al riguardo, i gruppi umani presentano situazioni profondamente diverse. D'altra parte il sapere olistico è minacciato dalla parcellizzazione delle conoscenze e la memoria 'telematica' sembra avere minori possibilità di radicarsi nel vissuto umano e di plasmarlo;
4) la consapevolezza o la coscienza dello status interiore è un fatto che concerne il singolo, ed implica: la sua costante attenzione critica all'Energia che dall'inconscio lambisce la sfera conscia; l'armonizzazione delle forze intrapsichiche; l'assecondamento delle più profonde istanze che ontologicamente tenderebbero all'unità e allo sviluppo della persona verso un sistema aperto, agli altri e alla trascendenza. Questo processo si consuma nell'arco di una vita e i risultati acquisiti non sono trasmissibili, evidentemente, alle generazioni successive (come la conoscenza oggettiva). Lo sviluppo e l'integrazione della persona non sono eventi automatici; ciascuno parte all'incirca da zero e lì può anche restare: "alcuni vecchi muoiono lattanti" , afferma Jung.
Certo, l'ambiente educativo ha grande rilevanza poiché "la crescita della mente è sempre una crescita assistita dall'esterno".
Nel valutare perciò lo sviluppo della coscienza umana, intesa come consapevolezza interiore, occorrerà definire il tipo di cultura dominante e le pressioni che da essa gli individui ricevono;
5) l'interiorità della persona è pure caratterizzata dalla presenza o meno di senso etico. Aggiungo soltanto che le responsabilità etiche presuppongono persone mature ed integrate; va sottolineata perciò l'essenzialità del punto 4.
In definitiva, la valutazione dello sviluppo umano non può interessare il solo aspetto 'visibile' della crescita della conoscenza scientifica e delle sue applicazioni tecnologiche. Per l'effettivo progresso dell'umanità la maturazione delle persone ha un valore del tutto condizionante. Teilhard se ne rese talmente conto da riconoscere la necessità di:
"Perfezionare gli individui... Far nascere con svariati metodi (selezione, controllo dei sessi, azione degli ormoni, igiene, ecc.) un tipo umano superiore...
In modo eminente, è su questo terreno che dobbiamo tentare tutto sino in fondo." Ma le trasformazioni realizzabili dovrebbero comunque lasciare alle persone:
"la possibilità di trovare se stesse e la libertà di differenziarsi sempre più." Non verrebbe quindi meno il compito, che sin d'ora si pone a ogni uomo, della sua personale integrazione. Affinché questa sia completa, è indispensabile che l'individuo prenda contatto con la sua interiorità profonda. A tal fine, "Jung ha elaborato un metodo per pervenire al centro interiore del soggetto, e per stabilire un contatto con il vivente mistero dell'inconscio, senza bisogno di ricorrere ad aiuti esterni".
Si potrà obiettare che vi sono altri illustri nomi oltre a Jung. Tuttavia — senza voler sminuire nessuno e auspicando, anzi, una sintesi, che tuttora appare remota, nell'ambito della psicologia —credo che l'orientamento junghiano sia il più fecondo perché, come Teilhard, dalla visione del passato getta prospettive di sviluppo illimitato sull'avvenire interiore dell'uomo.

Tracce Bibliografiche: P.T.De Chardin: L'energia umana, L'apparizione dell'uomo, La vita cosmica, L'avvenire dell'uomo, Il fenomeno umano. Edizione: Il Saggiatore.
Il fenomeno umano, L'ambiente divino, Il cuore della materia, Inno dell'universo. Edizione: Queriniana.
C.G.Jung: Energetica psichica, Tipi psicologici, L'uomo e i suoi simboli, L'io e l'inconscio. Edizioni: Boringhieri.
Sogni, ricordi, riflessioni. Edizioni: Rizzoli.

Fabio Mantovani


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