Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Giugno 2000 Pag. 10° S L
 RECENSIONI 

IL VOLTO DEL DIO NASCOSTO

V'è "mistica del sentimento" e v'è "mistica speculativa".
La prima non si libera della contrapposizione soggetto-oggetto.
La seconda è l'espressione matura dello Spirito quando sa di se stesso come pura dialettica e come puro vuoto.

Marco Vannini è studioso ormai noto, e non solo per aver curato la traduzione italiana delle opere in volgare e in latino di Meister Eckhart, ma anche per essersi occupato e aver tradotto i testi delle grandi figure della storia della mistica occidentale.
Questo suo ultimo lavoro viene così ad essere il frutto di un lungo dialogo coi testi della tradizione mistica, dialogo che Vannini porta avanti con la sua attività sia di studioso sia di traduttore ormai da più di un ventennio. Già dall'introduzione l'Autore chiarisce che con il termine mistica egli intende l'esperienza dell'Uno, ossia l'esperienza di quell'unità profonda esistente tra l'uomo e Dio, poiché essa - e non altro - costituisce l'essenza della mistica. Tale esperienza è stata spesso descritta da coloro che l'hanno vissuta con termini spesso ambigui, in quanto il linguaggio dei mistici è un linguaggio ricco di antitesi e paradossi, che possono far supporre una totale identificazione da parte di coloro che hanno fatto tale esperienza con l'Assoluto stesso.
A tale proposito lo studioso, richiamandosi a Hegel, afferma che l'esperienza mistica, nella quale tutte le cose del mondo sono parte e segno della luce eterna, è "esperienza dello spirito e dell'unità nello spirito e dello spirito", e pertanto non ha senso porsi in una posizione valutativa al di fuori del riferimento spirituale, nel quale non hanno più alcun significato le determinazioni oppositive finite.
"La mistica è essenzialmente e intimamente dialettica, in quanto l'esperienza dello spirito è al di sopra di ogni contenuto e determinazione, e, nello stesso tempo, del tutto in grado di rendere conto di ogni contenuto e determinazione". L'esperienza mistica pertanto è al di là del 'panteismo', inteso come annullamento della differenza tra uomo e Dio o Dio e mondo.
A partire da tali affermazioni, l'Autore prende così le distanze dalla cosiddetta mistica del sentimento, che, legata ancora a forme di devozione proprie della pietà religiosa, si distacca dalla cosiddetta mistica dell'essenza o speculativa. La mistica del sentimento infatti si rivolge a una divinità determinata e pertanto è ancora legata a un "fenomeno psicologico, rivolto all'utilizzazione (in qualsiasi maniera essa si configuri), che rinvia costantemente a qualcos'altro (…). Infatti l'oggetto stesso della devozione, che si presentava come determinato, passa di continuo da forma a forma". Nella mistica speculativa, invece, il modo dell'anima corrisponde al modo d'essere dello spirito, che non chiede niente né desidera niente. Qui l'Assoluto "non è oggetto del sentimento, delle facoltà dell'anima, bensì del suo fondo, e perciò non va e viene a seconda degli stati della psiche, ma permane nella sua vera, reale trascendenza, non toccato dalla utilizzazione cui è sottomesso il divino della devozione determinata".
Vannini avvisa quindi che utilizza - come del resto ha sempre fatto nei suoi studi precedenti - il termine mistica nella sua accezione forte ossia come l'esperienza dello spirito sempre presente, e che si manifesta come tale appena l'io psicologico si ritira lasciandogli il suo spazio.
Questa esperienza assoluta di unità si compie per Vannini in uno spazio che si trova al di là di tutti i contenuti, di tutte le opinioni e ideologie: termine chiave è pertanto nella storia della mistica il distacco.
Esso non è altro che il movimento dell'intelligenza e di tutto l'essere che coglie la finitezza in ogni contenuto e affermazione, ovvero, in ogni legame con le cose. Il distacco consiste pertanto nel continuo riconoscimento del determinismo cui ogni cosa è sottomessa: in tale esercizio, l'uomo compie l'unica opera che gli compete, poiché solo attraverso il distacco può giungere a Dio.
Ecco così che Vannini può iniziare la sua storia della mistica con una riflessione sulle pagine dell'Iliade e può concluderla facendo riferimento a una figura come Simone Weil: la dura legge della necessità nota e sperimentata dai greci diventa il segno profondo - sotto il nome di pesanteur - che sigilla la stessa esperienza mistica di una delle figure femminili più interessanti del Novecento.
La storia della mistica tracciata da Vannini guarda così come ad un punto di riferimento essenziale alla religione cristiana in quanto vi è: "nella tradizione evangelica l'esempio di Gesù che dichiara di essere una sola cosa con il Padre (Gv 10, 30); afferma la realtà di Dio come spirito, negando ogni antropomorfismo o rappresentazione (Gv 4, 21-24; 1 Gv 4, 12); proclama l'assolutezza del presente, il compimento assoluto del tempo qui e ora (Gv 4, 23); la necessità di andarsene perché giunga lo Spirito e, con esso, tutta la verità (Gv 16, 7)".
Per Vannini queste affermazioni descrivono alla perfezione l'esperienza dello spirito, ossia l'esperienza mistica. In altre parole, in Occidente, è il cristianesimo il luogo privilegiato per l'esperienza mistica.
Limitato pertanto il suo campo d'indagine l'Autore ci presenta una storia della mistica volta alla cultura occidentale ed imperniata essenzialmente sul cristianesimo. Dopo un excursus nel mondo greco al fine di evidenziare l'importanza soprattutto della corrente neoplatonica nelle figure di Plotino e Proclo, Vannini si sofferma su uno degli scrittori più importanti della mistica cristiana, l'anonimo autore della Teologia mistica.
Per l'Autore la via apofantica raggiunge qui il suo culmine, poiché lo Pseudo Areopagita indica, riprendendo termini e concetti assolutamente neoplatonici e tentando di calarli in un contesto assolutamente cristiano, un itinerario non solo "al di là di ogni luce", ma persino "al di là della non-conoscenza". Quanto però - avvisa l'Autore - sia davvero cristiano questo contesto è dubbio, poiché in questo cammino di ascesa, verso qualcosa di assolutamente ineffabile che non si può neppure chiamare Uno, Cristo non ha alcun ruolo in quanto ogni mediazione deve essere spazzata via.
"Nello Pseudo-Dionigi manca il concetto giovanneo della generazione del Logos nell'anima. Con esso - afferma l'Autore - si recupera un ruolo essenziale, non servile, non strumentale di Cristo/Logos, e si supera la contraddizione di un sapere che non è un sapere, di un'unione che non è un'unione, dato che ai termini e ai concetti di conoscenza e di unione si sostituisce quello di generazione del Logos".
Qui tocchiamo uno dei punti fondamentali dell'interpretazione che Vannini ci offre per percorrere la storia della mistica: il concetto di generazione del Logos. Nella vita mistica non si ristà a Dio come all'essere-altro, poiché il Logos si genera nell'anima stessa.
Infatti, come insegna Meister Eckhart, solo l'uomo che ha permesso la nascita del Verbo in se stesso è giunto al fondo senza fondo dell'anima.
Per Vannini il problema del luogo mistico ha una soluzione radicale con Eckhart, il quale afferma: "Noi diciamo dunque che l'uomo deve essere così povero da non avere, e non essere, alcun luogo in cui Dio possa operare. Quando l'uomo mantiene un luogo, mantiene anche una differenza". Così commenta lo studioso: "La logica del 'luogo mistico' è colta qui come una logica della eigenschaft, dell'appropriazione, e dunque della fruizione e dell'alterità, non dell'identità. Ove si parla di 'luogo' dell'anima, che ne costituisce l'essenza, nasce per forza un soggetto opposto a un oggetto. Eckhart insegna invece qui una vera e propria sparizione del soggetto, che lascia completamente essere Dio".
Per questo il maestro domenicano afferma che il fondo dell'anima e il fondo di Dio sono un unico e medesimo fondo: "nell'amore-distacco, infatti, non si conosce Dio come altro da sé, poiché lo si è" e, in questo 'esserlo', la Presenza si manifesta.

Marco Vannini: Il volto del Dio nascosto.
L'esperienza mistica dall'Iliade a Simone Weil, Mondadori, Milano 1999

Simona Langella


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