Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Home Anno 9° N° 33
Settembre 2000 Pag. 2° Ada Cortese

Ada Cortese

 EDITORIALE 

IL GUSTO DELLA PAROLA SENZA VOLTO

Vorrei dedicare due riflessioni al primo strumento di comunicazione di massa apparso con l'inizio del secolo scorso: la radio. La più antica tra le moderne, la più romantica, la più discreta forma di comunicazione e di interazione individuo-massa.
Mi è capitato di essere chiamata più volte come ospite in una simpatica trasmissione di una radio nazionale, Radio24. La suddetta trasmissione, dal nome assai pertinente "Essere e Benessere" è una sorta di piccolo contenitore che nell'arco di un'ora, oltre a trasmettere giornale radio, informazioni meteo, informazioni sulla viabilità e quanto altro, segue giorno per giorno, un tema che costituisce il leit-motiv della trasmissione e spesso, quasi sempre, la conduttrice riesce a coinvolgere gli ascoltatori che così apportano un significativo contributo.
Tante volte mi è capitato di ascoltare la radio, specialmente al mattino, alle 7,30 quando vengono commentate le prime pagine dei quotidiani o, a volte a sera tarda (quando ho la televisione rotta, ebbene sì, lo ammetto!), per seguire le opere teatrali e ricordare così nostalgicamente la bellezza di serate della mia infanzia in cui tutta la famiglia adunata attorno alla ruota del braciere dopo cena ascoltava la cultura radiofonica incredibilmente affascinante.
Da sempre quindi, ho come tantissimi della mia generazione, questo rapporto di tenerezza e di familiarità con la radio. Ma se mi è già capitato di partecipare a qualche trasmissione televisiva e a qualche radio regionale, non mi era mai successo di poter interagire con gli ascoltatori oltre che con la conduttrice, in questo caso la brava M. Vuga, e sentire una naturalità ed un senso di entusiasmante ed ironica ubiquità: persone che chiamano da tutta Italia, mentre tu stai seduta comodamente a casa tua, che ti raccontano cose intime della loro vita, come i sogni, o i loro rituali segreti, o i loro problemi, e tu, l'esperto, grazie alla mediazione della conduttrice, tenti di trasmettere con naturalezza le risposte o le non-risposte, ma comunque sempre un forte vissuto di vicinanza e vitalità a chi ha l'umiltà e la semplicità di telefonare.
Sto cercando di mettere a fuoco la cosa che più mi affascina e mi rende così gradevole la partecipazione ad un mezzo come la radio: a parte le prosaiche ragioni di un po' di buona "pubblicità", ritengo che sia l'assenza del volto a cui la voce appartiene, la voce senza immagine, dunque anche senza nome pur avendolo, che lascia libera la fantasia senza riempirla di alcunchè: nel vuoto di immagini la voce è tutto quanto c'è per veicolare emozioni, toni, sfumature, concetti, rappresentazioni.
Ricordo tanti anni fa un episodio della serie "Ai confini della realtà" in cui un uomo s'imbatteva in una voce "rimasta" in un bicchiere, staccata dal corpo di appartenenza.
Ricordo che deve essersi attivato in me un qualche archetipo se tutt'ora mi produce esperienza numinosa, qualcosa che ha a che fare con il Mistero.
Mi piace sapere che la voce è suono, dunque "musica" se sa farsi strumento docile di un concetto maturo, ossia di un pensiero che sa se stesso nella mente di chi lo pensa. Allora la voce diventa uno strumento musicale e non può non essere "ascoltata": essa costringe all'ascolto come ogni musica che sia discorso, sviluppo e non solo "mantra" ipnotico.
Anche questo suono è magnifico ma ha un suo tempo ed un suo luogo. Non è ciò di cui sto trattando.
La voce via radio tra sconosciuti è puro ponte di comunione tra anime, soprattutto in trasmissioni, come quella citata, che sanno davvero portare tutti i partecipanti ad esserci autenticamente, immediatamente, senza difese e senza razionalismi, qualunque tema si affronti (non si trattano solo questioni psicologiche!) e questo, in un'epoca di tante parole urlate e di tanti "rumori" vocianti, non è cosa da poco:
è qualcosa di simile al lavoro analitico. Si sa che è lavoro duro e per non troppi eletti. Ma non si può escludere nessuno a priori.
"Tanti i chiamati, pochi gli eletti". Allora non è un caso che, proprio a Milano, la città sede di Radio24, sia stata trovata la seconda sede per GEA.
Forse Milano ci "chiama".
Da Milano è partito un discorso evolutivo di portata mondiale anche se attraverso una prassi necessariamente esoterica e misterica, dunque non accessibile nei suoi più profondi contenuti al primo curioso. Sto riferendomi a tutto il pensiero di Silvia Montefoschi che ha trovato elaborazione e tentativo di attuazione soprattutto nella struttura che GEA ha elaborato (i Gruppi Evolutivi Autocentrati), pensiero che dunque è stato anche un nuovo punto di partenza per chi nello sforzo epistemologico di S. Montefoschi si è ritrovato.
Ebbene a Milano questo tentativo vuole essere restituito ed attuato in un ideale cerchio che chiude un ciclo per riaprirne un altro.

Ada Cortese


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