Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Settembre 2000 | Pag. 9° | Ada Cortese |

SCHEDE
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TRICOTILLOMANIA
ed altri "passatempo" (o "passa-ansia"?!)
Che cosa possiamo mai dire a riguardo di quelle piccole manie quotidiane (stereotipie, spasmi muscolari deformanti, ecc.) che quasi tutti in qualche modo subiamo? Molte forme sono state descritte dalla sottoscritta in precedenti articoli, quali quello relativo al mordicchiamento delle unghie e delle pellicine, ovvero l'onicofagia; e poi: mania di arrotolarsi i capelli fra le dita (tricotillomania), di succhiarsi il labbro inferiore e di farlo "sparire" aiutandosi con entrambe le mani, mania di strapparsi i peli della barba, i capelli fino a procurarsi delle vere e proprie aree nude di cuoio capelluto, mania di strappare le piume del guanciale attraverso la federa, mania di inserire le proprie estremità inferiori, a letto, in quelle del partner, mania di "schiarirsi" la gola, di tossire, ecc.
L'osservazione quotidiana conferma quanto già sapevo in virtù del mio "mestiere" e cioè che le manie o rituali quotidiani non risparmiano nessuno.
E', al solito una questione di intensità ciò che conduce "il sintomo" dall'area della normale "psicopatologia della vita quotidiana" all'area della psicopatologia "vera e propria" che riesce, invece, ad invalidare la vita quotidiana e che richiede l'intervento del terapeuta del caso.
Che nessuno possa essere risparmiato dal piccolo rituale o dalla piccola mania è facilmente comprensibile se si riflette sul fatto che tutta la nostra vita cresce e si forma costantemente dentro a cornici ritualistiche: da ogni piccolo gesto quotidiano ai grandi momenti che segnano il cambio di identità individuale e sociale.
Ma tornando ai microrituali quotidiani, essi possono essere considerati sotto due fondamentali punti di vista:
a) della fase libidica remota e sopravvissuta che essi segnalano: sono allora sintomi di ritiro narcisistico o di ricerca seppure aggressiva di relazione; b) della doppia funzionalità a cui essi si prestano.
Avete presente quelle persone che a tavola spappolano le molliche, le briciole di pane e poi le radunano in una ricerca di riparazione e reintegrazione simbolica? Oppure avete presente le persone che si arrotolano i capelli fra le dita (tricotillomania) con aria assente e sognante?
Sono entrambi modi per sedare l'ansia ma nel primo caso v'è espressione di aggressività e di relazione con la cosa, quindi pur nell'espressione dell'aggressività c'è contatto e rapporto con il mondo, nel secondo caso v'è una sorta di masturbazione dove l'ansia diventa anche ricerca di un piacere tattile che esclude ogni rapporto vero e concreto con l'altro.
Ho portato due esempi di passatempo o passa-ansia che rimandano all'attivazione di "sacche evolutive" isolate dal resto dell'organizzazione psichica che ripetono qualcosa relativo a trasformazioni psichiche remote non del tutto "riuscite".
I rituali che mostrano aggressività, sia che siano autodistruttivi (come l'onicofagia fino al sanguinamento, strapparsi intere ciocche di capelli) o che siano eterodistruttivi (le molliche spappolate)
segnalano sempre una maggiore evoluzione rispetto a quei rituali totalmente segnati dalla ricerca dell'autoappagamento:
- i primi indicano voglia e tentativo di reattività, voglia di aggredire per "esserci" nonché bisogno disperato di liberarsi dalle angosce (strapparsi i capelli è un gesto antropologico della cultura mediterranea), - i secondi indicano l'autopercezione della propria soggettività tutt'uno con la fragilità. Proprio la loro funzione masturbatoria indica l'assenza o la deficienza del rapporto del soggetto con la madre "buona".
Ho notato, per esempio, che la tricotillomania, presente in uomini e donne con una leggera prevalenza tra queste ultime, pare poter essere messa in relazione con una inadeguata tattilità materna.
Ho spesso ascoltato racconti di donne in cui si portava il ricordo doloroso di una madre incapace di accarezzare, per "imbarazzo", per nevrosi generazionali di cui ella era l'ultimo anello, madri che invece di lavare delicatamente i corpi delle loro figlie, le strigliavano e non le asciugavano ma le trattavano frettolosamente, distrattamente, come a superare al più presto possibile un contatto fisico ravvicinato ed insopportabile.
Per fortuna ciascuno di noi, come spesso abbiamo scritto su questi fogli, ha delle risorse autonome ed incontaminabili dalle dinamiche con il mondo esterno.
In fondo, conservare piccoli segni di quei passati conflitti, non è poi così grave se per il resto la nostra vita "funziona" e ci appartiene. Si può anzi dire che, e siamo al secondo aspetto con cui ci si può avvicinare ai "microrituali", essi diventano un modo per liberarci dell'ansia e dello stress che la vita attuale ci impone oltre misura umana. Ecco allora la nostra psiche sfruttare espressioni "malate" per conservare e compensare il lato "sano", per far riposare la mente.
Sì, perché un aspetto che questi rituali piccoli e innocui segnalano è che spesso essi non sono più connessi a conflitti "vivi" ma solo ad automatismi legati alla memoria inconscia. E' questo il caso in cui i piccoli rituali, masturbatori o di relazione immaginaria, diventano mantra per quietare la mente, pratiche yogiche di derivazione nevrotica. Unione di opposti.
Dalla sofferenza la via per ascendere, per astrarsi da tutto il resto, per riflettere A questo punto lascio a voi l'iniziativa di osservare, oltre che voi stessi, gli interlocutori che avete di fronte o accanto, colleghi, amici o familiari: quanti stanno, in questo preciso momento, mordicchiandosi le labbra, arrotolandosi nervosamente i capelli tra le dita o mangiucchiandosi unghie e pellicine, mentre riflettono su chissà che?
Insomma nessuno è esente come già dicevo, nemmeno la sottoscritta che spesso si ritrova a disegnare con le dita sull'altra mano o sulle ginocchia, immaginarie figure geometriche o "massime" filosofiche, quando non è tormentata da qualche canzonetta fin dal mattino, ecc. ecc.
La conclusione è che, considerando l'origine sacra e religiosa dei rituali connessi al rito, la nostra vita ancora oggi è immersa in sacri piccoli cerchi con cui riprodurre su scala minima il giardino cintato dell'Eden, la tranquillità e la pace. E per questo fine tutto può essere "riciclato", comprese le nostre "fissazioni alla fase orale, anale, pregenitale, preedipica ecc.ecc." che i nostri microrituali così spudoratamente ed a volte, "indecorosamente", denunciano.
Ada Cortese
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