Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Home Anno 9° N° 34
Dicembre 2000 Pag. 3° Ada Cortese

Ada Cortese

 METODO 

OTTIMISMO E PENSIERO AFFERMATIVO

O della capacità del Soggetto di saper
guardare - contemplandolo - ciò che è.

Pensare affermativo sta all'ottimismo come pensare negativo sta al pessimismo.
Non esiste in realtà né ottimismo, né pessimismo, ma solo ciò che è e che è da amare perché E'.
E' il nostro atteggiamento di contrapposizione egoica alla fluidità della vita che ci porta a vivere soggettivamente le emozioni dell'ottimismo (l'ottimo, l'eccellente) o quelle del pessimismo (pessimo, repellente).
Nella Vita non v'è tragedia che l'Uomo non possa guarire, ferite che l'Uomo non possa risanare, proprie e altrui, se solo lascia fare alla Soggettualità Pensante Universale che lo abita, al Potere del Pensiero, a quello che la nostra meravigliosa filosofia cristiana ha da sempre chiamato Verbo.
Il Pensiero è Potere.
Per Pensiero, dunque, qui non s'intende il mondo del solo "mentale", del solo "razionale", del solo "cosciente" bensì l'intero mondo dell'universo come organismo pensante unico tendente tuttora e ancora al raggiungimento della consapevolezza e della percezione di se stesso come globalità.
A questa presa di coscienza cosmica partecipa e dà un grande contributo l'essere umano.
Si giunge all'affermativo attraverso:
- la riflessione e la dialettica del nostro inconscio (culturale e istintuale, individuale e di branco, umano e universale); - la fede o "pensiero immediato".
Sappiamo che la sofferenza e la negatività (dunque ciò che emotivamente chiameremmo "pessimismo") sono momenti necessari nel processo di maturazione di ogni forma, compreso il processo del nostro perenne divenire umano.
Sappiamo anche che la stessa maturazione del pensiero attraverso le sue fisiologiche tappe, lascia la visione della sofferenza per una più serena e distaccata passione universale.
Il potere affermativo dell'ottimismo, dunque del ben disporsi anche sul piano elementare dello "stato d'animo", consiste nel favorire il "pensare bene" e con esso nel favorire generosità, disponibilità, apertura a ciò che arriva. Pensare è dialogo, è "dire a…." dunque pensare bene è "bene - dire".
Il potere negativo del pessimismo, del mal disporsi anche sul piano elementare dello "stato d'animo", consiste nel favorire il "pensare male" e con esso nel favorire ingenerosità, indisponibilità, chiusura e separazione da ciò che tenderebbe a venirci incontro. Pensare è dialogo, è "dire a…" dunque pensare male è "male - dire".
"Benedire", "maledire": queste le origini di gesti che non sono solo gesti e riti magico-religiosi ma anche vere e proprie, seppure primitive, filosofie, ovvero vere e proprie "Weltanschauungen" (visioni del mondo).
Siamo noi che "facciamo" il nostro mondo, anzi "il mondo" e ciò che pensiamo accade.
C'è chi si affida ad un pensiero universale, dunque ottimo, seppure ancora sentito come solo esterno a sé. E lo chiama Dio.
C'è chi si affida alla Filosofia Vivente e divinizzante del Cristianesimo riscoperto in sè, nelle proprie profondità in cui l'attività della religiosità naturale, il "religere" (ri-legare, mettere insieme i fogli separati) coincide con l'attività della filosofia (anch'essa tende alla sintesi, all'unificare) oltre ogni metafora rappresentativa.
Citiamo un solo sogno in cui la vita della sognatrice è fatta veicolo per l'ottima novella: la resurrezione spirituale possibile per ognuno di noi qui su questo pianeta ora e subito:
La sognatrice sostituiva al corpo del Cristo sulla croce due file di perle, una per ogni palo della sua croce. L'essere umano che rifletta sul proprio valore universale dà senso a se stesso come nessun pensiero nichilista e negativo può fare. Non è atto di fede:
l'affermazione di ciò che è, dunque della Vita che ci fa vivere e che ci rende consapevoli di essere vivi, l'affermazione della Vita di se stessa, attraversando noi, esseri umani così "lacerati", "eroi anonimi" è l'inno della Presenza, è il "Cantico dei cantici", è "L'Imperatore", "L'Inno alla gioia" di Beethoven … che può sgorgare solo dopo aver attraversato le fasi terribili dell'alienazione, della sofferenza, dell'infelicità, dell'asservimento, dell'esilio, della fame…. fasi che sono del Pensiero, della Terra e del Cosmo.
E se oggi ancora, 2000 anni dopo Cristo, 2500 dopo Budda, 3000 e forse più anni dopo la saggezza d'Oriente, assistiamo ad alienazione, sofferenza, infelicità, asservimento, esilio e fame, è perché il Pensiero nell'Uomo non osa esprimere chiaramente il proprio potere.
Che il mondo sprigioni eros ed in noi vinca l'istinto di Vita, dipende da quanto noi sentiamo la nostra Vita come un Divenire, da quanto siamo capaci di percepire in noi il "cambiamento" nel tempo insieme al nostro "essere" fuori dal tempo.
Siamo nel tempo.
Siamo fuori dal tempo.
Siamo come la sezione di un albero in cui ci si mostrano attraverso le tante tracce del divenire arboreo (i diversi cerchi concentrici) sia l'estrema periferia, il confine con il mondo esterno - la corteccia - e sia il punto centrale persistente contenuto e protetto da quello stesso divenire.
Siamo il Signore ed il Servo, ciascuno di noi è, in sé entrambi. Ciò che il mondo mostra esteriormente, vale anche dentro di noi. Siamo entrambi i lati.
L'importante è non sbagliare Signore, non sottomettersi a voci interiori maledicenti. La Soggettualità matura pensa il Bene sempre, anche il nostro.
Impossibile a questo punto la pazzia e qualsiasi delirio.
Se non abbiamo gusto alla introspezione o se il pensiero ripiega solo su di noi come particolari unici sulla Terra, non potremo mai arrivare al pensiero affermativo.
Pensiero affermativo è consapevolezza di Vita Integrata, interdipendenza universale, riconoscimento nel dramma umano del dramma dell'Unico Essere Totale che in noi può prendere coscienza di se stesso.
Se restiamo soli con noi stessi alla ricerca di una fantasmatica perfezione perderemo la Vita.
Se accettiamo di trasformare ciò che la Vita ci dà (non ciò che vorremmo che fosse) allora "comunque vada sarà successo!!".
L'area di trasformazione principale a cui siamo chiamati, lo ripetiamo sempre su questi fogli, è l'area dell'amore. Fino a qualche anno fa pensavo che al cuore non si comanda, che i sentimenti ci sono o non ci sono. Mi arenavo avanti alla sofferenza di chi sosteneva di provare solo rifiuto e spiacevolezza avanti, per esempio, alla propria madre…. e fin qua avrei avuto ancora spazi di manovra psicoanalitica e trasformativa…. ciò che mi arenava e mi faceva sentire impotente era l'aggiunta al ruolo (di madre) della qualità della persona! "Mia madre mi è antipatica come persona"! Cosa avrei potuto, cosa potrei tuttora aggiungere?!
Ma certo che v'è da aggiungere eccome! V'è da riflettere e da analizzare sulla relazione tra questo sentimento di fastidio e di antipatia (a parte il solito fenomeno della proiezione della propria Ombra) e il dolore che questo sentimento produce nella persona che lo vive.
Se non ci fosse sentimento, non dovrebbe esserci dolore, né tanto meno senso di colpa! E allora come si spiega questo dolore di non amare?
Si spiega a mio avviso come traccia emotiva salvatasi dal congelamento.
Sì, perché in questo caso l'amore si è congelato nella superbia delle esigenze egoiche che ci imprigiona nelle nostre aspettative.
Liberiamoci dalle nostre aspettative ed impareremo ad amare.
E' nostro interesse imparare ad amare, e proprio i più difficili da amare, perché il dolore è colpa di non amare.
Amare non è facile eppure è facilissimo: basta sbarazzarsi dall'asservimento al proprio ego e allora sarà semplice.
Solo che per i più, me compresa, è difficilissimo sbarazzarsi della supponenza del proprio ego.
Ecco perché in Occidente si è resa necessaria la psicoanalisi che, con la sua evoluzione, oggi si è fatta Filosofia Vivente, attraenza del Bene; in definitiva: Puro Pensiero Affermativo.

Ada Cortese


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