Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Dicembre 2000 Pag. 12° Tullio Tommasi

Tullio Tommasi

 METODO 

CONOSCENZA A PRIORI E CIBI TRANSGENICI

Solo recentemente i meccanismi della memoria cominciano ad essere compresi da un punto di vista fisiologico. Ormai si distingue tra memoria a breve termine e a lungo termine, ma il passaggio da breve a lungo termine è abbastanza oscuro.
Sicuramente interviene la corteccia cerebrale, ma non è possibile localizzare le zone interessate e quali siano i meccanismi in questione.
Gli studi continuano e probabilmente si arriverà a conoscenze più dettagliate per la spiegazione del funzionamento del cervello e delle varie categorie che costituiscono la coscienza (memoria, pensiero, percezione, emozione, ecc...).
Il riduzionismo fisiologico, importante ed affascinante, non potrà però arrivare al senso della coscienza e delle sue parti costitutive.
Infatti si tratta sempre di un sistema che definisce se stesso. Mi spiego meglio: per indagare la memoria è necessario avere già a priori il concetto di memoria, e così per ogni altra categoria di coscienza.
Tale problema rientra nella più vasta questione epistemologica che sembra porre solo tre alternative, tutte accomunate da un limite.
Nel primo caso da cui siamo partiti si arriva alla circolarità. Ovvero, teorie scientifiche e filosofiche che spiegano concetti ma che, inevitabilmente, per la spiegazione si basano sui concetti stessi. In ogni teoria che parte dal dato di fatto (l'esperienza) ci sono alcune regole, o norme, o concetti già dati a priori che permettono la strutturazione della teoria conseguente.
I concetti di causa-effetto, di tempo, di esempio significativo servono per costruire la teoria partendo dai dati dell'esperienza e, al contempo, li deduciamo dai dati: circolarità insomma.
La seconda alternativa consiste nel ricercare cause prime o ultime in un processo all'infinito per dare un senso. Si continuerà a trovare fini ultimi o cause prime che a loro volta diventeranno cause ed effetti di ulteriori effetti e cause: e così all'infinito.
Nel tentativo di fermare questo processo si dà uno stop, una Causa prima o un Effetto ultimo e questa è la terza possibilità: dogmatismo. La si voglia chiamare Dio, Essere, Natura, Idee o qualunque altra entità maiuscola, lì la ricerca si ferma, forse anche con un certo sollievo.
La storia della filosofia si è sempre dibattuta tra queste problematiche e gli ultimi sviluppi epistemologici hanno portato all'estremo tali discussioni arrivando, per lo meno per certi autori, a riconoscere una specie di compromesso tra dogmatismo ed esperienza.
Sembra che non si possa fare a meno di presupporre alcuni concetti a priori, dati indipendentemente dall'esperienza di vita, ma nello stesso tempo il nostro essere nel mondo determina una continua mole di esperienza che plasma i concetti a priori.
L'aspetto paradossale del problema consiste nello strano rapporto tra la coscienza umana ed il mondo, tra il soggetto e l'oggetto. Contemporaneamente siamo nel mondo e lo costruiamo mentalmente.
Se ci estraniamo da esso come scienziati oggettivi o psicologi della mente, allora troveremo leggi. Se ci riconosciamo soggetti parti inestricabili col fuori, allora diventa difficile individuare confini netti.
Ma oggigiorno si pone un problema in più: le leggi che ci permettono di strutturare il fuori lo modificano in modo così radicale che coinvolgono i soggetti in modo oggettivo.
La rivoluzione industriale dell'Ottocento già diede le prime avvisaglie del processo che oggi è sotto gli occhi di tutti. In quel caso la società industriale fu il risultato di oggettive modificazioni della realtà esterna attraverso la tecnologia.
Tale rivoluzione determinò brutture ma anche nuova coscienza. Seguendo Hegel e la dialettica del servo padrone, è proprio il servo, costretto al limite, a sviluppare la nuova coscienza mentre il padrone continua a vivere nella soddisfazione del suo appetito, non provando quindi lo stress e la conseguente possibilità di salto di coscienza.
La rivoluzione tecnologica attuale potrebbe seguire lo stesso cammino, ma le differenze rispetto a prima sono molte. Innanzitutto se la storia ha sempre dimostrato che il salto di coscienza era dato dalla mancanza, ora noi viviamo nella pienezza. Inoltre la differenza oggetto _ soggetto diventa sempre più ambigua.
A tal proposito si pensi ai successi della genetica o al nuovo modo di comunicazione (internet, telefonino). Si tratta proprio di oggettivare una realtà che poi modifica noi stessi come soggetti a un livello di base della nostra esistenza, spesso senza che ce ne accorgiamo.
E' significativo che le norme giuridiche che dovrebbero regolare la materia dell'ingegneria genetica diventino confuse: l'intrigo oggetto _ soggetto è arrivato a tali grovigli che risulta impossibile dire qualcosa di oggettivo, di normativo, qualcosa di sensato.
Si potrebbe tornare indietro, nuovi sempliciotti fratelli minori di chi distruggeva i primi telai automatici, ma questa ipotesi è assurda: non si può mai tornare indietro perché il nostro contesto temporale è irreversibile. E allora?
I giornali riportano spesso articoli interessanti sul futuro e sui rischi connessi alle varie fantascienze. La bioetica è diventata disciplina importante per cercare di districarsi in questo ginepraio. In realtà alcuni pensatori del Novecento avevano già intuito la dinamica del processo, anche se non potevano parlare di cibi transgenici, internet o realtà simili.
Uno tra tutti: Husserl. Egli dice: "... La crisi dell'esistenza europea ha solo due sbocchi: il tramonto dell'Europa, nell'estraniazione rispetto al senso razionale della propria vita, cadendo nell'ostilità allo spirito, oppure la rinascita dell'Europa dallo spirito della filosofia...".
Nella filosofia di Husserl si parla di sospensione del giudizio come metodo per arrivare all'essenza della coscienza, lo spirito. Ciò significa non dare mai nulla per scontato, mettendo tra parentesi tutto quello che può apparire ovvio, evidente, indiscutibile, compresa l'esistenza di oggetti esterni e la distinzione tra oggetto e soggetto.
Allora rimane l'essenza.
Per tale atteggiamento Husserl fu accusato di essere ricaduto nell'idealismo o, addirittura, nel solipsismo. Ma lo studio dell'ultimo Husserl, compresi molti suoi inediti, ha posto in evidenza che la conoscenza di sè, la propria essenza, è possibile solo se strettamente connessa alla conoscenza dell'altro. Inoltre la conoscenza di sè è sempre incarnata, connessa alla consapevolezza della propria corporeità, vissuta concretamente nel rapporto con gli altri, immersa nel "mondo della vita".
Con linguaggio psicoanalitico parliamo di psichico, sentimento del sè, intersoggettività, ma su molti aspetti il messaggio è simile a quello di Husserl.
Riprendiamo le fila del discorso iniziale: come interviene Husserl sulle tre alternative dell'epistemologia? Si può dire che questo filosofo adotti una sintesi tra dogmatismo ed esperienza.
L'aspetto dogmatico è la coscienza che si esprime nell'essere che è, in quanto non ci sono alternative. Ma questo essere si estrinseca nell'esperienza che ci immerge nella vita, come unica possibilità di essere.
Il mettere tra parentesi gli aspetti scontati della vita, ovvero quasi tutto, è proprio dell'umiltà di colui che mette tra parentesi tutto quello che conosce per rinascere nel mondo.
Le memorie di ciascuno di noi si nutrono dei millenni passati, dei pensieri e del sentire di innumerevoli filosofi e di sconosciuti o dimenticati.
Tutto il mondo passato ha contribuito a questo attimo che stiamo vivendo.
Attimo presente concepito sulle tracce di memorie che si riposano sui neuroni in qualche luogo di noi.
Forse scopriremo i meccanismi della memoria, di quella memoria che dovremmo mettere tra parentesi se in un mattino poco convinto svegliandoci possiamo sentire l'essenza che ci fa aprire gli occhi e stupirci, ancora.

Tullio Tommasi


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