Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2001 Pag. 14° Ada Cortese

Ada Cortese

 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

I RITUALI GIOVANILI E L'USCITA DAL MONDO.

Il rituale giovanile di gruppo non è mai "gratuito" e "sciocco". Tutti i rituali giovanili, se producono aggregazione spontanea, esercitazione ai vari ruoli sociali, appartenenza e creatività di valori "autonomi", sono estremamente formativi perchè concorrono alla costruzione dell'identità individuale e sociale.
In effetti ogni giovane che cerca i suoi simili e spontaneamente ripercorre insieme a loro le tappe della costruzione sociale, cerca di rispondere alla domanda ontologica: "Chi sono io?".
Il suo tentativo è serio, come è serio il gioco del bambino, come è seria l'immensa mole di idiozie che gli adulti potenti realizzano essi pure alla stessa perenne ricerca di nuove costruzioni per l'intera umanità. E mentre ciò affermano, fanno scoppiare le guerre.
L'adolescenza (lasciamo perdere la sua recente nascita e il suo recentissimo prolungamento, almeno qui in Italia) è il tempo del rinnovamento e della rivoluzione. Normale che si scontri con i valori dell'uomo "maturo" votato fisiologicamente e culturalmente alla conservazione.
Se l'uomo adulto possiede spazio e potere, manca all'adolescente il "tempio" ossia uno spazio fisico e psicologico riconosciuto da tutta la comunità. I giovani diventano allora sporchi, cattivi, drogati, brutti e magari pure puzzolenti. I loro riti sono profani e spezzettati, manca la totalità della liturgia.
Spesso accade che la "società adulta", con la sua produttività, stupri e derubi la creatività giovanile, trasformando e riciclando un'immensa fonte di energia in un prodotto consumistico ed omologante.
Pare mancare una progettualità di specie, di gruppo. Il potere istituzionale dà poco valore all'espansione esteriore ed interiore dei giovani. Per reazione l'eros dell'inconscio giovanile di gruppo può scoppiare in aggressività primordiale, ricercando il terreno semplice e visibile dell'incontro-scontro fisico e della lotta tribale. A quest'analisi si può associare la violenza degli ultras, le bande degli squatters etc.
Essi cercano identità in un gruppo a misura d'uomo, contro la massificazione, attingendo ad un primordiale tribalismo esteriore che il rito del tatuaggio, della borsa indiana di pezza, del pearsing, della musica e delle espressioni multietniche evocano.
I giovani di oggi, senza speranza messianica del '68, senza Dio e senza Marx, senza progettualità credibile, lasciati a se stessi come figli abbandonati, cercano di crearsi da sè un'identità a cui gli adulti non paiono interessati. Non avendo più un Castaneda che li faccia volare in altre dimensioni, cercano lo sciamano e la spiritualità dove possono e come possono. Per questo si procurano la trance e l'alterazione ipnotica "calandosi" una pasticca attraverso la "mistica della discoteca".
Si procurano così una loro speciale uscita dal mondo, quando non una sorta di situazione autistica ove il ritmo monocorde della musica unito all'eccitazione della sostanza chimica provocano la neutralizzazione mortifera della soggettività. E non è forse un caso che una di queste terribili pasticche si chiami "estasi" e l'altra sostanza si chiami "crack". Tali sostanze onomatopeicamente rappresentano le due soluzioni vissute come possibili: estasi o frantumazione.
Eredi del secolo breve vivono tra le due lame delle forbici:
a) la soluzione dolorosa di chi si ritrova con sensibilità, memoria e intelligenza emotiva: facilmente sarà un "inadeguato"; b) la soluzione della perdita della memoria, della frantumazione, del congelamento dell'affettività intesa come disvalore che ostacola il successo sociale:
sarà l'erede o il costruttore del mondo orwelliano il quale in questo si caratterizza: la massima costruzione dell'aggregazione coatta, militaresca contro la fantasia, la creatività, la differenziazione individuale. Esattamente l'opposto di ciò che l'aggregazione spontanea produce fisiologicamente.

Ada Cortese


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