Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Giugno 2001 Pag. 3 Antoine Fratini


Antoine Fratini

 METODO 

SULL'ETICA DELLA PSICOANALISI

di Antoine Fratini (*)

Grazie alla volontà ed agli sforzi di un piccolo gruppo di persone è nata da poco un'associazione europea di psicoanalisi della quale ho l'onore di essere presidente. L'associazione si propone di difendere a livello europeo la psicoanalisi quale disciplina scientifica autonoma e di preservarne quei principi fondamentali che rendono possibile il suo espletamento onde cautelarla dal pericolo di perdere la sua propria specificità e di vedersi collocata sullo stesso piano della politica terapeutica dominante.
Questi principi fondamentali fanno parte del nostro statuto e sono già stati descritti nel testo pubblicato sul sito web dell'Accademia Europea delle Scienze, nonchè su questa stessa rivista:
"La psicoanalisi oggi: scienza o psicoterapia?" di cui riproponiamo qui di seguito alcuni punti.
Innanzitutto essendo la psicoanalisi preminentemente una forma particolare di conversazione e di confronto personale volta alla conoscenza di sé stessi, uno psicoanalista, sebbene si dichiari di una scuola specifica, deve restare il più libero possibile nell'orientamento del suo pensiero, dei suoi interessi, delle sue azioni.
Ciò al fine di garantire l'autenticità del suo ascolto e dei suoi interventi nei confronti degli analizzandi.
Deve veramente poter parlare ed ascoltare senza essere obbligato, ne' interiormente ne' esternamente (gli istituti fanno spesso politica), a rendere conto a qualcuno che non sia egli stesso.
Bisogna riconoscere, ed è esattamente per questa ragione che Lacan decise ad un certo punto di porre fine alla scuola che aveva fondato a Parigi, che ciò che succede nelle associazioni di psicoanalisi rispetto alla nascita al loro interno di gerarchie e clan diversi, si trasforma spesso in farsa.
Ci si forma con l'analisi detta "didattica" sapendo sin dall'inizio quanto ciò verrà a costare sia in termini di tempo che economici.
È così che in Italia molte associazioni di psicoanalisi si sono conformate alla legge del 1989 che regola la professione dello psicoterapeuta omologando a quattro anni il periodo di formazione per gli analisti psicoterapeuti!
Così è possibile per un candidato fingere di fare analisi facendosi un reciproco piacere con il suo maestro-analista e alla fine dei tre anni vedersi attribuito dalla scuola, con tutti gli onori e le promesse di una clientela, il suo bel certificato!
In verità non esiste nulla di più lontano dalla vera formazione di uno psicoanalista il quale non potrà "autorizzarsi che in prima persona" (Lacan) senza proteggersi dietro qualcuno o qualche diploma che possa dargli l'illusione del non-sapere e della sicurezza interiore propria alla sua professione ma che in realtà lo priva della sua libertà e della sua autenticità.
In queste condizioni Lacan potrebbe aggiungere: "abbiamo a che fare con degli analisti-robot".
Libertà e responsabilità sono le due parole chiave più importanti che costituiscono l'etica dello psicoanalista.
Cos'è che rende possibile il fatto che vogliamo o abbiamo bisogno di continuare a parlare con qualcuno se non il transfert, che inteso come spazio d'ascolto(1), lascia svilupparsi idee ed affetti secondo una logica particolare dell'individuo senza che questi sia catalogato, etichettato o divenga vittima di pregiudizi?
Lo psicoanalista non lavora per Freud, Jung o Lacan, ne' per un'istituzione, ne' per lo stato, ma unicamente per i suoi analizzandi che cercano le loro verità e una via da aprirsi.
Fortunatamente la scienza contemporanea non ha più bisogno di contemplare delle verità assolute e la scienza psicoanalitica può sicuramente limitarsi a illuminare i processi inconsci che regolano la vita degli individui.
Un tale bisogno di parlare e di ascoltare e di aprirsi un itinerario personale in mezzo a resistenze, rimozioni, transfert ed archetipi non ha nulla a che vedere con le nozioni di normalità e malattia.
Come ha già dimostrato Szasz, membro onorario della nostra associazione, la malattia mentale o psichica è una credenza, un'ipotesi improbabile che ha però sinora dato l'alibi al trattamento medico, e spesso alla coercizione, delle persone che molto semplicemente non si trovavano a loro agio e rischiavano di creare disordini nel loro contesto culturale e sociale.
Oggi è ancor di più pretesto alla "psico-farmacologizzazione" di masse di individui a cui manca il transfert.
Seguendo lo stesso principio della droga, ma su basi legalizzate e con l'approvazione sociale, la psichiatria e la psicoterapia (essendo quest'ultima sempre più concentrata nella lotta pragmatica contro i sintomi) permettono agli individui di riprendere a funzionare come ingranaggi del sistema e di non provare più il bisogno di parlare, d'interrogarsi, di ascoltarsi. Questo panorama non è esagerato e non ha nulla di fittizio.
Il potere delle discipline menzionate è molto forte e dipende in parte dalla facilità con cui queste si prestano tecnicamente alla manipolazione dell'individuo da parte dell'industria e dello Stato.
Queste tecniche servono già su grande scala a mantenere i cittadini al loro posto in seno alla famiglia, al gruppo o al contesto professionale.
I criteri esistenziali possono essere dettati dai media cosicché tutti i tentativi di devianza individuale rispetto a tali principi (tentativi che cominciano spesso, come sappiamo, con dei sintomi) potranno essere fermati sin dall'inizio attraverso tecniche chimiche e/o terapeutiche.
Al contrario la psicoanalisi non si presta minimamente a questo genere di controllo della devianza.
Lo strumento più importante dell'analista è infatti, come ben spiega Pommier, l'assenza di pregiudizio, il non sapere maieutico che lascia all'analizzando il compito di comprendere ed elaborare le sue idee, i suoi desideri, le sue aspirazioni profonde secondo una logica ed un ritmo che gli sono propri.
Le cose in analisi devono semplicemente essere vere per l'analizzando e i due personaggi del setting devono essere liberi di accettare o no certe proposte dando così un ambito e dei limiti costruiti sul confronto autentico che sta alla base della loro conversazione e del loro rapporto. Intendere la psicoanalisi in maniera diversa, per esempio come una psicoterapia, significherebbe snaturarla e saltare la questione delle resistenze, delle rimozioni, del transfert, cioè le caratteristiche più fondamentali che la connotano come scienza, come pratica e come etica.

1) Si veda: "La psicoanalisi oggi: scienza o psicoterapia?" pubblicato sul sito www.multimania.com/acisp dell'Accademia Europea delle Scienze e su "Individuazione" del Dicembre 2000.

Bibliografia:
J. Pommier, "L'analisi a nudo", Flammarion; T. Szasz, "L'etica della psicoanalisi", Armando; J. Lacan, "Scritti", Seuil

(*) Psicoanalista, membro dell'Accademia delle Scienze di Parigi, autore di: "Parola e Psiche"- Ed. Armando


Antoine Fratini


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