Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Home Anno 10° N° 37
Settembre 2001 Pag. 2° Ada Cortese


Ada Cortese

 FONDO 

F7, G8, H9....

Appunti sparsi sullo sciacallaggio e l' esproprio di una manifestazione planetaria

Il manifesto su cui fondiamo la nostra attività professionale e quella associativa-culturale di Gea è stato e permane il postulato che la psiche umana abbia raggiunto un capolinea da cui: o riparte "alla grande" e "verticalmente" o arrugginisce in un "binario morto".
Gli eventi terribili di Luglio, che ci hanno toccato così profondamente, sono un esempio di come la coscienza umana mostri la sua staticità apparente (sappiamo che nulla sta fermo nel nostro universo).
Il guaio è che o si procede o si retrocede e quanto più si rende necessario un salto evolutivo, tanto più si è esposti a possibili invasioni archetipiche che retrocedono la coscienza a tempi psichici remoti.
Non è che il cervello rettiliano basato sullo "stimolo-risposta" non ci appartenga più, è che quanto più potremmo essere in grado di erigere la nostra visione coscienziale su piani più elevati e universalizzanti, tanto più esso, il cervello rettiliano intendo, si riappropria interamente della nostra psiche.
Quello che appare intollerabile in tutto quanto è stato visto, detto, e sentito emotivamente attorno agli eventi del G8 di Genova, è la parzialità colpevolmente ingenua o peggio, colpevolmente in malafede, di tutti coloro che hanno avuto il compito istituzionale di esprimersi ed informare.
Mi sembra inaccettabile che nel 2001 si strumentalizzi la parte più arcaica della nostra psiche: quella che vuole sempre un carnefice ed una vittima, un buono ed un cattivo.
Trovo davvero difficile comprendere perché non si sia cercato un altro punto di visione da cui lucidamente osservare i pensieri deformati dall'approccio partigiano, particolaristico. Esso non può che perdere la gestalt, la forma generale, il contesto.
Se fossi esperta di semantica direi che continuiamo ad essere prigionieri di un pensiero malformato, che fonda e pone in essere realtà abominevoli tutte le volte che esso non sa determinarsi all'interno di quel contesto di cui vuol farsi parola chiarificatrice.
Come insegna Hegel, si è avanti ad evento spiritualmente significativo, quando ognuna delle parti sostiene un ruolo difficile ed impopolare agli occhi dell'altra, quando cioè va eliminata ogni "facile" analisi e dunque ogni "ovvia conclusione" per altrettanto ovvie cause.
Insomma, per tutto quanto potrebbe aver significato il G8, sia dalla parte dei "potenti della Terra" che dalla parte opposta, i popoli rappresentati nella loro varietà, mi dispiacerebbe che il tutto si concludesse con letture minimaliste.
Convergono e si sovrappongono vari livelli di analisi.
Mettersi nei panni dei vari attori e del ruolo che impersonavano in quei giorni di Genova: questo sarebbe stato importante tentare.
Al di là degli eccessi registrati, penso sia doveroso sottolineare la mentalità nuova, al momento ingenua, limitata, eppure assolutamente evolutiva che ha animato l'evento nel suo insieme: si è aperto il terzo millennio con il raduno di tutto il mondo sotto un'unica bandiera condivisa che, secondo la predizione di Teilhard de Chardin, non vuole omologazione e militarizzazione (jeans, cingomma, cocacola e Mc Donald's sotto la protezione dei marines) ma consapevolezza della ricchezza assicurata dall'incrocio e dal rispetto delle differenze.
Ho parlato del limite di avere tutto il mondo concentrato in un punto: inevitabili le "tracimazioni", la rottura delle regole (in analisi diremmo rottura del "setting") e dunque il passaggio all'atto; l'"acting-out" è sempre psicotico perché è sempre irriflessivo realizzandosi:
- violentemente, in stato alterato di coscienza per paura, tensione, adrenalina, aggressività e reattività, che lo agisca un carabiniere con la pistola o con il manganello "facile", un ragazzo col passamontagna che lancia sassi, o un gruppo di balordi che distrugge e dà fuoco a negozi, cassonetti, ecc.; - pacificamente (ed è anche peggio!!), in stato alterato di coscienza ingenua, in cui il rilassamento si sostituisce al necessario allertaggio rispetto, per esempio, a potenziali fenomeni di branco (ho visto genitori mettere a repentaglio la vita dei propri figlioletti).
Insomma: ancora una volta "bellezza e limite" si sono inevitabilmente coniugate anche nelle estreme frange della tragedia.
Bellezza: un popolo di individui giunti a Genova, spiritualmente e concretamente "liberi" da ogni ideologia che non fosse quella da loro condivisa in quel momento.
Limite: lo spolpamento degli eventi da parte degli avvoltoi del potere che hanno cercato di cavalcare la tigre, ponendo, ove possibile, la propria bandiera, senza alcun rispetto.
"Iene di professione" il cui unico fiero ed inevitabile compito sarebbe proprio quello di morire consapevolmente a questo triste copione.


Ada Cortese


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