Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Settembre 2001 Pag. 7 Paolo Cogorno


Paolo Cogorno

 ATTIVITA' 

ABISSO ED UNIVERSO SI POSSONO SFIORARE, RESTITUENDOCI ATTIMI DI ESTASI NELLA PERCEZIONE DELLA PRESENZA MUTA

…. anche attraverso una musica.

Siamo finalmente vicini al concretizzarsi di un laboratorio sperimentale GEA che utilizzi la musica e lo strumento analitico per realizzare un'esperienza di ascolto e di contatto profondo con il proprio Essere.
Infatti quest'autunno abbiamo in agenda l'incontro su: "Emozione musicale ed archetipo sonoro", conferenza introduttiva cui seguirà un gruppo esperenziale.
In quell'occasione introdurremo questi temi attraverso una rassegna essenziale degli elementi teorici necessari; utilizzando esperienze dirette di ascolto e di intervento musicale, accompagnate dall'analisi dei vissuti che emergeranno.
Il carattere multimediale ed interattivo dell'incontro faciliterà la comunicazione, la comprensione e la percezione della risonanza emotiva interiore.
E' ben noto quanto il materiale musicale sia uno stimolo diretto alla sfera emotiva dell'uomo, talvolta senza nessuna possibilità di filtro, data la sua natura preverbale. Del resto, sappiamo altrettanto bene quanto l'analisi stessa non possa accontentarsi di contemplare un'emozione ma necessiti la consapevolizzazione della stessa, all'interno di un percorso di coscienza.
L'apologia della stretta relazione tra emozione e musica, quale unica lettura dei comportamenti ad essa connessi, rischia di obnubilare l'originario (e peraltro attualissimo) collegamento con la sfera dello Spirituale, del Sacro, del lato divino dell'Uomo.
Da sempre la musica è veicolo elettivo per il passaggio "dall'estetico" "all'estatico", è metafora udibile della divina armonia che pervade l'universo:
"Quanto v'è di utile nel suono musicale è stato dato all'udito a ragione dell'armonia(…). Essa giova a chi la riceve in dono dalle Muse per rendere consono a se stesso il moto periodico dell'anima che fosse divenuto discorde in noi; e così è il ritmo che per nostra costituzione sarebbe in noi privo di misura e di grazia …".
Le parole del "Timeo" di Platone ci testimoniano quanto in origine l'uomo ben conoscesse la ricerca di armonia con il Tutto, la risonanza ed assonanza attraverso l'integrazione del dissonante, il contatto con l'estasi attraverso semplici strumenti ritmici e melodici.
L'uomo utilizzava le mani, simbolo della trasformazione, per creare suono, vibrazione di aria e quindi "Pneuma udibile"; lo stesso pneuma, quale principio cosmogonico di "ciò che vive" e respira, veniva insufflato negli strumenti per dare corpo ed anima (non v'è distinzione)
ad una melodia e ad un ritmo udibili.
Da qui la musica non si presenta solo come forma di comunicazione ed aggregazione tribale, bensì quale evocazione e contatto con lo Spirito-pneuma, con il Vivente; in altri termini si tratterebbe di un comportamento ben poco spiegabile, non finalizzato, forse "inutile" dal punto di vista dell'adattamento e della continuazione della specie, ma assolutamente necessario all'Uomo, da sempre intento alla creazione di armonia nel suono e nel ritmo e più ampiamente in tutto il suo esistere.
La musica attualmente ha un'enorme possibilità di diffusione e fruizione grazie al progresso tecnologico.
Purtroppo essa rimane spesso nel sottofondo inconscio - o meglio preconscio - della nostra vita.
L'abitudine all'immediatezza ed alla fruizione di "superficie", la musica di consumo "copia e incolla" diffusa dai media certo non aiutano a sviluppare una capacità di ascolto che non può essere solo `esteriore'.
L'esistenza o preesistenza in noi di un nucleo essenziale interiore che in qualche modo ha a che fare con il "principio dell'ISO" postulato da Rolando Benenzon, consente un contatto "a presa diretta" con gli archetipi acustici e con l'emozione musicale.
La fenomenologia di questo contatto mantiene sempre una natura "gestaltica": in altri termini si tratta di una percezione del tutto, dell'insieme più che delle sue componenti.
Questo rende possibile curare con la musica, smuovere rapidamente vissuti che attraverso il solo canale verbale necessiterebbero di una notevole mole di tempo e lavoro, ammalarsi attingendo in maniera monocorde al suo lato regressivo-destrutturante, oppure utilizzarla per una strada di "trasformazione".
Infatti, come analisti, è proprio l'aspetto trasformativo della musica quello che finisce per suscitare in noi maggiore interesse; esso va distinto dalla terapeuticità musicale (che è stata maggiormente esplorata), oppure dal suo essere veicolo privilegiato per la comunicazione di contenuti (è essa stessa contenuto).
La musica è simbolo, quindi può essere legata a quanto introdotto da Jung in "Simboli della trasformazione": quale simbolo può diventare motore trasformativo in un percorso di coscienza; essa è un elemento dinamico, fluido che non ha alcuna possibilità interpretativa assoluta e schematica, se non all'interno di una relazione e di un contesto.
La musica è sogno, e per rendersene conto basterebbe riflettere sul mistero della composizione musicale, che abita prevalentemente la notte e beneficia dell'oscuramento della visione.
La musica-sogno "arriva", non si sa da dove, irrompe a sorpresa ed a cascata nelle mani del compositore, spesso in situazioni che non sono finalizzate a "nulla", spesso nel tempo dilatato della notte.
Chi scrive dubita che le melodie e le sinfonie più originali siano ascrivibili solo ad interazioni inconsce tra ISO culturale, sonorità e temi dell'infanzia, emozioni del giorno precedente, etc...
E' molto più plausibile l'esistenza di un Dialogante: come per i sogni, questi si fa strada se trova spazio ed ha qualcosa da dire, non porta immagini perché parla la lingua più antica dell'Uomo, ovvero quella dell'udito, dell'ascolto che, per dirla con Nietzsche, "fu la più lunga età umana mai esistita, l'età della notte e della penombra".
La musica è anche gruppo, non solo per i fenomeni di aggregazione ma sostanzialmente perché consente a più individui di sperimentare armonia, di sintonizzarsi e relazionarsi interiormente; la configurazione gruppale è funzionale all'esecuzione, all'ascolto ed anche alla creazione musicale.
In questo senso, il nostro lavoro si propone il superamento del livello di "suggestione" per sviluppare tutte le potenzialità legate alla consapevolizzazione nel gruppo, per liberare energie, generare spazio mentale sensibile e creativo, sfruttare la relazione musica-sogno per l'ascolto del Sé e dell'interiorità.
Vi aspettiamo !


Paolo Cogorno


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