Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 10° | N° 37 |
| Settembre 2001 | Pag. 8° | Ada Cortese |

SCHEDE
INVIDIA E GRATITUDINE
Melania Klein affascina ed aiuta ancora oggi molti psicoterapeuti dei bambini perché rinforza il valore e l'importanza dell'invisibile ed efficacissimo rapporto tra consapevolezze e capacità d'amare diverse: quelle della madre e quelle del bambino, entrambi accolti e trattenuti nel grande dramma universale. Non si comprende il messaggio importante che Klein, anche a spese affettive personali, ancora oggi ci tramanda finchè si resta ancorati ad una visione "fattuale", meccanicistica e fenomenica.
Attualità del pensiero di M. Klein
Senza inoltrarci nelle cause sociali (organizzazione mondiale su basi globalizzanti esteriori e di mercato) la psicotizzazione crescente dell'umanità occidentale pare essere insieme frutto e causa dell'esasperazione del meccanismo paranoide e del meccanismo depressivo, e ci porta a pensare che essa sia il nuovo e recentissimo terreno in cui il bambino vive ancora più drammaticamente e precocemente, l'originario rapporto fantasmatico con la madre, o meglio, con il seno materno.
La primissima fase della vita del bambino è una fase complessa di lavoro ed elaborazione del piccolo, per porre le basi della sua futura personalità.
Sicuramente, ripeto, l'atmosfera psicologica e sociale in cui entrambi, madre e figlio, loro malgrado, vivono - la madre dalla propria nascita, il figlio dal suo concepimento - non semplificano il processo di maturazione psicologica (e spirituale)
a nessuno dei due.
Riassumiamo dunque il pensiero di M. Klein.Le basi della futura personalità
Si collocano per la Klein fin dalla nascita: lo stesso parto, a seconda che sia facile o difficile, induce condizionamenti nel rapporto primario madre-figlio o, più precisamente, nel rapporto seno-neonato.
Secondo la Klein è proprio il seno materno che forma il nucleo dell'Io e contribuisce al suo sviluppo.
Il seno è per il bambino, oltre che oggetto fisico, bontà, pazienza, generosità, creatività.
Pare inevitabile che delusioni ed esperienze piacevoli si presentino insieme e rafforzino "il conflitto innato tra amore e odio" e cioè tra gli istinti di vita e quelli di morte; ciò porta il bambino a sentire che esistono un seno buono ed un seno cattivo.I primi quattro mesi di vita: posizione schizo-paranoide
Riepilogando molto succintamente il pensiero kleiniano, esso postula che i primi sei mesi di vita del bambino siano assolutamente determinanti nella formazione della struttura psichica del soggetto.
Fattori primari ed innati che concorrono alla soluzione affermativa o negativa del processo primario sono, per la Klein, la capacità d'amare e la soglia di tollerabilità dell'angoscia. M. Klein ritiene che l'Io sia presente fin dal momento della nascita ed è proprio tale presupposto che è fondamento alle dinamiche affettive, sia dolorose che gratificanti. Solo l'Io soffre o gioisce.
Nei primi tre mesi il bambino fa l'esperienza del seno buono, dunque di una fiducia di base, quando esso è presente, che nutre e rinforza l'istinto di vita dell'Io. Quando il seno è assente, esso è semplicemente cattivo perché tiene per sé le cose buone.
Va da sé che il bambino vivrà sia l'una che l'altra esperienza e sarà il prevalere dell'una o dell'altra a determinare le basi di una personalità solida e sufficientemente integra o, viceversa, di una fragile e squilibrata personalità.
Quando il bambino riceve sufficiente o grande gratificazione dal seno buono, egli assimila semplicemente, nel rapporto con questo "oggetto", sentimenti di gratitudine ed interiorizza la generosità, il desiderio di conservare l'oggetto buono dentro e fuori di sé. Egli proverà una vera e propria abnegazione al dono di insostituibile valore che sente di aver ricevuto; da questa esperienza si accresceranno la fiducia e la capacità di amare che secondo Klein sono in buona misura anche innate.
A me pare che l'indagine kleiniana, letta come esperienza simbolica e reale del bambino, si sovrapponga ad una lettura evolutiva a noi assai familiare: se l'oggetto buono, attraverso il seno, è la serie di sensazioni, percezioni, emozioni, sentimenti, pensieri inconsci del bambino e del suo Io primario nei confronti del mondo inconscio, il seno diventa anche il tramite con cui il bambino attiva il rapporto già prenatale con il Sé, con il numinoso.
Liberi da ogni etichettamento notiamo che il lavoro della Klein, che si è sempre professata allieva di Freud, getta una luce nuova o meglio conferma sperimentalmente (attraverso le sue ricerche) la presenza del Soggetto fin dalla nascita. E oggi, che ci si rivolge al piccolo mentre è ancora nel ventre materno con parole, musica, tatto ecc., si tende a risvegliare tale soggetto anche prima della nascita.
Torniamo ora al rapporto con il seno nei primi tre mesi, con le sue inevitabili altalene di sentimenti diversi. L'Io interiorizza il seno e contemporaneamente fraziona se stesso ed i propri oggetti con la intelligente finalità di disperdere e polverizzare le angosce persecutorie interne ed i corrispondenti impulsi distruttivi. Ora, poiché l'integrazione della personalità si basa su di un oggetto buono profondamente radicato, che costituisce il nucleo dell'Io, una certa dose di scissione "è essenziale" perché questo protegge l'oggetto buono e più tardi metterà in grado l'Io di vivere e sintetizzare i suoi due fondamentali aspetti (buono/cattivo).
Il processo di polverizzazione dei vissuti distruttivi appartiene alla fase schizo-paranoide che, secondo Klein, permane fino al terzo o quarto mese di vita: "durante quei mesi ogni qualvolta sorge dell'angoscia, essa è principalmente di natura paranoide e le difese contro di essa e i meccanismi usati sono prevalentemente schizoidi".
Quando prevalgono i vissuti del seno cattivo, il bambino incontra seri ostacoli all'elaborazione ed all'introiezione dell'oggetto buono.
Egli è nella posizione psicologica che alimenta l'invidia, ossia la rabbia perché la gratificazione di cui è stato privato viene vissuta come qualcosa che il seno frustrante ha tenuto per sé. Al sentimento di forte frustrazione il bambino risponde sviluppando forte "avidità":fantasie di svuotamento, prosciugamento e divoramento del seno. Scopo di tale avidità è l'introiezione distruttiva.
L'invidia non tende solo a derubare la madre ma anche a riempirla di ciò che è cattivo, i propri cattivi escrementi, ossia le parti cattive di sé nella madre che così diventa sempre più povera ed incapace di nutrire. E' questo il processo della identificazione proiettiva.
"L'invidia eccessiva indica che gli aspetti paranoidi e schizoidi sono forti in modo abnorme ed in un bambino sono segno di probabile malattia".
Il bambino non desidera solo nutrimento ma chiede anche di essere liberato dagli impulsi distruttivi e dalle angosce persecutorie.
L'invidia eccessiva crea le basi per rendere, in un circolo vizioso, sempre più distante ed irrecuperabile l'oggetto buono. Essa intralcia il costituirsi della scissione precoce tra seno buono e seno cattivo, impedendo la differenziazione del seno buono (oggetto buono). Ciò condurrà successivamente ad atteggiamenti di esagerata generosità seguiti da atteggiamenti di livore e avarizia nonché da avido bisogno di stima e di gratitudine, e renderà incapaci di fidarsi del proprio giudizio proprio perché l'originaria differenziazione tra buono e cattivo è stata disturbata. Secondo la Klein è proprio dai meccanismi paranoidi e schizoidi della primissima infanzia che trae origine la schizofrenia.
La minaccia di annientamento dall'interno, per opera dell'istinto di morte sarebbe l'origine dell'angoscia primaria ed è l'Io che, al servizio dell'istinto di vita, defletterebbe in parte tale minaccia verso l'esterno.
Altra funzione dell'Io precoce è l'integrazione per mezzo della capacità d'amare e della idealizzazione dell'oggetto buono.
Le conseguenze in età adulta di queste premesse: assai facilmente le persone idealizzate si potranno trasformare in persecutori.Alcune difese dell'Io dall'angoscia e dall'invidia
La Klein offre la visione di un mondo ricco di relazionalità fin dall'inizio della vita. I sentimenti che trova, nei neonati e nei bambini piccolissimi, sono sentimenti che lasciano traccia in ognuno di noi sicché, pur non dilungandomi, penso sia doveroso e proficuo, citare alla rinfusa le difese escogitate dal nostro piccolo e nascente ego per sopportare e superare l'angoscia interna derivante dall'istinto di morte e quella derivante dall'invidia, mortifera comunque: onnipotenza, negazione, scissione sono difese rafforzate paradossalmente dall'invidia.
L'idealizzazione, l'incapacità di autonomo giudizio, la fuga dalla madre verso altre persone, ammirate tanto quanto è odiato il seno di lei.
Fintanto che il rapporto stabilito con i nuovi oggetti si mantiene entro certi limiti, esso è utile perché funge da compensazione all'inevitabile perdita dell'unico originario oggetto d'amore, perdita che verrà percepita con la posizione depressiva.
Altre difese: l'internalizzazione e l'appropriazione del seno materno; la stimolazione dell'invidia negli altri.Il secondo trimestre del primo anno di vita:
posizione depressiva
Nelle alterne vicende del rapporto con il seno, ogni bambino fa i conti con i sensi di colpa derivanti dagli attacchi aggressivi verso il seno stesso. Se l'Io è sufficientemente forte, il bambino saprà reggere tali sentimenti, costruirà l'elaborazione dell'angoscia depressiva, svilupperà le difese corrispondenti, soprattutto le tendenze riparative.
Ancora una volta però la poca esperienza di amore è all'origine dell'altra possibilità: quella sofferente e patologica. L'invidia eccessiva impedisce il godimento dell'oggetto buono per mancata percezione dello stesso. Mancando il godimento orale viene inibito lo sviluppo immediatamente successivo del piacere legato alle tendenze genitali. L'invidia eccessiva pare essere, per la Klein, l'origine dell'impregnamento erotico e sessuale in qualunque attività nonché l'origine di elementi ossessivi connessi all'area sessuale.
"Quando il bambino raggiunge la posizione depressiva ed è maggiormente in grado di far fronte alla sua realtà psichica, allora sente anche che la cattiveria dell'oggetto è in gran parte dovuta alla propria aggressività ed alla conseguente proiezione. Questa presa di coscienza provoca grave sofferenza psichica e senso di colpa ( ) ma può anche arrecare sollievo e speranza, sentimenti che rendono meno difficile il riavvicinamento dei due aspetti dell'oggetto e del Sé e l'elaborazione della posizione depressiva.
La speranza si basa sulla crescente consapevolezza inconscia che l'oggetto interno ed esterno non è così cattivo come era percepito nei suoi aspetti scissi, l'oggetto viene sentito meno vulnerabile.
L'oggetto interno acquista un potere limitante ed autoconservativo e la sua maggiore forza costituisce un aspetto della sua funzione di Super-Io".Stadi precoci del complesso di Edipo
Secondo la Klein gli stadi precoci del complesso edipico nascono in questa primissima fase della vita, in concomitanza con la posizione depressiva e con la più lucida percezione degli elementi esterni, padre compreso.
"Lo sviluppo del complesso di Edipo è fortemente influenzato dalle vicissitudini del primo rapporto esclusivo con la madre; se questo rapporto risulta troppo presto disturbato, entra in gioco prematuramente la rivalità con il padre.
Fantasie del pene dentro la madre e dentro il suo seno, trasformano il padre in un intruso ostile. ( ) La gelosia è insita nella situazione edipica ma di solito l'acquisizione di nuovi oggetti d'amore - il padre e i fratelli - mitigano in parte la gelosia ed il risentimento, mentre, se i meccanismi schizoidi e paranoidi sono forti, la gelosia e l'invidia non si attenuano affatto".
Ancora una volta la capacità di differenziare, di avvertire l'immagine combinata dei genitori e di stabilire un buon rapporto con entrambi dipenderà dalla forza degli attacchi invidiosi e della gelosia edipica.
Una componente importante secondo la Klein è, nella fase edipica precoce, la perdita d'importanza del seno materno come fonte di piacere orale. Per quanto riguarda il bambino, avviato ormai alle tendenze genitali, gran parte dell'odio viene riversato sul padre che possiede la madre (tipica gelosia edipica).
"Per quanto riguarda la bambina, i desideri di tipo genitale nei confronti del padre le permettono di trovare un altro oggetto d'amore ( ) la madre diventa la rivale più importante.
La bambina desidera sostituirsi alla madre e possedere e curare i bambini che il padre amato dà alla madre".
L'invidia originaria diventa, in questa fase, gelosia. Questa diventa sentimento più accettabile e produce minor senso di colpa.L' invidia del pene nelle donne
"L'invidia del pene nelle donne può venir riportata all'invidia del seno materno ed ai sentimenti distruttivi ad essa collegati".
"Se l'invidia del seno materno si sposta sul pene del padre, può accadere che si accentuino le tendenze omosessuali. ( ) Si tratta fondamentalmente di un meccanismo di fuga che non può perciò portare ad un rapporto stabile con il secondo oggetto. ( ) Nello stesso tempo, il rapporto carico di invidia verso la madre si manifesta in una rivalità edipica eccessiva, dovuta più che all'amore per il padre all'invidia nei confronti della madre per il possesso del padre e del suo pene.
Il padre diventa un'appendice della madre. In futuro, quindi, ogni successo nei rapporti con gli uomini diventerà una vittoria riportata su un'altra donna".
Altre conseguenze derivanti dalla fuga dall'oggetto primario sono l'idealizzazione del padre e del suo pene, la frigidità.L'invidia del seno materno negli uomini
Se l'invidia per il seno prevale e la gratificazione orale viene inibita, l'odio e l'angoscia vengono trasferiti sulla vagina. Le conseguenze: impotenza, bisogno coatto di gratificazione genitale, promiscuità ed omosessualità. L'invidia eccessiva si può estendere a tutti gli attributi femminili compreso quello di generare figli.Verso la maturità psichica
Secondo Klein dall'inizio della vita post-natale sono attivi, sotto il dominio dell'oralità, desideri libidici ed aggressivi uretrali ed anali (nonchè genitali) e, nel giro di pochi mesi, il rapporto con gli oggetti parziali viene a sovrapporsi con il rapporto verso le persone intere.
Se prevalgono i tratti schizo-paranoidi il soggetto agirà la sua schizofrenia e sarà posseduto dai suoi impulsi distruttivi.
Klein è molto determinata nel ribadire che essa ha origine nella confusione iniziale tra oggetto buono e oggetto cattivo.
Se prevale l'esperienza della depressione e della colpa allora prevarrà anche il desiderio di salvare, di risparmiare, l'oggetto amato e di limitare l'invidia. Con lo sviluppo dell'integrazione e con il superamento della fase depressiva il bambino giunge ad una maggiore chiarificazione della realtà interna e ad una più realistica percezione del mondo esterno. A tale risultato il bambino giunge, secondo Klein, tra la seconda metà del primo anno e l'inizio del secondo anno di vita.
Ada Cortese
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