Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2002 Pag. 12 Laura Ottonello


Laura Ottonello

 MITI E LEGGENDE 

IL CANE

Oltre a rappresentare la fedeltà incondizionata verso l'uomo,
è la sua guida spirituale nel momento del passaggio.

Nel colorito bestiario "Animali fantastici", J.P. Clèbert, alla voce "cane", così esordisce: "Non se la prendano i numerosi amici degli animali, ma il cane non sempre ha avuto un ruolo molto favorevole. Georges Deaucanes afferma che è stato il cane a scegliere l'uomo, e non viceversa." E' verosimile pensare che un primo rapporto di mutualità si sia instaurato già agli albori dell'umanità. Agli uomini costava poco lasciare gli avanzi del cibo, in cambio potevano contare su un'utile sentinella a protezione del clan e dei suoi possedimenti.
I romani li utilizzavano come guardiani delle loro case, ma non sembra che vi fosse una particolare familiarità. Celebre è il Molosso, raffigurato nei mosaici di Pompei con la sottostante iscrizione cave canem. Al contrario, presso i Celti, dove il cane è associato al mondo dei guerrieri, paragonare un eroe ad un cane significava celebrarlo e rendergli grande omaggio.
Nell'antichità, tra le razze più imponenti e aggressive, alcuni venivano utilizzati nei circhi, nei combattimenti e anche in guerra, oltre che per la caccia. Allo scopo di ottenere il massimo rendimento venivano addestrati con durezza per mantenere e rafforzare l'istinto selvaggio.
Non diversamente da quanto accade oggi che, per migliorare la performance nei combattimenti clandestini, proprio come l'orda primitiva, li si istigano, forzatamente, brutalmente, all'aggressività.
Nelle campagne il cane pastore, oggi impiegato anche per scopi nobili, in origine non era semplice guardiano del gregge, ma un vero e proprio "killer": addestrato per attaccare i predatori che potevano minacciarlo, combatteva contro orsi, lupi, linci.
Secondo Thèvenin, le attuali razze canine discendono da due carnivori diversi: lo sciacallo dei tropici e il lupo settentrionale, ma vi sono molte incongruenze al proposito. Presso gli Egizi, Anubi, il dio inventore dell'imbalsamazione, ha la testa di un cane e non, come alcuni autori affermano, di sciacallo.
Nella mitologia il cane conserva a lungo il suo carattere di aggressività.
Cerbero è tra le figure più celebri del Medioevo: mostro a tre teste con coda di serpente, è il cane dell'inferno, il guardiano delle porte dell'Ade che lascia entrare ma non più uscire.
La funzione mitica più importante, universalmente documentata, è quella di psicopompo: il cane è la guida spirituale dell'uomo, al momento del trapasso, nel mondo dell'Aldilà. Vi è una sequenza, al proposito, suggestiva quanto inquietante, nel film "Sogni" di A. Kurosawa: dopo una sanguinosa battaglia che ha mietuto molte vittime, un imponente cane, fiero e feroce, è di guardia all'ingresso del buio tunnel (della morte) dove giacciono i corpi dei giovani caduti.
In tutte le mitologie è sempre associato agli inferi, al mondo sotterraneo, al regno dell'invisibile.
Per questo, in un passato non troppo lontano, venivano poste ai piedi delle tombe statue raffiguranti il cane. Oltre a rappresentare la fedeltà incondizionata verso l'uomo, è la sua guida spirituale nel momento del passaggio.
In Italia, a Lucca, è famosa l'"Ilaria del Carretto" che rappresenta l'amato compagno di vita accucciato ai piedi della sua giovane padrona. Ancora oggi, in Guatemala, gli indiani Lacandones depongono ai quattro angoli della tomba quattro figurine di cane fatte di foglie di palma.
Al cane, per la sua capacità di guardare "oltre", si attribuisce una grande saggezza e l'arte di guarire dalle malattie: per questo lo si ritrova accanto ad Asclepio, dio greco padre della medicina.
Per la sua conoscenza dell'Aldilà, in tutte le culture e nei miti dei cinque continenti, è l'eroe civilizzatore, signore e conquistatore del fuoco che, come Prometeo, dona agli uomini. E' l'antenato mitico, con riferimenti sia alla conoscenza sia, in quanto progenitore, alla sessualità.
Nel linguaggio della psicologia analitica è simbolo per eccellenza del processo di Individuazione descritto da Jung.
La sua vicinanza all'uomo (alla ricerca di Dio), che il cane vede come suo Dio, ne fa un protagonista importante dei messaggi onirici, in momenti cruciali del percorso stesso. Ne cito uno per tutti:
La sognatrice è bloccata ai polsi da due grossi cani feroci. Il messaggio è chiarissimo: non può muoversi perché, se tenta di farlo, loro stringono... Il cane, per la sua capacità di muoversi nelle due direzioni, svolge un ruolo di intermediario tra il mondo dei vivi e quello dei morti e, tramite lui, si interrogano i defunti e gli dei del mondo ctonio.
Così accade presso il popolo dei Bantu e in altre tribù africane, o in Siberia dove lo sciamano, per praticare l'arte divinatoria, indossa un abito fatto di pelle di cane conciata.
Presso gli Aztechi il decimo giorno del calendario divinatorio era il giorno del cane, posto sotto la protezione del Dio degli Inferi, e al decimo Cielo risiedevano le divinità notturne.
La sua funzione di "guardiano di soglia" richiama l'ambivalenza del simbolo.
Da un lato, è suo il regno delle ombre: essendo carnivoro e dotato di forte istintualità, non disdegna affatto le carogne. Dall'altro, per la sua familiarità con l'invisibile, è in grado di condurre e proteggere l'anima umana durante il viaggio nel mondo dell'al di là.
Come lo sciacallo, la iena o l'avvoltoio, figure lugubri che si nutrono di cadaveri, è un necrofago. Presso i Persiani gli veniva affidato il compito di far sparire i morti. Il popolo dei Bactri, addirittura, li allevava per questo scopo.
Nella mitologia greca Ecate, dea degli incantesimi e della magia nera, aveva la testa di cane e, con il suo famelico branco, si aggirava di notte nei cimiteri per far incetta di cadaveri.
Anubi, detto l'Aggiustatore d'Ossa per la sua particolarità di rovistare tra i mucchi d'ossa, ha contemporaneamente la funzione di ricomporre l'unità.
Mentre Iside cerca i pezzi di Osiride con l'aiuto dei suoi cani, Anubi l'aiuta a ricostruirne il corpo.
Un dato curioso riguarda l'accezione prevalentemente negativa che gli viene attribuita presso le culture Musulmane: pur essendo "il fratello dell'uomo che non ha fratelli" (carnali), è simbolo negativo di avidità e ingordigia e, soprattutto, è considerato impuro. In Siria credono che gli angeli non entreranno mai in una casa dove c'è un cane. Solo il levriero si salva per la nobiltà del suo portamento che ne fa un animale puro e degno. La sua effigie compare spesso negli stemmi araldici, a sottolinearne il lignaggio.
Anche in Estremo Oriente ci sono richiami alla sua ambivalenza, ma si esaltano soprattutto le caratteristiche negative: pur essendo un fedele guardiano, lo si ritiene, infatti, anche qui, un animale impuro.
In Tibet è simbolo dell'appetito sessuale. "Chi vive come un cane" insegna il Buddha, "quando il corpo si dissolverà dopo la morte, andrà con i cani".
E' interessante osservare che in Asia Centrale vi sono miti che possono essere visti come intermediari rispetto ad una sorta di caduta del simbolo nei suoi aspetti più ombrosi.
Per cui il cane diventa, poco a poco, l'impuro, il maledetto, l'emissario del diavolo che tenta l'uomo e ne causa la morte. A questo polo estremo, il cane diventa una raffigurazione che si avvicina al capro espiatorio; è l'angelo caduto per eccellenza e il Male stesso.


Laura Ottonello


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