Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Giugno 2002 Pag. 10 Simonetta Figuccia


Simonetta Figuccia

 RICERCHE 

PICCOLI BULLI CRESCONO

Bullo è un termine che è diffuso specialmente nel nord Europa e deriva dall'inglese bull che etimologicamente significa toro. In italiano viene tradotto con spavaldo, prepotente, prevaricatore.

Il termine bullismo, dall'inglese bullying, indica un fenomeno nel suo complesso, cioè non solo il comportamento del cosiddetto aguzzino, ma anche quello della vittima o del perseguitato e del gruppo dei pari che spesso viene coinvolto.
Negli anni 70, ad opera di Dan Olweus, si è iniziato a parlare di questo fenomeno che, peraltro, non dobbiamo confondere con i sani litigi tra pari e con il fatto che due coetanei arrivino ad azzuffarsi: il fenomeno del bullismo è molto più complesso.
Per parlare di bullismo è necessario che il comportamento del bullo si protragga nel tempo.
E' un comportamento aggressivo, di prevaricazione e si manifesta nei bambini principalmente in due modi differenti: avete presente un bambino che picchia un compagno perché gli ha tolto di mano il gioco preferito? Questa aggressività è scatenata da forti emozioni di paura o prevaricazione.
E' inevitabile che questo tipo di aggressività si manifesti nella vita con i coetanei ed è necessario che i bambini la attraversino come attori o vittime: il bambino impara a gestire l'aggressività, a mediarla e a far spazio alle proprie ed altrui esigenze. Si fa spazio la capacità di sentire le esigenze dell'altro, mettersi nei panni altrui e crescere in una dimensione relazionale di dare e avere.
Il secondo tipo di aggressività è invece strumentale. Il comportamento aggressivo non è scatenato da rabbia o diretta provocazione nei confronti della vittima, ma è usato freddamente per raggiungere uno scopo: quello di dominare e avere potere.
L'esempio è quello del bambino più grande che strappa un gioco al più piccolo.
In realtà il circolo dell'aggressività è sempre una reazione, quindi il bullo si sente aggredito, a sua volta, dai genitori, dagli adulti, da una scuola e da una società nelle quali non riesce a inserirsi.
Gran parte della aggressività strumentale, minacce, abusi, sono il risultato di frustrazioni represse, violenze subite, rabbia verso qualcosa che il soggetto non riesce a cambiare.
Il bullismo come fenomeno gruppale si svolge prevalentemente in ambito scolastico e nella fascia preadolescenziale, sebbene già nelle scuole elementari siano segnalati episodi significativi.
Il bullo dunque agisce una prepotenza, un comportamento aggressivo e una prevaricazione finalizzata ad arrecare all'altro un danno, e c'è soddisfazione a far soffrire fisicamente o psicologicamente la vittima.
Il bullismo, che potremmo collegare al mobbing del mondo adulto, può essere diretto o indiretto.
Quello diretto è maggiormente diffuso tra i maschi e consiste prevalentemente in attacchi fisici come pugni, spinte, insulti, a volte pedinamenti nel tragitto casa-scuola.
Talvolta sfocia in casi in cui compare il taglieggiamento, il pretendere soldi o oggetti dalle vittime.
La prevaricazione può essere anche indiretta, e non per questo meno violenta o drammatica: si fanno sparire i libri e gli oggetti personali delle vittime, si deridono con biglietti minatori, si diffondono voci spiacevoli nel gruppo, finalizzate all'esclusione dal gruppo.
Il bullismo fisico può essere spaventoso, ma quello verbale causa altrettanta insicurezza e depressione nelle vittime designate che diventano capro espiatorio del gruppo e dallo stesso escluse.
Le etichette di bullo e vittima tendono a essere fuorvianti, perché spesso uno stesso bambino gioca entrambi i ruoli, da vittima diviene persecutore, e comunque il bullo spesso si comporta in tale maniera perché si sente una vittima, maltrattata ingiustamente dagli altri.
Tra i bulli ci sono differenze notevoli: da un lato i bambini impulsivi aggressivi, spavaldi, sicuri di sé, che tendono a essere molto popolari nel gruppo, divengono dei veri e propri leader negativi che trascinano la classe, dall'altro ci sono i bulli ansiosi, che hanno scarso rendimento scolastico e bassa autostima, vivono un grande senso di fallimento, sentono la scuola come luogo di competizione, che induce in loro senso di esclusione che li spinge al bullismo, come unico modo di riscatto da una situazione che altrimenti li vedrebbe perdenti.
Il bullismo, come ogni fenomeno di branco, porta a una caduta delle inibizioni delle condotte aggressive e spesso a una diminuzione della responsabilità individuale.
II bullo spesso si serve di gregari, che comanda a bacchetta, non esponendosi.
Molti bambini si lasciano plagiare dal bullo e diventano gregari passivi: pur non avendo interesse a prevaricare gli altri, vogliono essere dalla parte del gruppo, e sono disposti a fare cose non giuste pur di farsi accettare.
Il passivo si sente protetto dal branco temendo di esserne vittima: si può sentire anche in colpa ma solo in un secondo tempo; se gli svantaggi superano i vantaggi egli abbandonerà quel comportamento.
La vittima spesso è un bambino timido e tranquillo, introverso, ansioso, "mammone", che crolla facilmente di fronte allo scherno e alle minacce. Ma ci sono anche vittime che attirano su di sé le ire perché provocano.
Spesso la vittima è presa in giro per la sua diversità nell'aspetto fisico (lentiggini, obesità, difetto fisico, ecc.), oppure per differenze più esplicite, come quelle razziali o per la presenza di handicap.
Inutile dire che spesso i bulli sono bambini immersi in situazioni di disagio familiare, di solitudine e mancanza di ascolto e violenza quotidiana.
Più che analisi statistiche o riflessioni sociologiche mi preme cogliere il lato simbolico del fenomeno, il messaggio che possiamo cogliere come adulti educatori.
Perché il bullismo esplode prevalentemente a scuola?
Con l'ingresso a scuola il baricentro si sposta definitivamente dalla casa all'esterno e fare parte del gruppo è questione vitale. La scuola ora più che mai, a mio avviso, diventa luogo competitivo: è più facile avere un nemico che aumenta la coesione.
L'interculturalità è nuova dimensione che richiede davvero di prendere in considerazione il gruppo nella sua diversità e complessità.
Il branco vive all'interno di noi stessi oltre che all'esterno. Se aumentano le manifestazioni di ombra del gruppo (rinforzo dell'identificazione negativa, dinamiche primitive come quelle dell'aggressività, livellamento verso il basso) significa che bisogna porre attenzione al gruppo, stimolarne le dinamiche positive (solidarietà, sinergia, rispecchiamento plurimo), e soprattutto tenere in considerazione due nuove necessità.
La prima è la possibilità di educare emozionalmente i ragazzi.
Prevenire l'esplosione di dinamiche primitive nel gruppo significa curare il gruppo, non solo quando il problema devianza esplode. Da poco a scuola si parla di educazione alle emozioni, sono stati fatti laboratori in questo senso.
La seconda è domandarci quanto bullismo psicologico agiamo nel quotidiano.
Il fenomeno del bullismo mette in rilievo l'inevitabile aggressività crescente, la difficoltà dei bambini a gestire la rabbia e la conflittualità e la paura che non ci siano adulti cui rivolgersi che li aiuteranno a risolvere problemi che non sanno affrontare da soli perché questi adulti non sempre sono testimoni di modalità diverse, più responsabili e capaci di comprendere e fare davvero spazio a tutte le parti in gioco.


Simonetta Figuccia


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