Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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| Giugno 2002 | Pag. 12° | Claudia Banani |

STREAM OF CONSCIOUSNESS
IO E L'UOMO DEI CANESTRELLI
Racconto
8 maggio 2002
Ci sono persone nella vita che vorrebbero essere lasciate in pace e quando si innamorano vorrebbero sentirsi come paladini, per questo scelgono solo principesse. Naturalmente se non siete una principessa, né tantomeno nobile, lasciate perdere.
Bene. Dove lasciate voi comincio io.
Con il mio spettacolare fiuto per l'uomo sbagliato, avevo trovato un altro candidato a "uomo della mia vita".
Stavolta in biblioteca. Era uscito l'anno prima con l'amica di un mio amico, ecc., ecc così ero riuscita a scambiare con lui qualche parola, e da quel momento avevo cominciato a salutarlo dovunque e comunque l'incontrassi e avevo continuato pateticamente tutta l'estate.
Diciamo che avevo imparato i suoi orari a memoria e se sgarrava di qualche minuto nel comparire cominciavo a sudare freddo, sbirciavo la porta, andavo a prendere qualcosa da bere al distributore automatico.
Naturalmente da vera super-goffa quale sono, più cercavo di incrociarlo e più sbagliavo le coincidenze.
Diciamo che sarei un ottimo ministro dei trasporti, se fossi una rondine migrerei verso l'inverno dell'Alaska da sola, volando a pancia per aria mentre ascolto il walkman, incrociando tutte le rotte di voli charter del globo.
Quando arrivava, in quei 25 secondi circa in cui ci guardavamo negli occhi, dicendoci "ciao" "ciao", io concentravo tutto il mio sex-appeal, ma credo che invece di assomigliare a Meg Ryan (la donna della sua vita) sembrassi decisamente più simile allo "Stregatto" di Alice nel paese delle meraviglie.
Culo largo, occhi spiritati e sorriso stampato.
Un giorno il mio amico (e non è un amico immaginario, giuro, lui esiste davvero), mosso a pietà, in quanto stavo dando evidenti segni di squilibrio psichico, tipo parlare con le maniglie delle porte o arrivare puntuale tutti i giorni senza perdere il treno nemmeno una mattina, decise di fare in modo di parlargli.
Da quel giorno, come un equilibrista su di una corda tesa, il mio amico faceva di tutto per introdurmi nelle conversazioni, come due esperti cabarettisti lui mi dava l'imbeccata ed io rispondevo, mancava solo il colpo di batteria finale.
Magia, magia la cosa riusciva sempre, o quasi. Io lo vedevo già, novello cupido, ad officiare la nostra unione.
Non pensavo che si può essere gentili con una persona, semplicemente perché è una persona e non perché si vuole un figlio da lei.
Comunque non studiavo più, ma questa non è una novità, non dormivo più, non mangiavo più, ed è allora che cominciai veramente a preoccuparmi.
Decisi che se si fosse presentata l'occasione gli avrei detto quello che provavo.
Nel frattempo continuavo ad incontrarlo in qualsiasi posto frequentassi e naturalmente lo abbordavo ogni volta.
La volta più clamorosa fu quando, saranno state le due di notte, lo incontrai davanti ad un locale, in un mare di folla.
Io ero con amici ed uno di loro, in preda ad un attacco di fame, stava mangiando l'unica cosa che era riuscito a procurarsi in un infimo bar lì vicino, in cui, quando il padrone era occupato, ti servivano direttamente le pantegane: una confezione di canestrelli genovesi cosparsi di impalpabile zucchero a velo.
Io lo vidi avvicinarsi, il mio cuore accelerò i battiti, le distanze si accorciavano, cominciavo a respirare a fatica, era ad un metro da me, sorrisi come il maggiordomo degli Addams (quando è allegro).
Mi sfiorò, salutandomi, per passare dall'altra parte ed io in quel momento percepii, come se giungesse dallo spazio siderale, la mia voce che diceva: "Ciao, vuoi un canestrello?".
Ancora adesso mi chiedo perché in quel momento non sono esplosa.
Adesso graviterei nell'orbita terrestre in milioni di frammenti e sarei felice.
Lui, rispondendomi (si sa, con i malati mentali bisogna sempre essere pacati e gentili), disse di no, ma che potevo portarglieli in biblioteca il lunedì successivo.
Cosa fa una persona ragionevole allora? Sorride e lascia perdere.
Cosa faccio io? Compro i canestrelli e glieli porto il lunedì successivo.
Credo si sia spaventato moltissimo. Ma non contenta di ciò, decido che è arrivato il momento di agire.
Una mattina con un pretesto lo accompagnai in mille commissioni e da lì a casa, o quasi.
Nel tragitto cominciai a parlare, ancora adesso mi chiedo dove avevo trovato il coraggio e perché in quel momento la terra non si è aperta sotto i miei piedi inghiottendomi, digerendomi e dandomi nuova vita sotto forma di humus per parchi comunali.
Non lo so.
Rivedo ancora adesso il suo profilo e la sua espressione tra lo stupito e il divertito, penso trattenesse a stento le risate.
Ma lui è un nobile cavaliere, prima di tutto.
Lo sentii tentennare nel dare le risposte, ma penso fosse difficile capire dove andare a parare con una che ti aveva manifestato i propri sentimenti esprimendosi come Dustin Hoffman in Rain Man.
Si espresse nel modo migliore possibile, non fu molto chiaro lo stesso, ma penso che se lo fosse stato maggiormente ne avrebbe risentito la mia autostima, è anche un gentleman dopotutto.
Mi disse molte cose, la maggior parte senza senso ma certe volte nella comunicazione, conta come una cosa si dice, non quello che si dice.
Non sono mai stata scaricata con più triste compunzione.
Tornando pensai, che magari era in un periodo no, in cui non voleva legami ecc.
Perché la mente umana si ostina a non accettare quello che è così evidente?
Prima di lasciarlo mi ero fatta assicurare che no, non era per come io ero fuori come se chiedendo al ladro di professione: "Tu rubi?" lui rispondesse : "No, coltivo bambù, a scopo ornamentale".
Ma passò il tempo.
Un giorno lo rividi, non era solo, scortava una principessa, di nome e di fatto Se fossi stata una strega cattiva li avrei fulminati all'istante, ma no, io non sono una strega cattiva.
Claudia Banani
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