Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Settembre 2002 Pag. 7 Simonetta Figuccia


Simonetta Figuccia

 ATTIVITA' 

CONFESSIONE

Un momento significativo della psicoterapia di gruppo

Un potenziale partecipante al gruppo mi chiede un colloquio informativo e mi pone alcune semplici domande: cos'è un gruppo ad orientamento psicoanalitico?
E' un gruppo di terapia, gli altri partecipanti sono in terapia, sono persone normali, stanno male, che cosa si fa negli incontri? Perché si sceglie di parteciparvi?
Queste semplici domande mi permettono di riflettere su quel processo di differenziazione e avvicinamento tra psicoterapia e psicoanalisi di gruppo che non sempre risulta essere chiaro.
Teoricamente possiamo certo differenziare gli obiettivi dei due tipi di esperienza di gruppo che non sono confusi sul piano contrattuale.
Nel rivolgersi alla psicoterapia si è mossi da un'esigenza di guarigione dalle sofferenze che i sintomi generano.
Così come il rapporto duale anche il gruppo di psicoterapia è investito della medesima aspettativa: essere aiutati ad alleviare e, soprattutto, a gestire i disagi che i conflitti presenti nella vita interiore e relazionale possono generare.
In questo senso la presenza degli altri partecipanti viene prevalentemente percepita essere come "al servizio" del singolo, in quanto permette di lavorare hic et nunc sulle problematiche relazionali e di scioglierle.
Il lavoro psicoanalitico che può far seguito - ma non è detto - alla fase psicoterapeutica del gruppo, non è condizionato dalla rivendicazione di maggiore benessere individuale, in quanto esso si pone come condivisa e consapevole ricerca interiore. L'analisi apre all'abisso dell'anima e al mistero dell'uomo. Non chiude, non placa.
Parlando della stanza del gruppo analitico possiamo pensare, più che a un luogo di terapia, a uno spazio sacro, un territorio protetto in cui incontrare le forze psichiche personali e del gruppo che corrispondono alla "coscienza arcipelago" (Jung), a quella pluralità di aspetti e tendenze con cui l'Io è chiamato a confrontarsi.
E' esperienza radicale di zittimento dell'Io e di visione del caotico mondo dell'Anima, come molti sogni di inizio gruppo ricordano:
- Un gruppo di loschi figuri strappano al sognatore la pelle del volto, proprio come se fosse una maschera...
- La sognatrice si sottopone a un rito iniziatico: ingoia frammenti di vetro sostenuta solo dalla fiducia nel gruppo, al cospetto del quale l'evento ha luogo.
Queste e molte altre immagini oniriche preannunciano il percorso potenziale del gruppo, la possibilità di mostrarsi autenticamente al cospetto dell'altro senza maschera (la Persona junghiana) e senza pelle (la nudità) per poter reggere insieme il manifestarsi del caos dell'Anima, che in questo luogo sacro può esprimersi, prendere forma e acquistare nuovi significati.
Vicende della vita quotidiana si intrecciano a immagini archetipiche e piano piano l'inconscio del gruppo, liberando nuove energie e ponendo nuovi quesiti, arricchisce e nutre di "dialettica vivente" ciascun partecipante.
Il gruppo deve formarsi e compattarsi per accogliere i "demoni" evocati e contenerli. Deve attivare una funzione femminile di accoglienza, umiltà e centratura. Nel gruppo emergono simboli e immagini archetipiche che spostano velocemente il registro della percezione dalla realtà ordinaria a quella dell'Anima.
Nel gruppo ognuno ricerca il proprio centro interiore e, in questo mistico percorso, incontra in tutte le direzioni possibili le forze psichiche più oscure: le proprie e quelle altrui.
Il gruppo è dunque spazio sacro, protetto e, contemporaneamente, antro buio labirintico, dimora di fantasmi, ombre e mostri.
Proprio per la potenza trasformatrice e radicale che il gruppo sprigiona, la preparazione al lavoro effettivo, in esso e con esso, è fase fondamentale e lunga.
Affinché ci si possa lasciare andare in uno spazio anche regressivo, in cui potrà capitare di trovarsi sommersi dalle proprie e altrui ombre, è necessaria quella fase preparatoria che abbiamo già introdotto, richiamando gli elementi costitutivi del processo psicoterapeutico: ogni gruppo psicoanalitico attraversa comunque la fase psicoterapeutica. Per molti e diversi motivi.
Nel lavoro di gruppo si riattivano le medesime paure caratteristiche di un percorso analitico individuale; anzi, lo spazio del gruppo è avvertito in maniera ancor più minacciosa. La mancanza di conflitto di interessi tra interesse del gruppo ed interesse individuale avviene solo per gradi.
Nel frattempo i partecipanti, pur consapevoli e consenzienti nel dire il sì di fondo, si comportano in una prima fase come se fossero riuniti per discutere i loro problemi, mentre sembrano cadere nel vuoto le parole dell'analista, che valgono solo come pro-memoria inutile al presente, sulla libertà da obiettivi concreti.
Per l'ansia che questa libertà evoca, la posizione dell'analista/terapeuta nei confronti del gruppo è molto diversa nelle varie fasi del gruppo stesso.
Egli si rapporta al gruppo in maniera differente a seconda dei momenti, per ritirarsi progressivamente sullo sfondo a mano a mano che il gruppo si fa in grado di autopercepirsi e autocurarsi.
Avere presente sin dall'inizio il processo di maturazione del gruppo significa tenere presenti le inevitabili istanze di dipendenza e necessità di affidamento di cui l'analista si fa garante, almeno inizialmente.
Il conduttore accetta transitoriamente di svolgere la funzione attiva di capo nell'interesse del gruppo, proprio perché questo possa in seguito fare a meno di una guida.
La partecipazione emotiva all'interno del gruppo è aiutata e sostenuta dall'analista che, proponendo esercizi e guidando le sottili comunicazioni tra i partecipanti, li aiuta a verbalizzare, per la prima volta al cospetto del sociale, eventi significativi della propria storia o emozioni e vissuti fino ad allora inconfessabili.
Questa fase fondamentale è profondamente terapeutica e risanante, perché determina nei partecipanti un senso di appartenenza al gruppo, di fiducia e accettazione profonda.
Si è condiviso un segreto (e non solo con l'analista): questo è il primo piano di azione di ogni psicoterapia, che in un continuum di maturazione, da una dimensione di supporto conduce a una dimensione analitica.
La confessione del segreto dei propri affetti reconditi è fase catartica necessaria nella tappa iniziale di ogni gruppo.
Il possesso dei segreti equivale all'azione di un veleno psichico che estranea dalla comunità chi ne è detentore.
In piccola quantità e in piccola età esso è rimedio inestimabile e premessa di ogni differenza individuale.
In grande quantità e da adulti liberarsi dalla coercizione all'inconfessabile è momento di maturità. La scelta della "confessione" consente al soggetto di tornare a gettarsi nelle braccia dell'umanità, liberato dal fardello dell'esilio morale ed è premessa necessaria per restituire dignità spirituale al segreto conservato.
Ciascuno inizia così a percepire l'universalità dei propri contenuti affettivi, a prendere distanza dai vissuti di vergogna e di colpa, per arrivare a sperimentare la leggerezza della disappropriazione.
La condivisa percezione dell'Anima, la partecipazione empatica ed emotiva del gruppo permetterà di procedere nel cammino analitico verso l'Ombra.
Ma questa è una fase successiva del lavoro.


Simonetta Figuccia


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