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Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Dicembre 2002 Pag. 4 Agnese Galotti


Agnese Galotti

 PROFILI 

HEINZ KOHUT

Il Narcisismo e la Psicologia del S

H. Kohut
(Vienna 1913 - Chicago 1981) Laureatosi in Medicina a Vienna nel 1938, iniziò ad esercitare come neurologo per poi interessarsi sempre più di Psichiatria e di Psicoanalisi. Si trovò costretto, in seguito all'annessione tedesca dell'Austria, a trasferirsi negli Stati Uniti (1939) dove si specializzò in Neuropsichiatria a Chicago. Dopo il training psicoanalitico si dedicò alla pratica privata e di supervisione e all'insegnamento universitario in Psichiatria e Psicoanalisi. Fu presidente della American Psychoanalytic Association ('64-'65) e vicepresidente della International Psychoanalytic Association ('65-'73).
Partendo da una rigorosa visione psicoanalitica freudiana, elaborò gradualmente una propria teoria: la Psicologia del Sé.

Contesto storico
L'apparizione della psicologia del Sé, fondata da Kohut, costituì una sfida all'analisi tradizionale nell'America degli anni '70. Il panorama psicoanalitico di allora era dominato dall'analisi freudiana, di cui Kohut metteva in discussione alcuni principi basilari. Per questa portata fortemente rivoluzionaria, le sue idee non trovarono all'inizio grande eco tra gli analisti americani.
Ci sono voluti infatti più di trent'anni prima che l'analisi tradizionale cominciasse ad integrare nell'approccio classico alcuni importanti contributi di Kohut.
Oggi si può parlare di ripercussioni di grande entità del pensiero kohutiano nella pratica psicoanalitica americana (e non solo) oltre che nell'orientamento teorico.
L'aspetto per noi più interessante di questa inversione di rotta riguarda sia l'ambito relazionale in cui si colloca, sia l'aver aperto la strada alle successive posizioni intersoggettive dei cosiddetti Neofreudiani.

Il Pensiero
La psicologia psicoanalitica del Sé è frutto del lavoro pionieristico di Kohut con pazienti sofferenti di disturbi narcisistici, i quali mostrano dei sensi indefiniti di depressione o insoddisfazione nei rapporti riconducibili a una forte vulnerabilità della stima di sé, ad una estrema sensibilità alle offese da parte degli altri, mancanza di empatia o di umorismo, stati maniacali e preoccupazioni eccessive per il corpo Tale mancanza di autostima sarebbe dovuta alla carenza di risposte empatiche adeguate nelle prime fasi dello sviluppo.
Kohut considera le mutate condizioni sociali in cui si sviluppa la psiche infantile rispetto al contesto in cui fu elaborata la teoria freudiana: la meno assidua presenza dei genitori priva il bambino di un oggetto immediato per il suo bisogno di idealizzazione e provoca, invece del tradizionale complesso edipico, una malattia del Sé, un disturbo narcisistico della personalità.
Kohut pone al centro del suo modello un apparato psichico primitivo, il Sé, la cui coesione ed integrazione è essenziale allo sviluppo successivo dell'Io.
Il Sé è all'origine del sentimento per il quale l'individuo si sente un polo autonomo di percezione e di iniziativa. Ha quindi un ruolo funzionale: è una dimensione intrapsichica che si alimenta del rapporto con gli altri, (oggetti-Sé). Se viene a mancare un'adeguata relazione adulto-bambino il Sé si ripiega su se stesso e si fissa in una posizione narcisistica: in tal caso l'esperienza del Sé, normalmente appagante, si disintegra e si cristallizza, in modo difensivo, dando luogo a un Sé grandioso e onnipotente (narcisistico).
La terapia proposta da Kohut è centrata sul contenimento e la ricostruzione del Sé frammentato. Egli individua con chiarezza nell'empatia il metodo principe per la raccolta dei dati in psicoanalisi nonché un elemento cardine del proprio orientamento teorico e clinico.

Lo sviluppo della personalità
I bisogni narcisistici permangono per l'intero corso della vita seguendo uno sviluppo parallelo a quello dell'amore oggettuale. La posizione classica sul narcisismo risulta quindi a suo avviso moralistica perché contrappone l'amore di sé con l'amore per l'altro, considerando negativo il primo. Al contrario esisterebbe un `doppio binario': una libido oggettuale e una narcisistica, una che porta all'amore verso l'altro e una all'amore verso sé.
Lo sviluppo della personalità origina da un equilibrio narcisistico primario ed evolve a partire dalla capacità della madre di disilludere gradualmente il bambino sottoponendolo alla frustrazione ottimale - concetto base - grazie a cui delusioni tollerabili dell'equilibrio narcisistico primario portano al graduale instaurarsi di strutture interne che permettono al bambino di imparare a calmarsi da sé e di tollerare la tensione narcisistica.
L'esperienza della frustrazione è alla base dello sviluppo della capacità di percepire la realtà, interna ed esterna, distinguendola da fantasia ed allucinazione.
Il processo di formazione delle strutture psicologiche è lento e passa attraverso due stadi contemporanei:
- L'imago parentale idealizzata è lo stato in cui una parte della perduta esperienza di perfezione narcisistica è attribuita a un oggetto-Sé arcaico (genitore)
che viene così idealizzato. Al genitore spetta di lasciar cadere gradualmente tale idealizzazione lasciando che il figlio incontri l'inevitabile esperienza di frustrazione, che sola porta al passaggio evolutivo successivo. Quando la frustrazione non è adeguata, si determina un danno permanente nella personalità, una fissazione (narcisistica) che può essere superata solo attraverso il trattamento psicoanalitico.
- Il Sé grandioso, costituito da esibizionismo e grandiosità, è lo stato complementare a quello dell'imago parentale idealizzata. Se l'esperienza di frustrazione è ottimale il bambino impara ad accettare i propri limiti realistici, rinuncia alle fantasie grandiose e alle grossolane esigenze esibizionistiche, sostituendole con mete e scopi sintonici all'Io e con l'autostima realistica. Se invece il bambino subisce gravi traumi narcisistici il Sé grandioso si conserva nella sua forma inalterata e arcaica generando patologia.
Nei disturbi narcisistici e in qualche misura anche nelle nevrosi, il lavoro di consolidamento del Sé non è avvenuto sufficientemente e deve essere rafforzato con l'aiuto del processo analitico.
Sul piano del transfert Kohut notò che tali pazienti tendevano a instaurare due tipi di transfert: il transfert speculare (in cui il paziente cerca di ottenere una risposta di conferma) e il transfert idealizzante (in cui il paziente vive il terapeuta come un genitore estremamente potente, la cui sola presenza può consolare e risanare).
In entrambi i casi Kohut ipotizza un soggetto con un Sé difettoso o carente, fermo a uno stadio in cui è fortemente incline alla frammentazione.
La meta del trattamento nei disturbi narcisistici della personalità consiste nel portare il paziente a riconoscere la presenza, accanto ai fini realistici, di mete narcisistiche e perverse, vincendo le resistenze che si oppongono al riconoscimento e all'elaborazione del comportamento e delle fantasie grandiose.
La descrizione di Kohut del processo analitico è coerente con le premesse relazionali che fondano la sua posizione teorica: la situazione analitica è posta come un campo interpersonale.
Lo sforzo prolungato e coerente di comprensione analitica, sul piano terapeutico, permette (insieme agli inevitabili fallimenti empatici che diventano altrettante occasioni di frustrazione ottimale) di recuperare situazioni deficitarie.

Opere principali
Narcisismo e analisi del Sé (1971); La guarigione del Sé (1977); La ricerca del Sé (1978) La cura psicoanalitica (1984)


Agnese Galotti


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