Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Marzo 2003 | Pag. 2° | Ada Cortese |

EDITORIALE
DA CHI ARRIVA LA BUONA NOVELLA?
La vita umana si è organizzata, dai suoi albori fin ad oggi, attorno al modello di potere soggetto - oggetto.
L'organizzazione dell'economia che insiste a produrre potere immediato, attraverso il possesso materiale della Terra, distrugge il bisogno di interrogarsi sul futuro dell'umanità.
Perché farlo? Quale umanità? Quali uomini?
Non vi sono uomini nel rapporto di potere ma solo un falso, paranoico, unico e solitario Soggetto, dubbioso di se stesso, che pretende dai suoi oggetti servi un costante indegno atteggiamento di piaggeria.
Sappiamo tutti che già una nuova coscienza è sorta e sappiamo anche quale lavoro sia necessario per dare consistenza tangibile al soggetto sovrapersonale e cosmico. Che l'essere umano vada in questa direzione ne sono segnale i forti messaggi di cui sono capaci di farsi portatrici autonome le cosiddette "masse". Da chi ci arriva la buona novella oggi? Dai potenti? Dai mass-media? Dagli intellettuali? No!!!
Dalla massa! Moderna eroina anonima, anzi, anti-eroina per eccellenza. O ci si salva tutti, quei pochi o quei tanti, o nessuno individuo, come singolo super-eroe, può salvare tutti gli altri.
Le "masse" non sono più solo fenomeni di idrocefalismo. Possono portare in sé, come è accaduto in questi giorni di dimostrazioni mondiali per la pace che esse possono avere, pur nel pensiero semplice ed ingenuo, più saggezza e coscienza concretamente universale che i potenti, i quali, proprio in quanto tali, finiscono con il mostrarsi come caricatura negativa di ogni uomo comune.
Sappiamo che nel gruppo ci sono risorse e tesori da spremere: "inconsci specifici" di gruppo da rovesciare in "coscienze specifiche" di gruppo, in uno spostamento, assolutamente possibile e concreto, della percezione della propria singola identità dall'"a priori individuale" all'"a priori universale". I gruppi possono più facilmente intendere e tradurre il rapporto di potere in rapporto d'amore. Solo in un gruppo si può dare autenticamente la possibilità concreta di sperimentare la nuova identità, il nuovo eros e le nuove dinamiche dell'amore che pretendono compartecipazione, libertà, allargamento delle esperienze, scomparsa dei privatismi, dei doverismi, amplificazione del dialogo, del senso e soprattutto della percezione della vita addirittura oltre il nostro singolo segmento personale.
Dalla deriva a cui è abbandonata l'anima planetaria proviene quell'angoscia insostenibile che ricade senza filtri fin nelle singole vite e nella loro quotidianità. Non è più tollerabile la scissione tra sofferenze individuali (dall'anoressia della ragazzina al tradimento, alla violenza nella famiglia) e responsabilità sociale.
Non basta più nemmeno sostare autisticamente sulla mera "responsabilità della famiglia".
Troppo comodo per "noi - società" fermarsi a scalini intermedi, senza andare fino in fondo nell'analisi, per eludere il vissuto d'impotenza generale che inevitabilmente emergerebbe e che noi tutti così procedendo esorcizziamo. E allora, cosa possiamo trovare fermandoci a metà? Ma il nemico utile!! E così non ci rendiamo conto che "fermarsi prima" permette di ricalcare quella stessa logica che sul piano mondiale sta suicidando l'umanità. E ciò a buona ragione. L'evoluzione che ha prodotto il pensiero non sa che farsene di una organizzazione vivente che si sottrae al compito per cui è stata "progettata" . Non c'è da stupirsi che alla mente venga il macabro rituale del Padre - padrone che, come il primo Crono, divora i suoi figli. E così finisce, può finire la specie uomo.
A meno che lo strazio non sia tale da indurre i nostri cuori ad evocare un incontro che potrebbe darsi se il sogno così parla:
La sognatrice assiste sorpresa ad un incontro che è un ritrovamento tra un padre e un figlio. C'è tanto amore e tenerezza e struggimento e dolcezza come mai ne videro il cielo e la terra e la sognatrice piange di commozione per la vicenda più straordinaria di tutti i tempi. Quello che accade tra comuni, regioni, partiti o nazioni, ecc. trova una sua rispondenza nell'interiorità umana del singolo in quanto tale e del singolo in relazione con altri singoli.
La militanza dell'interiorità sembra un nuovo slogan ed in realtà è solo frutto della legge di compensazione: la coscienza collettiva nei decenni passati stigmatizzava il lavoro psicoanalitico come tempo egocentrato sottratto al collettivo. Va invece ribadita, oggi più che mai, mentre nel mondo impera la storia terribile di sempre, l'importanza dell'azione interiore che, pur nascendo dentro di noi, può incidere nel reale in modo più profondo ed efficace se davvero "benintenzionato". Non lo dico volendo assolutizzare una via ma per sostenere chi, lavorando su se stesso, mentre il mondo sembra andare a rotoli, può essere catturato dal demone del dubbio.
M. Buber sostiene, ed io sottoscrivo, che nulla manca a chi comprende che il compito della sua vita viene raggiunto solo agendo pienamente laddove la vita, di volta in volta, lo colloca.
Ciò secondo coerenza sincrona tra il pensare ed il dire e tra il dire ed il fare.A.C.
Ada Cortese
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