Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2003 Pag. 5 Simonetta Figuccia


Simonetta Figuccia

 SCHEDE 

LA RISOLUZIONE DEGLI ATTACCAMENTI

Di fronte al molteplice volto che assume la sofferenza in età preadolescenziale e adolescenziale, sempre più è necessario cercare di comprendere quali siano i fattori sociali e psicologici che concorrono alla crescita di questo malessere diffuso.

Molte teorie e ipotesi scientifiche, concordano nel ritenere come potente fattore di prevenzione del disagio (delle devianze, delle tossicodipendenze, dei fenomeni di dipendenza dal branco), la capacità di identificare e gestire le emozioni.
La capacità di gestire le emozioni non è innata e viene appresa fino dai primi anni di vita, sebbene possa essere ampiamente recuperata in molti casi grazie a relazioni significative che divengono centrali nel processo di crescita e di strutturazione della personalità.
La capacità di recupero dei bambini è eccezionale e sembra altamente diretta alla ricerca di un buon " nutrimento emotivo".
Tale capacità, fondante nella strutturazione della personalità e punto cardine della capacità di autogoverno in età adulta (Montefoschi), viene insegnata, in genere, dalle figure maggiormente significative nella prima infanzia.
Tale funzione, di contenimento e gestione delle emozioni, permette al bambino di vivere una buona e necessaria dipendenza (emotiva) e imparare gradatamente la mediazione riflessiva grazie alla quale potrà risolvere gli attaccamenti infantili, differenziarsi, separarsi dalle figure genitoriali, sapendosi districare nella selva dei sentimenti, dei vissuti e potendo far fronte, senza crollare, fuggire o rifugiarsi in nuove e distorte forme di dipendenza, (alcool, droghe o altre forme di devianza) alle inevitabili frustrazioni che la vita riserva.
Tale funzione è strettamente connessa al tipo di relazione che un bambino instaura con le figure di riferimento primarie. I desideri, i bisogni dei bambini non sono capricci, e sottendono sempre un mondo caotico di emozioni che premono, urgono, ingombrano e vengono agite, in quanto non c'è ancora un io che sappia e possa decodificarle e tradurle.
Riguardo alla possibilità e capacità di insegnare a gestire le emozioni è fondamentale la capacità di empatia della madre, che riesce a " sentire ciò che il bambino sente".
Gli scambi affettivi con la figura materna sono importanti, perché condurranno il piccolo da una fase di indifferenziazione in cui non sa distinguere se stesso dal mondo esterno, a una fase successiva in cui acquisterà la consapevolezza della propria realtà interna ed esterna.
Tale processo di differenziazione si realizza attraverso rapporti che si stabiliscono nei primi mesi di vita tra la madre e il bambino, tanto intimi da rappresentare una unità inscindibile, dal punto di vista affettivo, denominata appunto diade, o relazione diadica. Alla nascita il piccolo dell'uomo si trova in uno stato di assoluta dipendenza dall'ambiente esterno, relativamente al soddisfacimento dei bisogni fisiologici fondamentali come fame, sete, sonno, bisogno di calore.
In questa prima fase le esperienze affettive del neonato sono dipendenti dall'urgenza dei bisogni fisiologici che provocano in lui sensazioni di disagio o di piacere che, in genere, si alternano.
Gli oggetti esterni esistono in relazione alle gratificazioni e alle frustrazioni che possono provocare. Le emozioni con il tempo si differenziano e la madre che per molto tempo è uno strumento per il soddisfacimento dei bisogni, diverrà un oggetto d'amore in se stesso.
Il benessere del bambino è legato alla capacità della madre o di un suo sostituto di comprendere e soddisfare i bisogni urgenti, non lasciandolo solo a fronteggiare frustrazioni eccessive per lui.
Winnicott diceva in proposito che la madre, per un certo periodo dopo la nascita del bambino, soffre di una malattia normale che progressivamente passa:
la "preoccupazione materna primaria", quella capacità di sentire empaticamente ciò di cui il bambino ha bisogno.
L'empatia materna diventa una sorta di utero mentale, che protegge , aiuta ad attenuare gli urti dell'ambiente favorendo il dispiegarsi degli istinti e della crescita.
L'attaccamento è un istinto biologicamente stabile che si attiva e si evolve.
A partire dalle ricerche di Bowlby si identificano almeno tre tipi di attaccamento; sicuro, evitante, ambivalente.
L'attaccamento sicuro è facilitato da genitori sensibili, affidabili, coerenti e prevedibili. L'attaccamento sicuro si produce in virtù della capacità della madre di rispondere in modo congruo e tempestivo alle esigenze del bambino.
I bambini con attaccamento evitante hanno prevalentemente figure genitoriali che non rispondono alle loro richieste, che si rifiutano di aiutarli e si arrabbiano quando i figli si avvicinano a loro. Per la paura e il timore della delusione tali bambini tendono a reprimere bisogni ed emozioni, a non chiedere e a non farsi vedere bisognosi.
Evitano di chiedere aiuto e mostrarsi bisognosi anche quando ne avrebbero ben donde. Infine il tipo di attaccamento ambivalente, è il più grave e patologizzante.
Essi sono soggetti a richieste contrastanti, sottoposti a doppi messaggi, e non riescono a capire cosa devono fare per guadagnarsi l'affetto dei genitori.
Lo stabilizzarsi di un attaccamento ambivalente, provoca ripercussioni sulla psiche del bimbo che cresce con desiderio di dipendenza, non potendo sperimentare la buona dipendenza, nel momento giusto, diventa gradualmente dipendente dal mondo esterno, perché teso alla ricerca incessante di conferma, di ciò che sente.
Questo soggetto sarà incerto delle proprie sensazioni ed emozioni, e rischierà più facilmente la strutturazione di dipendenza in età adulta.
Attaccamento infantile e risoluzione dello stesso nel periodo adolescenziale sono strettamente legati.
L'adolescente che avrà vissuto da piccolo attaccamenti sicuri, più facilmente gestirà il conflitto di separazione con i suoi in modo partecipato, le identificazioni con i pari saranno adeguate, critiche seppure coinvolgenti.
Adolescenti con attaccamento evitante vivranno il conflitto in modo prevalentemente inconsapevole, e meno partecipato, ma le identificazioni con i pari potranno essere più difficoltose.
Infine adolescenti con attaccamento ambivalente, tenderanno a vivere il conflitto con violenza, rabbia e irriflessività, restando più facilmente preda di forti emozioni, e tenderanno a identificazioni massicce e acritiche verso i pari. Il baricentro affettivo si sposterà eccessivamente dalla famiglia ai pari (branco, bullismo devianza).
Ci possiamo chiedere cosa oggi prevalga relativamente all'instaurarsi degli attaccamenti.
Negli ultimi anni la forte accelerazione tecnologica, i cambiamenti economici e sociali, hanno profondamente modificato la famiglia, e il rapporto madre figlio.
Paradossalmente oggi i bambini molto piccoli sono più vulnerabili nella primissima fase della loro vita in quanto la figura materna è più pressata e distolta dalle sue funzioni e dalla possibilità di vivere la fase simbiotica.
Si assiste a un precoce sganciamento del bambino che non sempre tiene conto del nutrimento emozionale, e si perde di vista in generale, in tutta la fase di latenza, la necessità di educazione emozionale.
In senso operativo possiamo fare moltissimo in campo preventivo, come adulti attenti al mondo emotivo dei giovani, che spesso non siamo più capaci di ascoltare.


Simonetta Figuccia


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