Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Marzo 2003 Pag. 8░ Agnese Galotti


Agnese Galotti

 METODO 

SPECIFICIT└ DELLA PSICOANALISI RELAZIONALE

La psicoanalisi relazionale si avvale della relazione analista - analizzando a tre livelli: 1) come strumento del processo terapeutico, 2) come oggetto di analisi e di conoscenza, 3) come soggetto della trasformazione.

A volte si tende a dare per scontata una differenza che non sempre risulta essere poi, almeno nella pratica, così chiara.
Se da un lato, infatti, è innegabile la valenza terapeutica inerente al processo psicoanalitico, dall'altro ci sono setting psicoterapeutici cosiddetti "ad indirizzo psicodinamico" che, essendo condotti da un terapeuta il cui indirizzo teorico di riferimento è appunto psicoanalitico, appaiono per molti aspetti simili al processo psicoanalitico vero e proprio.
Vogliamo quindi provare a focalizzare le caratteristiche specifiche che distinguono quest'ultimo da altre forme di psicoterapia soffermandoci sulla pratica, sull'aspetto strettamente clinico della questione.
Intanto il termine "analisi" fa riferimento ad un processo che tende a riportare (nel senso di sciogliere) un insieme complesso ai suoi elementi costitutivi.
Per trattamento psicoanalitico quindi, si intende quel procedimento terapeutico che si propone di interpretare e quindi rendere comprensibili le manifestazioni della psiche riconducendole a quelli che si pensa ne siano i meccanismi elementari.
Si tratta dunque di un processo di conoscenza, attraverso una progressiva comprensione e presa di coscienza dei fenomeni psicologici che, man mano che emergono, vengono presi in esame ed analizzati nelle loro componenti principali.
Qui compare la prima differenza fondamentale: nella psicoanalisi dovrebbe essere presente, cioè, una dimensione più propriamente conoscitiva, accanto a quella puramente curativa.
La concezione di psiche, ovvero il "che cosa" viene analizzato, varia molto a seconda che ci si collochi in un ambito scientifico oggettivante, quello in cui ha preso avvio la psicoanalisi stessa, oppure in un ambito relazionale ed intersoggettivo.
Nel primo caso sussiste il concetto di una mente isolata, una dimensione intrapsichica concepita come esistente al di là di qualsiasi relazione, mentre nel secondo caso la mente stessa, come ogni fenomeno psicologico, viene concepita esistente in quanto realtà relazionale, e pertanto conoscibile solo all'interno di un campo relazionale.

Inconscio e Relazione
Nella dimensione intersoggettiva _ che è quella in cui ci riconosciamo _ ciò che viene analizzato, nel tentativo di trasformarlo in conoscenza, è la dimensione relazionale in atto, di ciascuno con se stesso e di ciascuno con l'altro, nella complessità degli aspetti in cui questi livelli si intrecciano tra loro.
Si tratta allora di mettere in evidenza due registri:
- quello del rapporto del soggetto con se stesso (rapporto coscienza _ inconscio), - quello del rapporto del soggetto con l'altro (rapporto analista _ analizzando).
Il primo ha come strumento principe l'analisi dei sogni, con i contenuti personali e universali (archetipici) che di volta in volta emergono; il secondo ha come strumento principe l'analisi del transfert, ovvero l'analisi di come viene vissuta e gestita la relazione analitica nel suo progressivo evolvere.
I due livelli sono e restano profondamente intersecati: infatti così come il modo con cui ciascuno si relaziona a se stesso influisce profondamente sul modo con cui si relaziona all'altro e viceversa, parallelamente l'approfondirsi del dialogo tra coscienza e inconscio influisce sul modo della relazione analitica e, viceversa, l'evolvere della relazione analitica influenza la disponibilità al contatto con le dinamiche dell'inconscio.
La comprensione psicoanalitica si sviluppa da un processo di dialogo tra due universi soggettivi _ l'analista e l'analizzando _ complessi e variegati, di cui ciascuno, immergendosi nel processo analitico, gradualmente diventa più consapevole.
L'analista (siamo ormai lontani dalla sua presunta neutralità) non può che mettere in gioco il proprio modo d'essere, il proprio modo di stare nella relazione con se stesso e con l'altro, comprese le teorie cui fa riferimento per interpretare sogni e fasi del processo analitico in corso, sforzandosi di ampliarne la consapevolezza riflessiva: maggiore è la sua consapevolezza di sé, minore sarà la sua tendenza ad assolutizzare il proprio modo d'essere.
La consapevolezza della propria specificità è per l'analista uno strumento fondamentale del lavoro analitico e diviene gradualmente stimolo anche per l'analizzando a farsi altrettanto consapevole a sua volta.
E qui emerge un altro importante elemento che ci aiuta nel nostro esame delle differenze: se in un contesto più prettamente psicoterapeutico l'obiettivo può essere quello della soluzione di un sintomo o dell'apprendimento di una strategia di comportamento più adeguata, (il che non richiede di approfondire la modalità del rapporto con il proprio inconscio e, ancor meno, quella con il proprio terapeuta), la psicoanalisi trova una propria importante specificità nel portare in sé più modi di concepire e di utilizzare la relazione.
La psicoanalisi relazionale si avvale infatti della relazione analista - analizzando a tre livelli:
- come strumento del processo terapeutico, - come oggetto di analisi e di conoscenza, - come soggetto della trasformazione.
Attraverso la relazione analitica i due ampliano la percezione e la consapevolezza di sé e di sé nel rapporto, permettendo il passaggio da una situazione relazionale prevalentemente inconscia e proiettiva (la dimensione transferale) ad una situazione di relazione maggiormente consapevole ed intersoggettiva.

Transfert
Per transfert intendiamo quella forma particolare di proiezione inconscia che un soggetto opera sull'altro quando è in atto, tra i due, un rapporto intenso e significativo; il coinvolgimento fa sì che si attivino dinamiche profonde, per lo più inconsce, per cui ciascuno tende a proiettare nel rapporto le configurazioni di sé e dell'altro che strutturano inconsciamente il proprio universo soggettivo.
Detta più semplicemente: quando un soggetto allenta le difese ed accetta di coinvolgersi nella relazione profonda con un altro soggetto, mette inevitabilmente in atto quelle che sono le sue proprie modalità relazionali, spesso intrise di conflitti, di cui è, tipicamente, almeno in parte inconsapevole.
L'analisi di tali aspetti della relazione apre la strada ad un processo di consapevolezza profondamente trasformativa, in quanto favorisce il recupero di sempre maggiore libertà ed autenticità nel rapporto.
Al concetto di transfert è tipicamente associato quello di contro-transfert, generalmente inteso come vissuto di risposta attivato, nell'inconscio dell'analista, dal transfert che il paziente opera su di lui.
La distinzione transfert contro-transfert, tuttavia, si basa su una relazione di tipo causa-effetto troppo rigida e fuorviante, volendo qui riflettere sulla questione ponendoci in un'ottica relazionale ed intersoggettiva.
Per questo è più fruttuoso considerare la possibilità di attivazioni reciproche di dinamiche inconsce, in atto nella relazione analista - analizzando, laddove l'analista dovrebbe essere più allenato e attento a coglierne il meccanismo e a svelarlo, coinvolgendo in questo lavoro progressivamente anche l'analizzando; questo coinvolgimento reciproco attiva nel rapporto un processo di consapevolezza che, attraverso l'analisi, amplia lo spazio intersoggettivo.
Inoltre il transfert del paziente, inteso come il vissuto che egli ha della relazione analitica, nelle sue innumerevoli sfaccettature e nei suoi graduali cambiamenti, non può essere considerato come una variabile dipendente esclusivamente dal paziente, bensì come un elemento del campo relazionale che i due soggetti pongono in atto; quindi come qualcosa che è co-determinato dai due componenti la relazione.
In altri termini l'analista è tenuto a non chiamarsi mai fuori da quanto sta accadendo nella relazione analitica, proiezioni comprese, bensì a porsi nel più adeguato "spirito di ricerca" che gli permette di rendersi consapevole e di analizzare, con il paziente, quanto insieme stanno vivendo.
Per quanta esperienza analitica egli abbia alle spalle, infatti, ogni nuovo contesto relazionale è per lui occasione di nuova esperienza e relativa nuova conoscenza di sé e dell'altro.

Analisi del transfert
Questo lavoro permette ad entrambi di arrivare a conoscere gradualmente i nodi relazionali che vanno incontrando, e di lavorare insieme a scioglierli fino a riconoscere la possibilità di sperimentare nuove modalità di relazione, che dovrebbero essere, a quel punto, sempre più libere e rispettose di sé e dell'altro.
Questo aspetto del processo psicoanalitico, nella misura in cui non si esaurisce nel contesto della relazione analista-analizzando, ma pervade via via il mondo relazionale di ciascuno, costituisce la portata trasformativa, potenzialmente inarrestabile, del processo di consapevolezza cui l'analisi apre la strada.
La consapevolezza di nuove potenzialità, acquisita attraverso l'esperienza vissuta nella relazione analitica, non potrà che contagiare il mondo relazionale di ognuno.
In questo consiste la vera forza evolutiva dell'analisi, che non può restare mai una questione soltanto personale.
L'analisi del transfert prevede:
- che si sia stabilito il transfert, ovvero che si siano allentate le principali resistenze che impediscono il calarsi in una relazione significativa, nella quale si rincontreranno le sofferenze relazionali, i blocchi e i conflitti profondi di cui ci si vorrebbe liberare; - che ci sia una sufficiente attenzione, da parte dell'analista, a sentire, comprendere e restituire le dinamiche relazionali di volta in volta emergenti; - che ci sia nell'analista una certa consapevolezza delle proprie modalità relazionali (risorse e limiti) ed una disponibilità a tenerne conto per distinguere, per quanto possibile, la propria variabile da quella altrui; - che ci sia _ inizialmente da parte dell'analista ma in un secondo tempo da parte di entrambi _ la tensione costante a creare lo spazio riflessivo che permette a ciascuno di render conto di entrambi, nelle reciproche somiglianze e differenze di soggetti distinti.

Ascolto e Decentramento
Perché si instauri l'ambiente necessario a svolgere questo tipo di analisi e riflessione sulle innumerevoli sfumature (consce ed inconsce) della dinamica relazionale di volta in volta in atto, è indispensabile per l'analista disporsi ad un ascolto molto particolare per poter coglierne, emotivamente, intuitivamente e infine anche razionalmente, i segnali, talvolta molto sottili, che a lui spetta focalizzare.
Spesso ci vogliono tempo, pazienza e delicatezza prima che compaiano nel setting le condizioni necessarie all'analizzando per verbalizzare i propri reali vissuti, particolarmente quelli che riguardano la relazione con l'analista, soprattutto quando, in occasione di momenti critici, si manifesta particolare sofferenza o discrepanza tra il sentire dell'uno e il sentire dell'altro.
E' inoltre evidente come la tendenza a porre troppa attenzione al "cosa" viene detto rispetto al "come", lasci poco spazio per il lavoro di cui sopra; ovvero:
l'entrare nel merito delle problematiche (sintomi, conflitti,…) che l'analizzando porta, spesso distoglie l'attenzione dalla dinamica relazionale in atto.
Per questo possiamo renderci conto di come un certo atteggiamento, più silente che propositivo da parte dell'analista, l'astensione da un interventismo cui può sentirsi spinto, possa aiutarlo nel compito di prestare un'attenzione speciale e costante ai vari passaggi, potenzialmente evolutivi, in atto nel corso della relazione.
Allo stesso modo un tentativo costante di "decentrarsi" dal proprio modo di concepire e di sentire, per provare a vedere ciò che l'altro sta vedendo, anche quando è fuori dagli schemi abituali propri, è un allenamento sottile ed estremamente produttivo cui l'analista ha necessità di sottoporsi, al fine di allentare il più possibile la tendenza al giudizio.
L'esercizio di sospensione del giudizio è particolarmente importante in quanto apre la strada, all'interno del rapporto, affinché venga superata la logica della "colpa".
Credo che il modo con cui l'analista riesce ad accogliere il mondo interno dell'analizzando, qualunque ne sia il livello di coscienza e di riflessione, qualunque cosa l'altro senta e viva, abbia un'importanza decisiva nel suscitare analoga disponibilità da parte dell'analizzando, verso se stesso e, di conseguenza, verso l'altro.

Psicoanalisi e Ricerca
C'è infine un ulteriore livello, in cui il lavoro d'analisi può evolvere che, nel superare la dimensione strettamente psicoanalitica, sfocia in una dimensione più ampia che possiamo genericamente definire "di ricerca".
In alcune situazioni accade che si manifestino, nel dialogo tra i due, simboli particolarmente potenti, di tipo spirituale e comunque di portata universale, che aprono alla possibilità di un approfondimento ulteriore che può coinvolgere vari ambiti di riflessione: culturale, filosofica o spirituale che sia.
Può accadere che, a partire da contenuti onirici o da esperienze particolarmente intense, il dialogo tra i due si affacci su interrogativi profondi circa il senso della vita e dell'esistenza, e che da qui ci si apra al confronto ed approfondimento circa le rispettive filosofie di vita e visioni dell'esistenza.
Non che questo coinvolgimento non fosse già presente durante il percorso d'analisi: ciascuno era inevitabilmente in ballo con la propria visione del mondo, più o meno esplicita e con il proprio modo di concepire l'esistenza, più o meno consapevole.
Tuttavia ci sono momenti in cui il tempo è maturo per soffermarsi su questi contenuti di coscienza ed approfondirli, mentre in altri momenti fare ciò risulta invece inopportuno e confusivo.
Quando il lavoro sul transfert è giunto ad un buon punto di evoluzione, quando i due cioè sono arrivati a riconoscersi autenticamente come soggetti in relazione reciproca e profonda e si sono liberati a sufficienza dalle dinamiche edipiche e di dipendenza, il lavoro può procedere aprendo i due ad un confronto capace di produrre nuova ulteriore conoscenza.
Si realizza allora una dimensione di ricerca condivisa, realmente paritaria ed intersoggettiva, in cui ciascuno sperimenta a pieno, consapevolmente, la reciprocità e la ricchezza di cui ogni relazione è, potenzialmente, portatrice.

Indicazioni bibliografiche C.G. Jung, "Pratica della psicoterapia" Opere vol. 16, Boringhieri 1981 S. Montefoschi, "L'uno e l'altro", Feltrinelli 1977; R.D. Stolorow, G.E. Atwood, B. Brandchaft, "La prospettiva intersoggettiva", Borla 1996.


Agnese Galotti


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