Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2003 Pag. 10 Laura Ottonello


Laura Ottonello

 SCHEDE 

MASCHERA: MUTAMENTO E TRASGRESSIONE

In tutte le culture del mondo essa veicolo, manifestazione ed espressione del S.

La maschera è stata - e in molti paesi è tuttora - un oggetto presente in tutte le culture e ne influenza i costumi. Il suo linguaggio cifrato è universalmente diffuso ma il codice dei significati cui essa rimanda può variare.
Spesso ha una valenza magica e mette in contatto chi la indossa con le forze sovrannaturali e il mondo dell'aldilà, sia quello degli avi, che quello di animali o dei, spiriti delle origini.
Nelle società tribali, nei rituali o nelle cerimonie, la maschera svolge sempre importanti funzioni sociali.
In Oriente, ad esempio, vi sono tre tipi di utilizzo: la maschera teatrale, carnevalesca e funebre. La prima può essere considerata la Faccia Divina dell'uomo: viene usata nelle danze sacre e collega alla dimensione superiore, all'Essere supremo, al Sè.
Qualche volta, nel rappresentarla, chi la indossa resta in se stesso, facendosi il tramite di un Sè immutabile; altre volte invece la personificazione del Dio è lo scopo della rappresentazione e l'attore si adatta al ruolo identificandosi nella divinità raffigurata.
Le maschere hanno una potenza magica che può essere usata per proteggere contro i malvagi o per distruggere il nemico.
In alcuni casi, rese terrifiche, incarnano più chiaramente lo spirito del male; la loro manifestazione attraverso il rituale ha lo scopo di farlo uscire allo scoperto per potersene liberare.
Come in tutti i miti, le favole e leggende che trattano la lotta tra il bene e il male, anche qui è forte il pericolo di soccombere, per cui chi la indossa deve fare molta attenzione.
Per questo, prima di certe cerimonie, e non solo in Asia, l'officiante deve trascorrere un periodo di purificazione in cui osserva una serie di interdetti.
Con sacrifici, preghiere o l'isolamento, si prepara all'incontro con il dio, l'animale mitico o il genio dal quale tutto il popolo trarrà beneficio.
E' una sorta di scambio mistico in cui ci si mette in contatto con forze spirituali, invisibili e potenti, pericolose e benefiche al tempo stesso.
Secondo certi autori la maschera, per l'energia che sprigiona durante gli spettacoli catartici in cui viene rappresentata, può essere considerata un tramite all'esperienza mistica.
Anche la maschera funeraria rimanda alla dimensione universale del Sè in quanto collega l'uomo alla dimensione dell'oltre, per rigenerarlo o per facilitare il passaggio.
In Cina, ad esempio, era destinata a fissare l'anima errante e per questo aveva due buchi al posto degli occhi.
In Africa le maschere sono legate ai riti agrari, funebri ed iniziatici.
In concomitanza con determinate fasi dell'agricoltura, si ripetono gli avvenimenti cosmogonici originari per ricordare agli uomini quale è il loro posto nell'universo.
Una tradizione più vicina a noi è quella della maschera nata in Grecia e diffusa nelle popolazioni antiche del Mediterraneo, usata nelle danze sacre, nei riti funebri, nelle offerte votive e, soprattutto, nel teatro.
Intorno al V secolo, con la Tragedia, nasce la mimesis, l'apparenza, il fittizio, la menzogna. E' un momento importante per la coscienza in quanto si ha la netta distinzione tra l'essere e l'apparire.
La maschera teatrale raffigura un personaggio-tipo, come il re, il saggio, il vecchio o la donna. Sono stereotipi, rappresentazioni collettive, archetipi che ne incarnano i tratti principali.
Da qui C.G. Jung ha estrapolato il termine Persona per indicare l'aspetto esteriore dell'individuo, la facciata sulla quale si giocano i vari ruoli che impersona nel suo rapporto con gli altri e con il mondo.
La concezione della persona, in molte culture, è mediata dalle maschere che ogni specifica cultura prevede. Essa è dunque plasmata a seconda delle situazioni e può essere cambiata ad ogni cambio di status. Non è mai definita e, soprattutto, non rende conto della vera personalità del soggetto.
Secondo la teoria dello specchio (Jung) qualcuno che ci irrita particolarmente rispecchia qualcosa di noi che non amiamo e non siamo disposti a vedere.
E' l'Ombra, l'aspetto oscuro che è necessario incontrare durante il percorso dell'analisi. Prendere contatto, anche emotivamente, con l'Ombra, significa poterla integrare. Prendendo distanza dalla Persona, ci si può volgere progressivamente verso il Sè.
Come tutti i simboli, notiamo l'ambivalenza della Maschera: se da un lato, imprigionando il soggetto nel/i personaggio/i, possedendolo ed escludendo così ogni espressione di autenticità, lo rende nevrotico, dall'altro, come ci testimoniano le culture di tutto il mondo, è veicolo, manifestazione ed espressione del Sè.
La sua funzione è alienante o liberatoria, induce alla trasgressione e al cambiamento oppure rafforza e induce il conservatorismo.
E' emblematico, al proposito, il Carnevale, nato e tuttora molto vivo, a Venezia, nel Medioevo.
Nel carnevale il popolo, mascherandosi, poteva deridere persino il doge; celando la propria identità, ciascuno poteva permettersi di osare, trasgredire e oltraggiare. Ma, finito il Carnevale e tolta la maschera, perdeva ogni potere; nel rispetto delle norme lo status quo era ripristinato.
Così nella nostre società moderne possiamo celarci dietro copioni fittizi che ci permettono, almeno entro specifici ruoli, un certo controllo.
E' un potere che, tuttavia, si dimostra fittizio se rapportato a quelle situazioni esistenziali che toccano profondamente l'umanità e scavalcano qualsivoglia "rivestimento" esteriore.
Abbiamo ben poco potere di fronte alla morte, all'abbandono e alla malattia, se non quello di attingere alle proprie risorse interiori.
Possiamo indossare maschere per mostrare al mondo, con fierezza e orgoglio, il nostro volto perfetto, ma se non siamo capaci di accogliere le stagioni della vita al di là dei segni esteriori, non c'è chirurgia che tenga:
nella negazione e nel rifiuto non saremo mai padroni in "casa nostra".
La maschera, se indossata con leggerezza, può diventare strumento di trasgressione, ricerca e cambiamento nel gioco dei copioni della vita e nell'esplorazione sperimentale di nuovi modi d'esistenza.
Come nel gioco psicologico di indossare i panni dell'altro, palcoscenico in cui si attualizza il potenziale creativo presente in ogni soggetto umano, che già porta in sé un ricco campionario di volti e diversità.
Nella sua atavica permanenza tra le culture dei popoli più diversi, la maschera mantiene un carattere di sacralità che la rende immutabile al di là delle persone che la indossano e ne rappresentano i significati.
Come simbolo del Sé trascende le nostre piccole esistenze e rappresenta al tempo stesso il nucleo centrale, eterno ed immutabile, dell'identità individuale.
E' il luogo virtuale della totalità psichica in cui si armonizzano le componenti consce ed inconsce, personali e transpersonali; è il centro che armonizza i vari complessi che compongono e lacerano la psiche ed è la meta del processo di Individuazione.


Laura Ottonello


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