Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2003 Pag. 14° N. N.


N. N.

 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

UNA DENUNCIA POETICA

"..rimane un vulcano che ogni tanto erutta, quando qualche notizia compare a titoloni sui giornali.."

E' qualche tempo che sta maturando in me la consapevolezza di avere bisogno di parlare, anche fuori dall'ambito caldo e raccolto della psicoanalisi, del mio "dramma". E' come una gran voglia di urlare, una denuncia poetica mi viene in mente.
Scrivo da sempre, già da bambina, come molti bambini, passavo il tempo cercando rime con neve, sole, rondini eccetera, poi passavo lunghi periodi di silenzio grafico, ma di tanto in tanto mi ritrovavo a versare sui fogli bianchi il nero della biro.
Ora sento che questo frutto forse è maturo, una melagrana ridente, una bocca aperta, pronta a parlare e io, ironia della sorte, rimango senza voce. E' la verità: mentre sto scrivendo sono quasi completamente afona, voi non potete accorgervene però e allora leggo questo come un ulteriore incoraggiamento, un messaggio: scrivi.
Non voglio usare questo spazio che mi è stato offerto per uno sfogo personale, vorrei invece condividere, mettere a disposizione la mia esperienza in modo che qualcun altro possa "sfruttarla".
Ci chiamiamo pedofilizzati, per lo meno qualcuno così ci chiama. In realtà questo termine non mi piace niente, mi ricorda le minestrine in scatola da allungare con l'acqua, sono subito pronte e costano poco: "Bambini liofilizzati" rende l'idea ma non fa comprendere ciò che si prova ad essere dei "bambini usati", un dolore che a volte non si prova neanche subito, ma a distanza di tempo. Ma d'altro canto esistono parole efficaci per descrivere le sofferenze dei bambini, per descrivere cosa succede loro quando sono costretti a subire le brutture dell'esistere (la guerra, la fame, l'abbandono, la solitudine)?
No, non esistono, quindi dobbiamo accontentarci.
Anzi credo che si debba partire proprio da qui, perché intorno all'argomento sempre cala il SILENZIO e ci rimane ben poco a cui attaccarci. Eppure è come un'epidemia che non si sconfiggerà mai, sotto il silenzio vive fiorente la pratica della pedofilia, sotto la superficie limpida quanta melma. Chi ha voglia di rimescolare le acque, far risalire il torbido?
Nessuno, perché l'acqua non ha confini, non si riesce a marginare lo sporco, tutta l'acqua si sporcherebbe.
Così rimane un vulcano che ogni tanto erutta, quando qualche notizia compare a titoloni sui giornali, ma si richiude subito su se stesso e si spegne. Si sente un ribollire profondo.
Chissà quanta gente, leggendo quel titolo, viene risucchiata alle esperienze sue di vittima e il ribollire prende consistenza, e magari si rischia di essere colti da singhiozzi, perché anche tua madre faceva finta di non vedere e le maestre, magari qualche dubbio ce lo avevano ma se non dicevano nulla si sarebbero evitate delle belle menate.
E allora è meglio chiuderlo in fretta, il giornale, perché intorno ai bambini si è tutti colpevoli.
Tutti siamo coinvolti, tutti, i pedofili, i pedofilizzati, ma soprattutto tutti quelli che fanno finta di niente. E tra quelli che fanno finta di niente ci siamo per primi noi, noi che abbiamo subito. Ci sentiamo di dover sostenere tutte le colpe, perché in fondo in fondo pensiamo che un po' di responsabilità ce l' abbiamo. Siamo stati istigatori? No, assolutamente no, siamo pronti a giurarlo. Ma sotto sotto non ne siamo così convinti. La risposta ce l'hanno preconfezionata, quando chi doveva aiutarci, chi doveva parlare per noi non lo ha fatto.
Quando con il loro silenzio hanno chiesto il nostro silenzio.
Ecco, siamo al punto, rompo il silenzio dedicando a tutti e a me per prima una poesia che una "pedofilizzata" ha scritto qualche tempo fa.

NON FARLA MORIRE

Togli le mani dalla sua gola
il collo sottile come quello di una
bimba
si sente soffocare
non può urlare
non può urlare
sta per morire
non ti accorgi
sta per morire
lasciala lasciala
e volerà
trasportata dal suo canto
melodioso prepotente impertinente
inquietante odioso minaccioso
il suo canto è la sua vita


N. N.


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