Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Settembre 2003 Pag. 12 Laura Ottonello


Laura Ottonello

 SCHEDE 

SILENZI, BUGIE, TRASGRESSIONI

Il lento cammino dell'autonomia.

Scrive Charmet, docente di Psicologia dinamica all'Università di Milano:
"I ragazzi che sostengono di dire sempre la verità in famiglia devono preoccupare. Scoperte sessuali e sentimentali, amicizie e vita di gruppo sono esperienze difficili da comunicare agli adulti." Il periodo dell'adolescenza sembra iniziare proprio quando il giovane mira, anche a costo di mentire, a salvaguardare un suo spazio interiore privato in cui i genitori e gran parte delle figure adulte sono volutamente escluse.
L'adolescente riesce a tollerare una gran quantità di segreti; buona parte della sua vita relazionale, fuori dalla famiglia, scompare dal dialogo quotidiano e i genitori si vedono costretti, loro malgrado, a integrare le informazioni mancanti in base agli scarni indizi.
L'adolescente può ricorrere alla bugia per svariati motivi. Può avere un carattere compensatorio per coprire quegli aspetti di sé che vengono percepiti come infantili, inadeguati. Questo avviene soprattutto tra i coetanei, per sentirsi all'altezza della situazione, insomma, ma anche nei confronti degli adulti, rispetto ad un mondo cui vuole adattarsi.
Quando avviene nel dialogo con i genitori, la menzogna è spesso strumentale in quanto aiuta a preservare, nei momenti critici, uno spazio interiore che, nel consolidarsi, si nutre di solitudine, silenzio, e simbolizzazione.
Talvolta ne emerge anche l'aspetto di manipolazione.
Vi è il timore legato al confronto, al giudizio e al conflitto:
si cerca quindi, attraverso la bugia, di sfuggire alle difficoltà e alle proprie responsabilità.
Mezze bugie e mezze verità, cose dette a metà, omissioni, edulcorazioni della verità sono forme di comunicazione agite nell'intenzione di sfuggire al controllo dei genitori, alla ricerca di una propria privatezza, di un proprio senso di individualità e di messa alla prova di sé, del mondo e di se stessi nel mondo.
Anziché affrontare una questione che lo vede ancora impreparato, il giovane preferisce sottrarvisi; sentendosi "inesperto" tenta, con la bugia, di eludere il confronto e la negoziazione con una rapida scorciatoia.
L'uso della bugia in adolescenza può indicare una difficoltà di integrazione dei diversi aspetti del Sé (nell'accezione winnicottiana) in una fase transitoria in cui gli universi e i modelli relazionali - legati all'infanzia e al mondo adulto - spesso non solo non sono integrati ma, talvolta, confusivamente contrapposti.
La bugia, allora, sembra rispondere ad un fisiologico bisogno di "prendere tempo", è un'esigenza di carattere difensivo finalizzata a proteggere parti di Sé non ancora consolidate.
La possibilità di mentire non è scontata in quanto la menzogna, per lo sforzo coscienziale che richiede, rappresenta una tappa evolutiva fondamentale: infrangere l'ordine, infatti, è un gesto trasgressivo consapevole che implica la capacità di reggere in prima persona il peso della colpa.
Tale dinamica, che avviene in solitudine, nello spazio intimo di un dialogo interiore, contribuisce a generare spazio mentale non tanto finalizzato al mentire in sé quanto a favorire, attraverso la simulazione di mondi possibili, la dimensione simbolica.
Come avviene nel bambino ma con finalità differenti: qui è in gioco l'identità del giovane alle soglie dell'età adulta, l'etica e la responsabilità.
Un adolescente che non è in grado di sottrarsi allo sguardo dei genitori, che chiede sempre conferma e approvazione in ogni sua scelta segnala, con il bisogno di dover sempre condividere ogni esperienza emotiva, la difficoltà a rendersi autonomo. E in questo, noi genitori, dobbiamo aiutarli cercando di adattarci alle nuove esigenze evolutive, in una parola, imparando a lasciarli un po' più soli.
E' anche vero che la menzogna, se reiterata e sistematica, è un grave segnale di non evoluzione. Se questa sostituisce sempre la realtà, una realtà dura e difficile da accettare, è evidente che il mondo fantastico, idealizzato, "facile" della fantasia, rischia di sostituirsi, anche nel mondo interiore di chi mente, alla realtà. E i motivi possono essere diversi.
Si parla di falso Sé quando la rappresentazione di sé non corrisponde in modo realistico alle proprie caratteristiche fisiche o emozionali. Si tratta di distorsioni riguardo la propria storia, menzogne, esagerazioni o deformazioni della realtà; la menzogna risponde a desideri e ai bisogni difensivi di proteggere una dimensione esistenziale fittizia per evitare il dolore di prendere coscienza della realtà.
Altre volte la menzogna assume l'aspetto di una forma (patologica) di adattamento quando si vive l'impossibilità di tradire le aspettative dell'altro, per evitare conflitti, per non deludere l'altro.
Sono situazioni in cui è evidente un grande invischiamento affettivo. Quando prende il sopravvento l'esigenza di presentarsi non come si è ma come l'altro desidera, manca uno spazio di differenziazione e la fantasia di ferire l'altro si accompagna a fantasmi di morte intollerabili che paralizzano lo sviluppo della coscienza.
Per questo, nella salute psicologica, è così importante il gesto del tradire e del trasgredire: richiama al gesto simbolico dell'uccisione che, attraverso la solitudine, la colpa e l'espiazione, eleva l'individuo allo statuto di soggetto umano.
Nell'analizzare la dimensione del mentire credo sia importante ricordare, oltre al piano dell'individuo e alle menzogne coscienti degli adulti, il collettivo.
Siamo tutti calati in una realtà sociale permeata dalla comunicazione di massa. In un'epoca come la nostra, complessa e contraddittoria, spesso è difficile distinguere il vero dal falso. E, in questo, i bombardamenti mediatici, potenti apparati di dissimulazione e falsificazione, giocano la loro parte nel confondere ciò che è rappresentazione da ciò che non lo è. Anche il silenzio e i segreti, come le bugie, assolvono spesso importanti funzioni evolutive.
Una delle aree più segrete di questa fase concerne la sessualità e le relazioni sentimentali ma anche le nuove esperienze nel gruppo dei pari.
Nel rapporto con i genitori il silenzio meta-comunica significati diversi ma, per lo più, è un modo per estrometterli dal proprio universo emotivo e relazionale.
Scompare così, almeno in certe fasi, la parte più significativa delle emozioni, degli affetti e dei dolori del figlio che, emulando indifferenza, elude gli argomenti intimi più pressanti nascondendosi dietro Internet, le cuffie dello stereo, il telefonino o la play station.
Strumenti che, in una parvenza di normalità, lo aiutano ad erigere barriere difensive contro le intrusioni nel suo neonato pulsante mondo interiore.
Tutti abbiamo bisogno di segretezza, a tutte le età perché quello spazio vuoto, lontano dai rumori e dai condizionamenti esterni, è il luogo ed il tramite per mantenere vivo un prezioso, intimo dialogo con se stessi.


Laura Ottonello


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