Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
Via Palestro 19/8 - 16122 Genova - Tel. 010-888822 Cell 3395407999
| Home | Anno 12° | N° 45 |
| Settembre 2003 | Pag. 13° | Ada Cortese |

STREAM OF CONSCIOUSNESS
IL FASCINO DI CHI SI VUOLE BENE
Chi si vuole bene ha la capacità di vedere in se stesso e nell'Altro un soggetto, quindi è in grado di entrare nella relazione d'amore
Siamo ancora in estate, ancora intorpiditi da caldi tropicali ci sentiamo in stato di detensione, di rilassamento, ancora esponiamo, più che in inverno, i nostri corpi. E' ancora quel tempo in cui, meno "vestiti" e meno difesi dai nostri abiti e dai nostri ruoli usuali che, per un po' di giorni deponiamo, forse, possiamo meglio renderci conto di quanto stiamo o non stiamo bene con noi stessi. Mi è stato chiesto in una trasmissione radiofonica una mia riflessione proprio su questo tema: il fascino del volersi bene, ovvero di chi vuol bene a se stesso. Trovo che sia una bella proposta ed un bel tema, quindi giro la riflessione ai lettori di Individuazione.
Alla voce "fascino" il vocabolario così recita: capacità di suggestionare, di trascinare nel proprio universo linguistico l'affascinato. Ha a che fare con la seduzione, più involontaria che volontaria, ovvero del condurre a sé l'Altro.
La fascinazione ha dunque a che fare con la capacità di suggestione ed entro certa misura e qualità ha una sua valenza positiva perché se le persone non fossero "soggette" a suggestione (si scusi il bisticcio di parole) le cose con cui entrano in relazione non le trasformerebbero.
Il fascino attira ed ha a che fare con le persone che "amano".
Ci sono "tracce" diverse che vengono lasciate da chi sa produrre fascino e che dunque evoca la parola "attrazione" (e per estensione la parola "amore") e chi produce il contrario, fastidio o repulsione.
Proviamo a operare una distinzione tra chi si vuole bene e chi no per meglio evidenziare le caratteristiche degli uni e degli altri:
di chi ama e di chi è "Narciso".
Chi si vuole bene ha la capacità di vedere in se stesso e nell'Altro un soggetto, quindi è in grado di entrare nella relazione d'amore (soggetto _ soggetto).
Chi non si vuole bene fa dell'Altro un oggetto e sa solo entrare nella relazione di potere (Io soggetto _ l'Altro oggetto).
Il primo vive all'interno di un'interezza interiore da cui trae le energie e la libido per poter investire radicalmente con grande abnegazione le cose che va a "produrre", l'opera ed il lavoro. E paradossalmente si dimentica di se stesso. Non ha necessità di esibirsi.
Chi ama mette in moto il migliore carburante del mondo. Questo è in definitiva il fascino di chi si vuole bene: egli produce benefici effetti per tutti coloro che entrano nel suo ambiente relazionale umano, sia pure indirettamente. Egli insomma vivrebbe secondo la massima di Francesco Bacone:
Tutto il sapere dovrebbe essere rivolto all'uso e all'azione. Prova amore per l'opera, e se l'amore è tanto riesce a liberare il soggetto da se stesso come? . Rendendolo estaticamente dimentico di sé!
Ciò non toglie che ad opera compiuta questo amore non torni potenziato perché va da sé che chi ama, inevitabilmente ponga anche se stesso nell'amore e inevitabilmente raccoglierà i frutti che l'amore sa dare.
Le persone che si vogliono bene e che vogliono bene irradiano, prevalentemente, grande vitalità, serenità, senso di consapevolezza; sono capaci di produrre sinergie, risultati ed eventi manifestamente positivi per se stessi, per l'uomo e per la vita in genere.
Le persone che non sanno volersi bene, essendo narcisiste, si muovono secondo volontà di potenza. Sappiamo di relazionare con certa disinvoltura parole che nella specifica scienza psicologica non si avvicinerebbero così facilmente. Narcisismo e volontà di potenza non sono necessariamente parenti, almeno secondo certe teorie psicologiche che reputano essere il fine costante dell'ego adulto proprio la "volontà di potenza". Ciò non toglie che persone di potere, come grandi statisti, re e regine dei tempi passati, grandi capi e condottieri, ecc. non affascinino. Credo però che se ciò accade sia comunque per quella abnegazione che l'opera richiede; credo sia comunque per quell'accettazione di sacrifici personali che conducono il soggetto oltre il proprio interesse "particolare". In caso contrario, ci troviamo avanti ai tanti personaggi entrati nella storia per i loro atteggiamenti pirateschi, dittatoriali, insomma psicologicamente malati..
Se chi si vuole bene affonda la buona percezione di sé in una condizione interiore di "pienezza", il "narcisista" affonda la cattiva percezione di sé in una condizione interiore di "mancanza" in cui vige ancora la remota, ancestrale relazione di natura "oggettuale": non posso avere una relazione con l'Altro inteso come un me stesso perché non ho mai riconosciuto nemmeno me stesso come un soggetto. Quindi sono alla continua ricerca di una conferma, di un riempimento...... è un ambiente psicologico denso di ansia, di incertezza.
Mentre l'"amante" conosce il vissuto almeno interiore di interezza che lo sprona all'opera esteriore, nella quale il vissuto stesso intende ritrovarsi, il "narcisista" assorbe e vampirizza gli altri alla ricerca di un illusorio benessere personale.
L'"amante" dà.
Egli attinge ad un vissuto di certezza ontologica: un sentimento di esserci al di là di cosa il mondo dica, al di là dell'effimero divenire in cui tutto nasce e perisce; questo lo rende un po' più libero dai pregiudizi e dai giudizi altrui.
E tale libertà non resta astratta ed inerte cosa ma diventa immediatamente energia disponibile per operare con la giusta dose di distacco.
Credo che il sentimento di certezza ontologica, di identità "ad alta risoluzione" nasca non da un'esperienza originaria determinante come un "imprinting" ma, o almeno, prevalentemente dal lavoro cosciente di revisione e risoluzione delle esperienze primarie e secondarie di natura affettiva, lavoro conseguente alla centratura del soggetto nel "giusto intento", nella cosiddetta buona volontà dell'"affidamento di se stesso all'Inconscio inteso come Saggio Soggetto".
Tutto questo per dire che con questo vissuto di interezza di fondo né ci si nasce, né ci si può vivere di rendita.
Mi sembra che chi ama sia nella condizione costante delle donne gravide che per un verso hanno un vissuto immediato di pienezza perché portano dentro di sé, già sentendolo, questo progetto di vita; ma che d'altro lato, devono farlo venire al mondo e ciò prevede un grande lavoro successivo.
Per tanto tempo il figlio richiederà radicalizzazione, assolutizzazione, abnegazione.
Si potrebbe anche dire che chi ama ha la facoltà e la capacità di assolutizzare l'amore per il figlio, biologico o simbolico che sia, e chi non ama ha la necessità di assolutizzare il suo ego.
Concludo con due aforismi di O. Wilde:
Amare se stessi è l'inizio di un romanzo che dura tutta la vita...
Vi sono due tipi veramente affascinanti: coloro che sanno tutto e coloro che ignorano tutto.
Ada Cortese
Tutti i diritti sui testi qui consultabili
sono di esclusiva proprieta' dell'Associazione G.E.A. e dei rispettivi Autori.
Per qualsiasi utilizzo, anche non commerciale,
si prega prima di contattarci:Associazione GEA
GENOVA - Via Palestro 19/8 - Tel. 339 5407999