Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2004 Pag. 5 Cristina Allegretti


Cristina Allegretti

 SCHEDE 

MNEMOSYNE

All'origine della memoria c sempre:"la ricerca di qualcosa di perduto e di irrinunciabile (..) qualcosa che necessita di essere guardato nuovamente." (M. Zambrano)

Mnemosyne, nella mitologia dell'antica Grecia è la personificazione della Memoria, è figlia di Urano e di Gaia, appartiene al gruppo delle Titanidi. La leggenda dice che da nove notti di unione con Zeus, nacquero le nove Muse, che non sono soltanto le cantatrici divine, ma presiedono al Pensiero, sotto tutte le sue forme: eloquenza, persuasione, saggezza, storia, matematica, astronomia.
Galimberti ci informa che: "la memoria è la capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri… Non esiste un centro neuronale della memoria. La memoria non è localizzata in singole zone ma è piuttosto il risultato dell'interazione dell'intera attività corticale." Si potrebbe azzardare che la Memoria sia lo strumento attraverso cui il pensiero si estende lungo tutta la dialettica del tempo: passato, presente, futuro; che essa rappresenti l'estensione e la sua immortale presenza; la memoria infatti ci riporta ad altri concetti filosofici e fisici: il tempo, lo spazio e quindi il divenire.
Aristotele nel "De memoria" sostiene: "La memoria non è dunque né sensazione, né concetto, ma un certo possesso o affezione di queste ultime, quando interviene il tempo.. Cosicché quelli che percepiscono il tempo sono gli unici, fra gli animali, a ricordare, e ciò per mezzo di cui ricordando è ciò per mezzo di cui essi percepiscono (il tempo)". Parlare della memoria ci riporta all'origine del pensiero occidentale ovvero alla filosofia greca. Platone è il primo filosofo a dare una rilevanza filosofica alla memoria , e lo fa con la dottrina della anamnesi la quale si rifà alla reminiscenza dell'anima che, stimolata dalle sensazioni si ricorderebbe delle idee eterne.
La storia della filosofia occidentale può essere vista come storia del pensiero, del suo divenire, e quindi anche filosofia della memoria in quanto è stata oggetto di riflessione da parte dei più importanti pensatori: da Aristotele a Agostino, da Locke a Leibniz, da Schelling a Bergson alle teorie evoluzioniste.
La memoria è un concetto complesso che si insinua nel cuore del divenire; essa è il filo conduttore tra il passato e il presente; la memoria evoca il tempo, il divenire, il movimento, il molteplice quale altro lato dell'essere.
I grandi mistici quali M. Eckhart parlano del vuoto quale esperienza interiore essenziale per accedere alla vera e concreta dimensione spirituale, ovvero di vuoto come distacco dai propri contenuti personali per poter accedere a una dimensione "altra". Ebbene la memoria dei filosofi ha come contenuto la memoria della totalità universale e dunque il richiamo a non identificarsi solo nella propria dimensione personale. Questa dinamica a cui i filosofi ci richiamano è la stessa del vuoto a cui i mistici ci sollecitano, in quanto il luogo d'incontro per una "rinascita" spirituale è la medesima: essa è l'unico luogo dove è possibile ritrovare i propri pensieri vitali e concreti, essa è il luogo dell'universale.
La memoria ha quindi duplici contenuti a seconda che il soggetto in questione sia la dimensione particolare o la dimensione sovrapersonale. Si distingue tra una memoria personale e una memoria sociale: "che rappresenta uno dei modi fondamentali di affrontare i problemi del tempo e della storia, in rapporto a cui la memoria si trova ora indietro ed ora più innanzi". Schelling riflette sul fatto che nell'uomo:
" il principio sovramondano non è libero nella sua purezza originaria, ma legato a un altro principio inferiore. Quest'altro principio è esso stesso il risultato di un divenire e quindi per sua natura nesciente e oscuro; esso oscura necessariamente anche quello più altro, col quale si trova unito. In quest'ultimo giace il ricordo di tutte le cose.
Nell'uomo, dunque, vi è un principio che dev'essere portato a ricordare e un altro che conduce al ricordo: uno, nel quale si trovano le risposte per tutte le domande della ricerca, e uno che ricava dall'altro queste risposte"
.
I ricordi pesanti, quelli che vorremmo dimenticare sono i ricordi che nascondono il tesoro. La memoria è custode della conoscenza che, se non viene alla luce, ricade nell'oblio e noi, dimenticati da noi stessi, ci sentiamo come Oblomov, senza storia.
"La memoria, quest'arte di saper trattare col tempo è infatti - per Maria Zambrano- un elemento decisivo, perché coinvolge la modalità stessa della conoscenza e rappresenta il necessario elemento mediatore, e di riscatto, tra vivere e pensare".
La memoria ci riporta a noi stessi, anche se essa necessariamente si accompagna al processo inverso, ovvero allo smantellamento delle nostre vecchie identità: nel bisogno di dimenticare si cela il bisogno di cambiamento.
"Questo è l'essenziale e interminabile lavoro della memoria nella sua funzione vitale per il pensiero e la conoscenza: vedere di nuovo. (...)Tornare e vedere esseri e cose afferrati sempre a metà dall'intelletto, violentemente catturati dalla percezione, o lasciati passare senza reagire e precipitati tutti negli inferi dove giace e geme quanto è stato visto solo a metà, sottratto violentemente al suo ambiente; ciò che è stato appena intravisto, 'a malapena vissuto', che non ha avuto tempo per essere del tutto vivo… La 'ricerca del tempo perduto', in cui consiste la memoria riscattante, non è l'attardarsi nostalgico nelle immagini del passato, nell'impossibile ricerca di far rivivere l''ora di 'allora', ma l'accordare alla vita vissuta quello che non le fu concesso:
più tempo per poter permanere; il tempo di una rinascita, di una nascita in altro modo, questa volta nel campo della visione. La memoria riscatta non dal tempo ma dalla potenza negatrice del tempo, offrendo a ciò che è caduto fuori dalla vista _ che si è lasciato sfuggire nella fugacità del tempo, che per distrazione o fretta di andare abbiamo lasciato ai margini della strada e che solo rifacendo il percorso possiamo davvero vedere _ un 'essere', ossia stabilità e permanenza, capacità di resistere all'impeto della corrente" (*
).
La memoria e il suo rovescio: il "vuoto", il superamento del divenire, sono uno strumento del Sé nel quale si manifesta il cammino interiore; i ricordi ci indicano le dinamiche su cui dobbiamo lavorare, ma ci rimandano anche ai momenti positivi, alla percezione di essere nella vita, di essere la vita, percezione che dobbiamo preservare nei momenti bui, cupi.
Spesso senza nessun motivo apparente ci arrivano ricordi dolorosi, altre volte un sentire antico che ci permette di percepire la vibrazione di "essere semplicemente vivi" e di "essere eterni". In questi momenti è difficile distinguere il passato dal presente e dal futuro. In questi momenti la memoria non ci rimanda a momenti frantumati della nostra vita. In questi momenti il vuoto dei mistici, il presente assoluto, lo spirito, la sacralità non hanno altro luogo che il nostro essere. In questi momenti non possiamo non vedere dietro alla memoria una mano ferma e sicura che ci porta là dove dobbiamo stare, là dove l'unica cosa che non c'era ancora è la nostra presenza.
Finiamo con un omaggio a Severino e al suo pensiero seducente:
"La "memoria" non conserva i barlumi del passato, ma lo mostra intatto, nel suo essere ciò che da sempre e per sempre esso è. L'apparire del risultato non è l'apparire del tempo, ma del sopraggiungere degli eterni".

(*)Rosella Prezzo in: Filosofia ritratti corrispondenze Tre Lune Ed. C.A.


Cristina Allegretti


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