Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Marzo 2004 | Pag. 8° | Carla Gianotti |

RACCONTI
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IL DHARMA DI UNA REGINA BUDDHISTA
La regina Srimala, una figura di donna di stirpe reale, profondamente devota alla dottrina del Buddha, si fa portavoce di un insegnamento di altissimo valore qual é la teoria del Tathagatagarbha, frutto maturo di una profonda e complessa speculazione filosofica.
Carla Gianotti (*), nostra futura ospite nel convegno "La Dea dai mille volti", con straordinaria sincronicità, ci offre un articolo che ci permette di continuare a riflettere sulla interdipendenza tra impegno sociale e impegno spirituale, tema con cui abbiamo aperto questo numero di Individuazione.
E' assai significativa la storia che la curatrice ci riporta, nella quale si sottolinea, e tutta al femminile, la coscienza del carico di responsabilità : Camtisiri è una principessa realmente esistita che, come d'uso, si sentiva responsabile della prosperità del buddhismo. Srimala è invece la regina a cui tocca, nel simbolo di una trasposizione letteraria, il dono dell'incontro diretto con Buddha.Nella vallata della bassa Krishna a circa 150 chilometri da Hyderabad, la capitale dello stato indiano dell'Andhra Pradesh, sorge il Nagarjunasagar un grande lago artificiale costruito negli anni Sessanta sbarrando il corso del fiume Krishna.
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Sotto il lago, le cui acque permettono di irrigare tra un monsone e l'altro 830.000 ettari di terreno arido e difficile, giace la valle di Nagarjunanakonda, uno dei centri buddhisti più vitali e prosperi dell'India antica.
La scoperta di Nagarjunakonda risale al 1920 quando un insegnante, aiutato da alcuni contadini della zona, riuscì a penetrare la fitta giungla che ne occludeva completamente il sito. Gli scavi archeologici, che iniziarono poco dopo e che si protrassero sino agli anni Sessanta, portarono alla luce una vasta area costellata dalle strutture di vari edifici buddhisti e induisti.
La duplice necessità di salvare un pezzetto di storia da un lato e di curarsi dei bisogni della popolazione locale costruendo una diga dall'altro, condussero il Governo Indiano ad una massiccia opera di scavo e di documentazione del sito, alla rimozione dei resti archeologici e alla loro ricostruzione sulle alture vicine il lago stesso.
Nagarjunakonda conobbe il suo periodo di massimo splendore quale centro di fede buddhista nel corso del III e del IV secolo d.C. durante il regno della dinastia degli Iksvaku. E' a questo periodo infatti che risalgono la costruzione del Grande Stupa (Mahacetiya) che conteneva alcune sacre reliquie del Buddha (oggi custodite a Sarnath) e di vari complessi monastici facenti capo alle diverse scuole buddhiste qui presenti.
Dalle iscrizioni in nostro possesso sappiamo che i sovrani della dinastia degli Iksvaku aderivano al credo induista e che molto probabilmente erano tutti di fede sivaita. Chi furono allora quei generosi protettori che nonostante lo sivaismo dominante, fecero di Nagarjunakonda un centro buddhista così fiorente e famoso da attirare monaci in gran numero fin dall'isola di Sri Lanka e forse anche dalla lontana Cina?
La risposta non va cercata troppo lontano. In seno alla stirpe reale degli Iksvaku o a gruppi famigliari con questa imparentati risulta infatti attestata la coesistenza di credi religiosi diversi, induisti e buddhisti appunto.
Mentre i sovrani della dinastia erano, come si è detto, induisti e di fede sivaita -così come sivaita era tutta la discendenza in linea maschile- le donne di lignaggio reale aderivano invece alla dottrina del Buddha.
La fede buddhista delle donne di rango reale non era confinato ad un ambito personale, ma veniva professata apertamente e quasi vistosamente proprio patrocinando la costruzione di quei monumenti buddhisti per cui Nagarjunakonda andava famosa. Tra le devote di sangue reali di cui le iscrizioni ci hanno tramandato memoria, spicca il nome della principessa Camtisiri, sorella del re Virapurushadatta (240/250 _ 265/275 d.C.ca), cui viene attribuita la costruzione di uno degli edifici più notevoli di Nagarjunakonda, ovvero il Mahacetiya o Grande Stupa.
L'immagine di donne devote ed eminenti, storicamente responsabili della prosperità del buddhismo in alcune zone dell'India meridionale, trova una interessante trasposizione letteraria in un testo filosofico buddhista intitolato Srimaladevisimhanada sutra (Il ruggito di leone della regina Srimala). Si tratta di un sutra della scuola buddhista del Mahayana o Grande Veicolo compilato molto probabilmente nel III°-IV° secolo d.C. e dunque contemporaneo alla fioritura del centro buddhista di Nagarjunakonda o a questo di poco posteriore.
Ne "Il ruggito di leone della regina Srimala" il ruolo di protagonista è svolto, non come solitamente avviene in questo tipologia di testi da un bodhisattva (essere d'illuminazione) o da un bhiksu (monaco), ma dalla regina Srimala appunto, la figlia del re Prasenajit del Kosala e della regina Mallika, una figura di donna profondamente devota alla dottrina del Buddha e dotata di qualità d'eccezione.
E' dal Buddha miracolosamente apparso di fronte a lei che la regina Srimala riceve la profezia circa la sua futura realizzazione: per incalcolabili eoni essa sperimenterà una perfetta sovranità fra uomini e dei e dopo 20.000 eoni diventerà Buddha con il nome di Samantaprabha "Radianza Universale".
Nella Terra di Buddha in cui rinascerà - di cui non si dice il nome - non ci saranno destini infelici: gli esseri che qui abiteranno seguiranno tutti le dieci azioni virtuose e, senza mai sperimentare malattia, vecchiaia o altre condizioni di sofferenza, godranno di ogni sorta di delizia.
In seguito alla predizione ricevuta, la regina Srimala pronuncia di fronte al Buddha dieci grandi voti di carattere etico, i quali così recitano ( Srimaladevisimhanada sutra, cap.I, 1):(1) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo primo voto, che non possa sorgere in me alcun pensiero che vìoli la moralità.
(2) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo secondo voto, che non possa sorgere in me alcun pensiero irriverente verso i Maestri.
(3) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo terzo voto, che non possa sorgere in me alcun pensiero di rabbia e di malevolenza verso gli esseri senzienti.
(4) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo quarto voto, che non possa sorgere in me alcun pensiero di gelosia per gli onori e la perfezione degli altri.
(5) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo sesto voto, che non possa sorgere in me alcun pensiero di bramosia _non importa quanto frugale sia il cibo donato.
(6) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo sesto voto, che non possa accumulare beni a mio proprio vantaggio, ma che li possa impiegare per prestare soccorso ai poveri e a coloro che sono soli.
(7) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo settimo voto, che attraverso le quattro condizioni di conversione, possa essere di beneficio agli esseri senzienti, evitando di convertirli per il mio proprio scopo; soprattutto, possa io convertire gli esseri senzienti con la mente sgombra da cose materiali, possa non essere mai insoddisfatta, e possa non mai indietreggiare [in tale scopo].
(8) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo ottavo voto, che allorchè nel futuro io veda degli esseri senzienti che sono soli, insidiati dalle avversità e costretti, malati, afflitti, poveri e infelici, io non possa dimenticarmi di loro per un solo istante fino a che essi non si siano ristabiliti. Signore, vedendoli afflitti dalla sofferenza, possa io liberarli da ognuna di queste sofferenze; possa io lasciarli, dopo aver elargito loro dei beni.
(9) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo nono voto, che qualora io veda persone che si dedicano ad attività peccaminose come il commercio di maiali, oppure che violano la Dottrina e la Disciplina proclamata dal Tathagata, possa io non sottovalutare la cosa; e che dovunque io risieda, in città, villaggi, grandi città, distretti o capitali, possa io distruggere ciò che deve essere distrutto e possa io proteggere ciò che deve essere protetto (10) Signore, da ora e sino all'Illuminazione, io faccio questo decimo voto, che possa, avendo abbracciato la Illustre Dottrina, non dimenticarla neppure per un solo istante. Quale il motivo? Signore, se uno dimentica la Illustre Dottrina, quello dimentica il Grande Veicolo . Particolarmente interessanti dal punto di vista storico risultano il sesto e l'ottavo grande voto. La sollecitudine che la regina Srimala mostra infatti in ambito sociale, promettendo di alleviare le sofferenze dei poveri e degli oppressi, sembra quasi l'eco letteraria della solerte attività sociale che Camtisiri, la storica principessa degli Iksvaku, svolse a Nagarjunakonda prendendosi cura dei più poveri e tormentati da un lato e promuovendo una intensa attività di edilizia religiosa a favore del buddhismo dall'altra.
Ma torniamo alla regina Srimala, che dopo i dieci grandi voti pronuncia, sempre di fronte al Buddha, le tre grandi aspirazioni (Srimaladevisimhanada sutra, cap.II, 3):(1) Signore, per la benedizione della verità e per la radice di virtù che consiste nell'accumulare meriti con l'essere di beneficio agli innumerevoli esseri senzienti, possa io comprendere l'Illustre Dottrina in tutte le mie vite.
(2) Signore, avendo ottenuto la comprensione della Illustre Dottrina, possa io insegnare la Dottrina agli esseri senzienti senza sosta, né stanchezza. Questa è la mia seconda grande aspirazione.
(3) Signore, durante l'insegnamento della Illustre Dottrina, senza alcun riguardo per il mio corpo, la mia forza vitale e i miei beni, possa io avere l'aspirazione di proteggere e di sostenere l'Illustre Dottrina. Questa è la mia terza grande aspirazione (cap. II, 3).Qual è allora la Dottrina che la regina Srimala desidera esporre e per la quale prega più volte il Buddha di conferirle il dono dell'eloquenza? Si tratta della teoria del Tathagatagarbha (lett. embrione o essenza del Tathagata ), secondo cui tutti gli esseri possiedono in sé il seme della natura di Buddha, seme che, se amorevolmente coltivato attraverso il percorso spirituale indicato nel Mahayana, manifesterà naturalmente il suo frutto nella Illuminazione finale.
La teoria dell'essenza del Tathagata, che costituisce il risultato di speculazioni e dibattiti filosofici sviluppatisi nel corso di diversi secoli, è in realtà - nonostante forse la semplicità apparente - una dottrina complessa e difficile dalle molte implicazioni filosofiche. Già anticipata in qualche modo nelle scuole del buddhismo antico, e specialmente in quella del Mahasamghika, là dove si afferma che la coscienza degli esseri è nella sua vera natura assolutamente pura, essendo le impurità o contaminazioni che la oscurano di natura accidentale, la dottrina del Tathagatagarbha viene esposta per esteso per la prima volta proprio ne "Il ruggito di leone della regina Srimala", un testo che diventerà il punto di riferimento obbligato per le opere successive sullo stesso argomento (così l'Uttaratantra o Tantra Supremo, il primo trattato che presenti una esposizione sistematica di tale dottrina, dipende in larga misura dal testo del Srimala e contiene, nel suo impianto filosofico, ben poco di nuovo rispetto a quello).
L'insegnamento di Srimala è dunque un insegnamento vasto e profondo, così come viene confermato dalle parole di elogio che il Buddha rivolge alla regina al termine del sutra: "Eccellente, molto eccellente, opportuna e pertinente è la vostra spiegazione sui mezzi per ben proteggere se stessi nella profonda Dottrina e la vostra spiegazione per vincere i nemici della Illustre Dottrina! Regina, la venerazione di centomila Buddha desta minore meraviglia della vostra spiegazione sul significato [della teoria del Tathagatagarbha] " .
La regina Srimala, una figura di donna di stirpe reale, profondamente devota alla dottrina del Buddha, si fa dunque portavoce di un insegnamento di altissimo valore qual è la teoria del Tathagatagarbha, frutto maturo di una profonda e complessa speculazione filosofica, e questo sembra verosimilmente configurarsi come un autentico atto di omaggio letterario al ruolo di primo piano che donne laiche ed eminenti storicamente ebbero nella diffusione del buddhismo nell'India meridionale e di cui i resti degli edifici ancora oggi visibili sulle colline che guardano il Nagarjunasagar sono soltanto una vaga testimonianza.
Riferimenti bibliografici
E. Rosenstone The Buddhist Art of Nagarjunakonda, in Buddhist Tradition Series, vol.
25, Motilal Banarsidass Publishers, Delhi 1994.
J. Takasaki, A Study in the Ratnagotra-vibhaga ( Uttaratantra) being a treatise on the Tathagatagarbha Theory of Mahayana Buddhism, Serie Orientale Roma, Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, Roma 1966. Alex and Hikedo Wayman, The Lion's Roar of Queen Srimala, repr. Motilal Banarsidass, Delhi 1990.(*) Carla Gianotti Tibetologa e studiosa di buddhismo, ha pubblicato una versione de La vita di Milarepa ( UTET, Torino 2001) e ha curato il volume Cenerentola nel Paese delle Nevi. Fiaba tibetana ( UTET, 2002). Si occupa in particolare della dimensione mistica e della dimensione femminile all'interno del buddhismo indo-tibetano.
Carla Gianotti
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