Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale
a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Giugno 2004 | Pag. 2° | Ada Cortese |

FONDO
UN PO' PER CELIA, UN PO' PER NON MORIRE
A volte ho l'impressione che, per parlare dei gruppi "evolutivi" e "autocentrati", non ci sia di alcuna utilità ricorrere ai modelli psicoanalitici A volte ho l'impressione che, per parlare dei gruppi "evolutivi" e "autocentrati", non ci sia di alcuna utilità ricorrere ai modelli psicoanalitici
Durante la partecipazione al convegno su "La Dea dai mille volti" iniziavo il mio intervento con "dò per scontata la conoscenza del modello junghiano dell'inconscio, della struttura psichica .".
In realtà a volte ho l'impressione che, per parlare dei "nostri" gruppi, ovvero dei gruppi evolutivi secondo la nostra visione del mondo e della nostra ricerca, ricorrere ad altri modelli, siano essi la psicoanalisi junghiana o quella freudiana, al fine di trovare una legittimità ed una radice familiare, non ci sia di alcuna utilità per il semplice fatto che in essi non troviamo assolutamente niente che ci possa accompagnare ed è giusto che sia così.
L'inutilità si fa sempre più evidente quanto più ci si immerge nel particolare di questi modelli, ovvero quanto più ci si addentra nel modello psicoanalitico con l'intento di determinare e specificare meglio il suo oggetto perché, proprio nel suo tentativo di costituirsi "oggettivo" e "scientifico", dunque riproducibile, esso perde, oltre che il senso di realtà, la possibilità di farsi alleato del bisogno più profondo dell'uomo che non è psicologico bensì spirituale.
E poiché è sempre a questo livello che, idealmente, intenzioniamo e predisponiamo il nostro animo più profondo quando incontriamo l'Altro Universale Umano, il Gruppo, ecco che dell'analisi propriamente detta non avremmo, a rigore, bisogno.
Nella specificità dei bisogni e delle miserie umane a cui le cosiddette scienze psicologiche cercano di rispondere abbiamo compreso che vi può essere spazio, legittimo ed onestamente valido al fine, solo per l'approccio psicoterapico. Oltre questo confine si apre e si mostra l'orizzonte verso cui decollare e volare per una ricerca comune evolutiva.
E tutto quanto lavora per portare dal primo approccio, psicoterapeutico, al secondo, evolutivo, è comunque inerente all'area della psicoterapia.
Senonchè possiamo dire che anche all'interno del nostro muoverci psicoterapeutico la nostra migliore alleata è sempre stata la corrispondenza amorosa del Sé nella sua percezione duplice e reciproca tra i due del lavoro psicoterapeutico. Come a dire che in realtà si può lavorare a questo modo solo tra chi si percepisce simile.
Non amiamo l'Io e le sue categorie. Amiamo la possibilità regalata, la grazia, il dono, l'oltre, la leggerezza, la teurgìa. Su questa strada l'Altro ti segue finché si affida per poi scoprire in sé la facoltà di suonare autonomamente il suo organo spirituale.
Per il costante equivoco in cui la struttura psichica del sistema uomo ricade è assai difficile procedere e realizzare il " progetto Gea" così come in noi ancora si pensa e si sogna.
Difficile, forse al momento impossibile.
Ma ecco che proprio mentre pensiamo alla difficoltà e forse all'impossibilità, ci troviamo catapultati nell'area del paradosso. Così cogliamo la divisione e dunque i limitanti e poveri "risultati" individualistici e individuali da un lato. E contemporaneamente cogliamo il potere che sembra svilupparsi e manifestarsi, anche secondo evidenza sensibile, nella condizione di "Sé di gruppo", dall'altro.
Abbiamo profondamente compreso quel che l'essere in tanti altri che ci precedono voleva e diceva perché è ciò che l'essere insiste, seppure con altri metodi, a ribadire anche a Gea: provare a convergere con altri nell'interesse altruistico per eccellenza e dunque di converso nel disinteresse personalistico per eccellenza.
Ma agli occhi dell'Ego applicarsi a tale lavoro pare sempre prematuro. In effetti è vero: l'Ego non sarà mai in grado, da solo e secondo le sue categorie, di applicarsi a questo. Esso chiederà sempre attenzioni per maturare, crescere, ordinare, trovarsi, risanarsi, liberarsi, legittimarsi, ecc.ecc.
Comprendiamo ora profondamente quanto sia falso tutto questo. Capiamo tutte le correnti spirituali quando invitano "ad andare subito verso il cielo, a volare subito".
Non v'è bisogno di altro. Certo che anche chi "vola" è comunque fatto di carne e dunque anche egli produrrà scorie. Non ha troppo senso per chi è a terra lamentarsi di ciò che può colpirlo dall'alto...
Quello che stiamo cercando di mettere a fuoco sono le capacità insite nel gruppo quando si trovi in particolari stati d'interiorità condivisa.
Se per un verso siamo messi a dura prova reciprocamente dalle incomprensioni relazionali interpersonali, ci si fa assistere ad eventi che, in virtù del nostro fare gruppo e al di là dei nostri limiti, spesso ci lasciano senza parole, sbigottiti e attoniti. Per la meraviglia.A.C.
Ada Cortese
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