Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale
a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Giugno 2004 | Pag. 3° | Ada Cortese |

METODO
GRUPPO E FEMMINILE
Reclamare il primato dello spirito significa semplicemente restituire senso ad ogni lotta che necessariamente viene condotta nel segno del femminile sottostante.
Mi pare di poter cogliere una equivalenza tra la mia percezione dei piccoli gruppi psicologici e la mia percezione attuale di grandi masse (le nostre occidentali, almeno) come se entrambe le famiglie di gruppi, fossero attraversate da identico anelito. Le masse, stranamente, non sembrano idrocefale; anzi pare abbiano, sul piano visionario della lungimiranza e della progettualità amorevole, più saggezza dei singoli, dei leaders.
E' vero, esse sono fenomeni transitori ed effimeri e, proprio come uno sciame di effimere, vivono il tempo necessario per passare ai singoli iniezioni di fiducia, di sogni e di utopia; oppure per passare l'esatto opposto.
Lontano da noi, le masse straniere ci fanno paura. Ma non siamo in condizioni di poterle giudicare.
A casa nostra le masse pare vogliano pace, dialogo interculturale e interreligioso, rispetto per la madre Terra.
Vogliono un nuovo stile di vita perché ben sanno che non si può estendere il nostro, ovvero lo spreco occidentale, agli altri.
O la Terra scoppia.
Dunque nuovo stile e nuova filosofia di fondo per tutti.
Le masse non vogliono bandiere: sono sempre i professionisti della bassa politica che vanno a piantarci su, come fossero merce da saccheggiare, bottino di guerre, le loro insegne.
Le masse sono oltre le partigianerie.
Queste sono espressioni di tendenze evidenti.
Non voglio né posso atteggiarmi a politologa, sociologa o economista.
Voglio solo dire che ci sono punti energetici importanti seppure effimeri, senza durata, che _ anzi - forse proprio per questo, perché sono in piena libertà e purezza, sanno proiettare sul grande schermo della collettività la visione corretta e veritiera della realtà.
Ciò che si sviluppa nei gruppi senza ideologie è ciò che si sviluppa nell'Uomo interiore rimasto senza riferimenti esistenziali.
E' la fase della crisalide, del bruco che si farà farfalla.
Anche nei gruppetti psicologicamente orientati il collante di base è analogo: senza oggetti intermediari che li definiscano "gruppi di lavoro" e che tranquillizzino i partecipanti, il gruppo psicologico, meglio ancora il gruppo psicoanalitico, porta implicitamente l'unico grande bisogno comune di "togliere il male".
E questo può far maturare il gruppo fino a quel risultato terapeutico:
lenire sofferenza e dolore nell'intuizione di un senso più vasto che sappia comprenderli.
Dopodichè il gruppo può sciogliersi, oppure trasformarsi da gruppo psicoterapeutico in gruppo evolutivo .
E con quali risorse?
Rinominiamo il potere. Ma non è più il potere egoico dei partecipanti singoli.
E' il potere dell'inconscio collettivo. Si tratta di un potere immenso.
E sa di divino.
E divina è la sua azione che si lascia scorgere agiatamente nei gruppi che lo evochino.
I gruppi psicoanalitici, evolutivi ed autocentrati, in realtà si fondano su di una stringata essenziale metodologia che così oggi si potrebbe riassumere: essa è nient'altro e nientemeno che una forma di teurgia, un operare divino che di questo consta: nella certezza che, al di là di ogni contrapposizione edipica - che tratterrebbe il padre divino lontano da noi in un gelido e solitario empireo, a noi lasciando la dannata e sempiterna parte edipica degli esuli infanti aggressivi e fratricidi - operare _ dicevo _ liberi di sapere che in noi è quel potere ad agire, perché ci attraversa, perché è da esso che nasce ogni più grande passione, perché ci sostanzia ma non si esaurisce con noi, perché però pur da noi dipende per riconoscersi e per reintegrarsi.
Come ci additano i tanti sogni in cui si chiamano i gruppi che a ciò lavorano: " i collaboratori di dio".
Questo "potere" coincide forse con la sapienza e la facoltà pensante dell'Universo.
Nella misura in cui lo evochiamo esso risponde e vive ed è capace di grandi movimenti e gesti concreti.
Nella misura in cui lo abbandoniamo, resta solo l'universo materiale, sia esso della prima natura, sia esso della seconda e più umana natura.
S. Montefoschi sostiene, con il candore e la spudoratezza ad un tempo, tipica di tutti i grandi visionari e divinamente folli, che la massa mancante all'universo secondo i calcoli e le formule dell'astrofisica, quella massa che, trovata, renderebbe conto di una possibile inversione di tendenza nel processo di entropia e di progressivo distanziamento delle galassie tra loro, corrisponderebbe proprio alla materia pensante sparsa per l'universo. E fino a che essa, attraverso i pensanti umani non solo terrestri ma di tutto l'universo, non arriverà ad autopercerpirsi, sarà come non esistesse e i pensanti cercheranno sempre nella contrapposizione ciò che in quella logica non potrà essere trovato per il semplice fatto che in quella logica, pur intaccata dalla fisica subatomica, non c'è posto significativo per l'osservatore pensante.
Scienziati della portata di T. de Chardin, di F. Capra, di J. Charon, di P. Davies, paleontologo il primo, fisici gli altri tre non sono riusciti a spostare la bolla filosofica da cui osservare scientificamente il Tutto.
Dunque abbandono questo impervio sentiero della scienza perché, per quanto ci necessita, ovvero per potere osservare l'anonima divina azione, ho solo da presenziare alla vita dei miei gruppi, alla loro vita sottile, alla loro soggettualità sovrapersonale seppure essa stessa di natura personale e in carne e ossa.
La metodologia tenta, proprio come suggerisce S. Montefoschi ne "Il sistema uomo", di abbattere il privatismo e l'ego di gruppo con la formazione, per esempio, di intergruppi periodici in cui si affievolisca l'ego e ricada a cascata sui singoli partecipanti l'energia che si libera dal suo indebolimento sia pure transitorio, e dall'indebolimento del corrispondente attaccamento ad esso, attaccamento che è causa e frutto di ogni umana sofferenza e di ogni umana incomprensione.
Qui si fanno evidenti i collegamenti all'Oriente, a Jung, al Vangelo, al Cristo degli Apocrifi, all'esperienza mistica di Silvia con Giovanni il teologo. Giunti a questo punto c'è posto per ogni esperienza trascendente perché la si può cogliere attraverso il grande occhio universale e divinizzato.
Solo in questa visione è superato lo scandalo (l'errore).
Lo scandalo è nell'occhio limitato che proietta i suoi confini e la sua ignorante barriera nonché la contrapposizione.
Oltre non c'è delirio di onnipotenza: c'è la reiterata e sempre sorprendente, numinosa esperienza della relazione fondamentale che in un sol tempo è conservazione e superamento dell'Alterità essenziale.
Reclamare il primato dello spirito significa, dunque, semplicemente restituire senso ad ogni lotta che necessariamente viene condotta nel segno del femminile sottostante. Femminile qui inteso succintamente come cuore, conoscenza e contingenza in un sol tempo; o, ancora, come quel modo di sentirsi immediata emanazione della Vita che attraverso di noi intenderebbe conservarsi.
In altra metafora l'umanità ha bisogno di parlare apertamente del senso che essa da sempre va cercando. La sua destinazione. E oggi lo fa sempre più consapevolemente attraverso il Gruppo, la Massa, il Femminile.
Ada Cortese
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