Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale
a cura dell'Associazione GEA
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Giugno 2004 Pag. 9░ Cristina Allegretti


Cristina Allegretti

 RICERCHE 

ESSERE E NON TEMPO

"PoichŔ il tempo trascorre nella mutabilitÓ, non pu˛ essere coeterno all'eternitÓ immutabile" (*)

Il tempo è sempre stato correlato, dai filosofi dell'antica Grecia, al movimento. Tale concezione deriva dalla negazione di esso da parte degli Eleati.
Il tempo è sempre stato indagato dall'indagine filosofica. Ecco alcune definizioni che di esso incontriamo lungo la storia del pensiero:
Parmenide (550-450 a.C.) Il tempo non esiste, è pura illusione. L'essere è ingenerato, immobile ed eterno. Se infatti fosse nel divenire e perciò nel tempo, implicherebbe il non-essere, cosa del tutto assurda dal momento che il passato non è più, mentre il futuro non è ancora… "Intorno alla natura".
Platone (428 347 a. C.) Il tempo nasce insieme al cielo ed è misurato dagli astri. I movimenti circolari dei pianeti sono l' "immagine mobile dell'eternità" e, come una sorta di immenso orologio cosmico, scandiscono e danno ordine al divenire del mondo.. "Timeo".
Aristotele (384-322 a. C.) Il tempo è indissolubilmente legato al movimento: in un universo immobile e senza una mente che la misuri, la dimensione della temporalità non potrebbe esistere.
Il mondo è eterno e perciò sia il tempo che il movimento sono
infiniti. "Fisica".
Agostino (354-430) L'opinione della temporalità è l'anima. E' dall'interiorità dell'uomo, infatti, che il tempo deriva la sua natura fuggevole e inafferrabile. Esso, infatti, non misura il divenire delle cose esterne, bensì il distendersi e il ripiegarsi della coscienza in quanto memoria e attesa. "Confessioni".
Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) Il tempo, così come lo spazio, è una realtà ideale e non oggettiva. Esso è infatti un "ens rationis", cioè un fenomeno che nasce in conseguenza della successione delle cose.
Se non esistessero le creature, la temporalità sarebbe rimasta soltanto un'idea di Dio
. "Discorso di metafisica".
Immanuel Kant (1724-1804) Il tempo è affatto qualcosa di oggettivo e assoluto, bensì una proprietà umana. Esso è una categoria innata della mente che rende possibile la conoscenza: la temporalità organizza le percezioni sensibili e fa in modo che queste giungano all'intelletto "Critica della ragion pura".
Friedrich Nietzsche (1844-1900) Il tempo non ha né inizio né fine.
Presenta una natura ciclica. Tutto ciò che accade è destinato a ripetersi, sempre uguale, all'infinito. L'eternità, dunque, è simile a un sentiero ricurvo. Guai, però, a disperarsene: bisogna amare la vita come se ogni suo attimo fosse irripetibile
.
"Così parlò Zarathustra".
Martin Heidegger (1889-1976) L'uomo, il tempo e il mondo non sono pensabili come tre entità distinte l'uomo infatti, più che avere tempo, "è" il tempo, nel senso che la temporalità è ciò che rende possibile e sostiene il suo essere nel mondo. Non si dà esistenza alcuna se non nel tempo "Essere e tempo".
Da un lato il tempo è correlato e relegato alla dimensione fisica, il tempo della vita e della morte, alla dimensione corporale quale è percepita dai nostri cinque sensi; dall'altro c'è il tempo dello spirito, della consapevolezza; se nel primo il passaggio è dalla vita alla morte, nel secondo il passaggio è dalla ripetizione alla trasformazione, alla maturità dello spirito.
Rispetto a questo lato è buffo pensare come ciascuno abbia il proprio tempo. L'unico tempo che gli esseri umani riescono a condividere è il "non tempo" che correliamo alla dimensione della consapevolezza dell'essere: in quel punto ciascuno di noi vive libero dalla percezione spazio temporale e dalla dimensione sia individuale che collettiva del tempo interiore.
Il tema del tempo è una altro aspetto della "memoria" che abbiamo affrontato nello scorso numero, è un altro modo di considerare il trascorrere del "tempo".
Senza tempo non ci sarebbe neppure la memoria, non ci sarebbe la storia, non ci sarebbe vita perché non ci sarebbe la "materia" né le informazioni necessarie perché si formino strutture sempre più organizzate e complesse di vita, di coscienza, di pensiero.
Abbiamo bisogno di scardinare la dimensione spazio temporale che ci lega alla dimensione parcellizzata del tempo biologico determinato dagli orologi (sempre più costosi, sempre più di moda) per recuperare la dimensione della consapevolezza e del non tempo, per recuperare la fiducia nell'eternità, la fiducia di poter condividere uno spazio e un non tempo con gli altri con i quali siamo in relazione.
Anni fa una giovane donna fece un sogno: " entrava nella macchina del tempo, di colore giallo, esplosiva, energetica, macchina dove si poteva viaggiare e entrare nello stesso tempo nel passato, nel presente, nel futuro".
Il tempo è un tema che tocca la scienza come la filosofia. Non può essere considerato da un solo punto di vista. Anche le scienze infatti hanno dovuto fare i conti con esso, cercando di procedere attraverso due linee: l'eternità e il tempo, la prima difesa dalla fisica dinamica, nata nel secolo XVII, e che vede identificarsi il divenire e l'eternità : "Come il pendolo perfetto oscilla intorno alla sua posizione d'equilibrio, così il mondo retto dalle leggi della dinamica si riduce ad immutabile affermazione della propria identità". (I. Prigogine); la seconda difesa dalla termodinamica, che è: "l'universo è l'evoluzione progressiva verso uno stato di equilibrio caratterizzato dal livellamento di tutte le differenze. Il pendolo, qui, ha cessato di essere perfetto e l'attrito lo destina all'immobilità dell'equilibrio." (I. Prigogine).
Renè Guènon, matematico e filosofo, prevede la mutazione del tempo in spazio: "Il tempo per effetto della potenza di contrazione che rappresenta, la quale tende a ridurre sempre più l'espansione spaziale a cui si oppone, consuma in certo qual modo lo spazio, senonchè, in tale azione contro il principio antagonista, il tempo stesso si svolge secondo una velocità man mano crescente, giacchè lungi dall'essere omogeneo come suppongono coloro che lo osservano solamente dall'unico punto di vista quantitativo, esso è, viceversa, "qualificato" ad ogni istante in modo diverso dalle condizioni cicliche della manifestazione a cui appartiene. Al suo limite estremo, la contrazione del tempo dovrà avere come conseguenza finale la riduzione di esso ad un unico istante, e la durata avrà allora veramente cessato d'esistere, essendo evidente che nell'istante non può sussistere alcuna successione. Così è che "il tempo divoratore finisce col divorare se stesso", talchè alla "fine del mondo", vale a dire al limite stesso della manifestazione ciclica, "il tempo non c'è più"; ed è anche questa la ragione per cui è detto che "l'ultimo essere a morire è la morte".
Potremmo chiamare infatti la Morte "sorella" del Tempo: all'unisono essi rappresentano la durata della nostra esistenza e dell'esistenza dell'Universo, così come la memoria ce l'ha sempre raccontata, lo spostamento dal tempo allo spazio potrebbe essere visto come lo spostamento dal divenire all'essere, dalla mutevolezza e sfuggevolezza alla sostanzialità.
Vorrei concludere con ciò che Castorp, il protagonista della:
"Montagna incantata", di Thomas Mann, dice a proposito del tempo: "Ma quale è l'organo del tempo? Me lo vuoi indicare? Vedi, ora sei con le spalle al muro.
D'altronde come facciamo a misurare una cosa della quale, a rigore, non sappiamo dire niente di niente, indicare nemmeno una qualità? Noi diciamo: il tempo trascorre.
Sta bene, lasciamolo trascorrere. Ma per poterlo misurare…Ecco, per essere misurabile dovrebbe trascorrere uniformemente, e dov'è scritto che lo fa? Per la nostra coscienza non lo fa, noi per motivi di ordine superiore poniamo soltanto che lo faccia, e le nostre
misure, scusami, sono soltanto convenzionali…"

(*) Agostino

Bibliografia:
Ilya Prigogine Isabelle Stengers: "Tra il tempo e l'eternità", ed. Boringhieri; A.A.V.V. "Filosofia del tempo" a cura di Luigi Ruggiu, ed. Bruno Mondadori; René Guénon: "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" ed Adelphi.


Cristina Allegretti


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