Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale
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| Giugno 2004 | Pag. 12° | Mario Quaglia |

RICERCHE
IL LINGUAGGIO GERGALE
Il Gergo é una sorta di "sotto linguaggio" che nasce e si sviluppa all'interno di gruppi.
Esso è costituito da parole, sigle o frasi che grazie alla comune cultura e la comune storia assumono significati speciali, condivisi e ben conosciuti all'interno del gruppo che lo genera e lo utilizza.
L'etimologia è la scienza che studia l'origine delle parole che formano il linguaggio, che ci descrive da dove provengono e come il loro significato si è trasformato nel tempo fino ai giorni nostri. Ma poco ci dice sui motivi che hanno determinato il successo di un termine nei confronti di un altro, ne ci mostra l'incredibile staffetta di termini che, nel tempo, hanno accompagnato per mano quel significato fino ai nostri giorni.
Quello che risulta evidente è che il linguaggio si comporta come un organismo vivente soggetto alle regole della propria giungla e che la sua storia non è altro che la storia di un mare che ribolle, ove le parole nascono e risplendono come meteore giusto il tempo che serve, e poi decadono e vengono sostituite con altre promosse, di volta in volta, come più idonee dalle ragioni della moda o della necessità.
Raccontare la storia del linguaggio, del "come" e del "quando" sorgano le nuove parole, raccontare la guerra dei sinonimi e di epici successi o disfatte sarebbe il mio sogno, ma si tratta di una impresa ciclopica e questa sede la meno indicata.
Pertanto, mi limiterò a descrivere, tra i vari fornitori di neologismi, il contributo del cosiddetto linguaggio "gergale", il quale sotto forma di citazioni, allegorie, metafore e "modi di dire" fornisce continuamente espressioni nuove e colorate al linguaggio corrente.
Il Gergo è una sorta di "sotto linguaggio" che nasce e si sviluppa all'interno di gruppi di lavoro o in senso più generale all'interno di qualsiasi gruppo di individui che abbia un'assidua frequentazione.
Esso è costituito da parole, sigle o frasi che grazie alla comune cultura e la comune storia assumono significati speciali, condivisi e ben conosciuti all'interno del gruppo che lo genera e lo utilizza.
Si pensi a titolo di esempio alle sigle SOS, OK e PC, rispettivamente usate al posto di "Aiuto", "Va tutto bene" e "Computer", alle parole "Roger" e "MayDay" nate nell'ambiente dei piloti di aviazione ed ormai internazionalmente utilizzate col significato di "Ricevuto" e "Emergenza" o alle espressioni "Far causa", "incidente probatorio" e "Contumacia" che tradotti dal legalese significano "chiamare in giudizio", "ricostruzione dei fatti" , "assenza dell'imputato".
Penso che sia inutile dilungarsi ad enumerare gli evidenti vantaggi derivanti dall'adozione, da parte di coloro che operano nello stesso ambiente, di un linguaggio tecnico comune (come abbiamo detto la comunicazione migliora e si riducono gli equivoci) ma quello che invece, a mio avviso, risulta interessante approfondire sono alcuni aspetti corollari che questa prassi induce e quei motivi e quelle circostanze che trasformano alcuni termini gergali assegnando loro speciali valenze, diverso significato e un "potere" che originalmente non avevano .
Il primo aspetto consiste nella capacità che l'adozione di un gergo comune ha di "far squadra", di accomunare e rendere riconoscibili l'un l'altro coloro che hanno le stesse conoscenze, appartengono allo stesso gruppo o alla stessa "casta". E ciò ci appare come "cosa buona", salvo contrabbandare il serio rischio che in alcuni gruppi privi di scrupoli, nasca la tentazione, esasperata e decadente di utilizzare il Gergo come linguaggio "iniziatico" ed a trasformarlo in un idioma oscuro utile e accessibile solo agli addetti ai lavori e quindi in strumento di potere "brandito" dagli "Unti" per discriminare o soggiogare coloro che non hanno, e non devono avere, accesso alle "sacre cose".
Si pensi agli scritti alchemici, al linguaggio oscuro dei vaticini, ai rituali delle società segrete e di alcune religioni, senza naturalmente trascurare il "burocratese" della modulistica istituzionale, il "politichese" dei rappresentanti del popolo, il "legalese" legislativo e chi più ne ha più ne metta.
Il secondo aspetto è rappresentato dal fascino che il "linguaggio di colui che sa" incute in "colui che non sa", e alla tendenza che hanno questi ultimi a fregiarsene (magari a sproposito) per dar peso ed autorevolezza alle proprie argomentazioni. E' il fenomeno che induce i bambini ad imitare il suono delle lingue straniere (ecolalia) o al "latinorum" degli ignoranti quando, perorando i propri interessi, cercano di intimidire altri ancora più ignoranti di loro.
Detto per inciso anche il cosiddetto "Latino Maccheronico" ha origini analoghe: infatti si racconta che nel medioevo i Benedettini destinassero i frati più colti alla copiatura degli antichi codici e i più ignoranti alle mansioni di cucina (ai maccheroni). Sembra che gli addetti alla cucina, durante la questua, cercassero di mascherare le loro umili mansioni aggiungendo qualche "..orum" o qualche "cumque" al loro volgare in modo che il loro sproloquio assomigliasse, almeno nel suono, al linguaggio colto degli invidiati colleghi. Furono proprio questi ultimi, con tolleranza ed un po' di ironia a definire, per l'appunto, "Latino dei Maccheroni" questo simpatico modo di parlare.
In maniera del tutto analoga, anche se con finalità lievemente diverse, alcune persone usano incastonare (ad arte) nel linguaggio corrente termini inconsueti di linguaggio gergale allo scopo di metacomunicare a chi sta ascoltando il fatto di avere frequentato o provenire proprio da quegli ambienti ove quei termini sono di uso corrente.
E' lo stesso vezzo che porta a fregiarsi con una stella alpina per mostrare di essere stati sul pizzo della montagna, di appendere alla parete la testa di un animale abbattuto, o che, in maniera decisamente più decadente, ci soggioga al mercato dei "souvenirs" ed alla ostentazione degli "ex voto", dei "cimeli" e dei "simboli di stato".
L'unica differenza è che "l'importazione" di un termine come distintivo di provenienza e quindi la scelta di un "segno/simbolo"dematerializzato rappresenta in senso assoluto la pratica più semplice meno faticosa, e meno onerosa .
Il terzo aspetto fonda le sue radici su esigenze di natura del tutto diversa:
l'esigenza di esprimersi in maniera forbita, di cogliere l'attenzione dell'altro, di stupirlo e sorprenderlo con metafore ardite e similitudini imprevedibili e, perché no, anche di divertirlo con una retorica immaginifica ed evocativa.
Sono sicuro che fu un musicista il primo a definire "fuori delle righe" il comportamento esaltato di qualcuno. Senz'altro fu un matematico che, per descrivere un comportamento bizzarro, per primo lo paragonò al movimento "eccentrico" di una figura che non gira intorno al proprio baricentro. Ma sono sicuro anche che fu la bellezza delle immagini e la tendenza ad emulare espressioni riuscite e maledettamente geniali che ne sancì il successo e la diffusione.
Così successe che, giorno dopo giorno, termini provenienti dai contesti Gergali più disparati iniziarono la colonizzazione del nostro linguaggio corrente, ma successe anche che il metabolismo retorico dell'uso quotidiano finisse per digerirne la presenza e, per molti di questi termini, celarne completamente le origini.
Pertanto non c'è da stupirsi se osservando anche superficialmente il linguaggio corrente lo troviamo letteralmente intriso di preziose quanto evidenti immagini gergali.
A titolo di esempio cito ed alla rinfusa:
Dai Matematici: Sguardo Acuto, Ottuso, Affermazione Iperbolica, Parabola =Racconto, Dividendo =Utile, Quadrare il bilancio.
Dai Meccanici: Comportamento sbiellato, Eccentrico, Lubrificare =Corrompere, Blindare una proposta, Gruppo ben rodato, Valvola di sfogo.
Dai Fisici: Sguardo magnetico, Gravitazione ideologica , Inerzia=Pigrizia, Massa Elettorale.
Dai Militari: Rispetto dell'altro, Trincerarsi dietro fandonie, Disertare le urne, Bombardare di domande, Sfiancare.
Dai Naviganti: Ancorato a dei pregiudizi, Sventare un'aggressione, Abbordare una ragazza, Scandagliare una ipotesi, A gonfie vele, Incazzata = messa in tensione, arrabbiata... ...ed a voi la soddisfazione ed il gusto di cercarne e trovarne altre.
Mario Quaglia
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