Home Anno 13 N 49 Pag. 5 Settembre 2004 Laura Ottonello


Laura Ottonello
 TEORIA 

LA PSICOANALISI OGGI: A CHE PUNTO SIAMO?

Aumentare la propria consapevolezza fondamentale per una nuova etica che valorizzi l'uomo senza inflazionarne l'ego

Nel riflettere sulla psicoanalisi, mi interrogo su quale sia, oggi, il suo ruolo, la sua funzione nelle società.
E soffermandomi sul mio operare professionale, emerge in me la necessità urgente di interrogarmi non solo come psicoanalista o come psicoterapeuta ma come soggetto che, aiutando altri, abita questo terzo millennio: tecnologia e barbarie.
Una realtà complessa che sembrerebbe giustificare il disagio e la sofferenza di molti che non sanno adattarvisi.
Nelle varie forme di fobia sociale, ad esempio, che veicolano i disagi dei giovani ma non solo, di appartenere a questa umanità, è infatti una questione che, come analisti, ci troviamo sempre più spesso a dover affrontare.
Il gruppo analitico assume una forte valenza nella sua pratica di base:
mettere alla prova i membri che ne fanno parte rispetto al privatismo e alla logica (fallimentare per la crescita della coscienza) dell'ego.
Nel gruppo trovo un fondamentale punto d'incontro tra le ragioni della psicoanalisi e i bisogni delle società cui apparteniamo, tra il senso dell'uno e la visione contraddittoria dell'altra.
Fuori dall'ovattato mondo della stanza d'analisi che vede i due riflettere insieme - e sono pur già due mondi a confronto - il gruppo, con maggiore forza del singolo acquisisce, lavorando su di sé, un grosso potere trasformativo.
Proprio in questi giorni ho partecipato per la prima volta ad un raduno nazionale dei soci Servas, un'associazione che promuove la pace attraverso lo scambio dei popoli. Ho respirato un'aria buona, rivitalizzante; attraverso le voci dei tanti mi sono riconosciuta.
Le parole che ho sentito in quell'occasione sono altre rispetto a quelle che usiamo noi analisti, ma sono anche le stesse perché richiamano all'apertura, allo scambio e al confronto, prima di tutto con se stessi.
Tanti i movimenti che fermentano nel cuore di tante persone, tanti i modi per veicolare messaggi che inducano speranza e movimento! Tante idee, progetti e realizzazioni, tutte centrate su scelte etiche e responsabili per promuovere, attraverso la consapevolezza, il bene comune. E' nel nostro esser-ci, infatti, il nostro potere buono.
"Diffondere semi di pace"….
Significa entrare in dialogo col nostro vicino "nemico", imparare a dialogare con lui, ad ascoltarlo.
Cercando di mettere insieme i vissuti che emergono da questa mia full immersion, credo che l'analisi, oggi, sia molto necessaria: guardare dentro per poter guardare fuori, fare coscienza per esserci!
Il divenire ciò che si è, secondo l'Individuazione intuita da Jung, porta indissolubilmente con sè l'altro, chiede di abitare il mondo!
E in questo scambio continuo la soggettività restituisce ad ogni essere umano la libertà di scegliere: una nuova etica che valorizza l'uomo senza inflazionarne l'ego.
Dobbiamo svegliarci dal torpore di un'assenza che spesso è proprio la causa del nostro personale malessere.
Aumentare la consapevolezza di sé è il primo passo da compiere per migliorare questa nostra umanità, evidentemente malata.
Spesso gli uomini si sentono isolati, impotenti, "poveri", sradicati dal senso del proprio esistere e hanno paura, sfiducia; reagiscono difendendosi, col doppio risultato di acuire il senso di solitudine e frustrazione e rinforzando l'aggressività.
E' uno scollamento profondo tra l'individuo e la società.
L'energia creativa non fluisce e si crea un ostacolo che, come una strozzatura, prima o poi genera lacerazioni, violenza, frammentazione.
Le patologie attuali sono infatti sempre più vicine alla psicosi che non alle condizioni nevrotiche: aumenta il senso di straniamento, l'anomia, l'individualismo.
I tanti movimenti presenti attualmente sullo scenario globale costituiscono una grande forza poco appariscente, ma potente e contagiosa; sono l'espressione simbolica di una coscienza globale che si afferma.
Cercano strade di pace e percorsi alternativi - questo il faro che guida le varie iniziative - e ognuno, attraverso gli strumenti più diversi, accende una speranza di cambiamento. Come in Medio Oriente, dove, su iniziativa di due insegnanti, uno palestinese l'altro israeliano, hanno creato un libro di storia per le scuole medie che, attraverso la sua particolarità, vuole insegnare a ricucire uno strappo divenuto secolare.
Partendo dal proprio punto di vista, i due popoli si raccontano - anche attraverso slogan, canzoni, poesie e foto; le due storie sono scritte sulla stessa pagina, una accanto all'altra; uno spazio bianco in mezzo è lasciato alle riflessioni degli studenti.
Questa esperienza, come altre che minano alla base i fondamenti di logiche cristallizzate, è straordinaria perché, inducendo una nuova visione, mira a risanare il conflitto non "curando" gli effetti ma le cause del male, come in analisi si parte dalle radici del problema smantellando pregiudizi e difese.
Imparare a mettersi nei panni dell'altro significa affrontare il conflitto partendo "dal di dentro" per poter superare la logica contrappositiva generata dalla presunzione della propria unilateralità.
E' da questi semi di ignoranza, che, come metastasi, esplodono ovunque sanguinosi conflitti, da quel cancro sotterraneo primario che è il nucleo dell'odio, del risentimento e della negazione delle ragioni dell'altro, nonostante l'universale bisogno di interezza.
Questi movimenti, a mio avviso, stanno tracciando un sentiero nuovo che rende manifesta una fetta di umanità attenta al bisogno di coscientizzazione, lo spirito che li anima è intriso di amore per l'umanità: c'è il bisogno di relazionalità buona, di costruire, edificare.
Ma è ingenuo trascurare quegli atteggiamenti che, se pure animati da autenticità, hanno poi da fare i conti con i lati oscuri di quella stessa umanità. Per questo è fondamentale l'incontro autentico, tutto al "femminile", prima di tutto con se stessi.
L'analista, oggi, cammina accanto a tutti quegli interlocutori che, rotto il velo dell'infantile illusione di onnipotenza, riconoscono nel lavoro coscienziale in prima persona lo strumento per andare avanti.
Il pensiero è una forza capace di trasformare; è alla base di ogni gesto, reale o simbolico che sia. In questo l'analisi aiuta a riflettere, a vedersi per guardare "fuori" e così per ritrovarsi, in un processo circolare che aumenta la soggettività, il movimento, il contagio e il benessere generale.

L.O.


Laura Ottonello


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