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Home | Anno 13° | N° 49 | Pag. 10° | Settembre 2004 | Mauro Isola |

ATTIVITA'
UN CORSO DI ASTROESTESIA DI MAURO ISOLA A GEA
Perchè attualizzare l'astrologia oggi? E perchè a Gea?
Perché credo che tutto ciò che sollecita a cercare il ponte tra il particolare e l'universale, ad immaginare, a simbolizzare, ad interrogarci, a dare un respiro cosmico alle nostre singolarità, a rilanciarci oltre l'ego- e l'antropo-riferimento, sia degno di essere accolto, ospitato e ascoltato.
E perché credo occorra recuperare una sensibilità all'Olos (il Tutto), all'interconnessione e all'appartenenza. Per ciò preferisco parlare di astroestesia (sensibilità agli astri) oltre che per distinguerla da ciò che oggi, ad un livello volgare, è chiamata astrologia.
L'intenzione, con il proporre questo corso specifico, è di riprendere un discorso da me interrotto alcuni anni or sono e che aveva bisogno, evidentemente, di maturare e di incontrarsi nel posto e nel tempo giusti con chi potrà e vorrà condividerlo.
Non è il primo corso di astrologia che conduco, ho iniziato nei primi anni '80, ma è il primo che si configura come premessa propedeutica ad un percorso successivo, con chi vorrà proseguire, di analisi astrologica di gruppo. Analisi inerente la cosiddetta carta natale ed i transiti che incessantemente su di essa si configurano.
Lavoro che normalmente si svolge nel rapporto duale, saltuario ed effimero tra l'astrologo e chi lo consulta e che oggi può cercare nuovi orizzonti in una modalità corale, evocativa e riflessiva più che interpretativa, in un gruppo dove ciascuno può raffinare la sensibilità al cielo interiore di se stesso e degli altri e rileggere, in una luce nuova, somiglianze, differenze e comunione.
Nel gruppo l'astrologia sinastrica (della relazione) può diventare vivente consapevolezza e aiutarci nel lavoro di smantellamento degli automatismi proiettivi e nell'elaborazione del transfert agente in ogni tipo di relazione.
Prima di arrivare a questo occorre però familiarizzare con il linguaggio proprio del sapere astrologico, prevalentemente simbolico, ed acquisire alcune semplici nozioni di carattere astronomico, anche se tutto il lavoro di calcolo è possibile evitarlo, oggi, con l'ausilio di un computer. Ed è questo il compito assegnato al corso propedeutico: abituarci alla grammatica, alla sintassi e al vocabolario essenziale della lingua parlata dalle divinità che incontreremo lungo il viaggio successivo.
E nel mentre ciascuno traccerà il proprio cielo di nascita ed imparerà a guardarlo come memoria dell'origine, testimone della qualità temporale del suo venire al mondo.
L'oroscopo, la carta del cielo, è una rappresentazione di un altro cielo che ci portiamo dentro.
E chi abita in questo cielo interiore e ne conosce le forme e i ritmi di cambiamento non ha bisogno di ricorrere all'astrologia per conoscerlo e riconoscersi. Per chi invece da quella dimora si è allontanato e vive nell'alienazione da sé l'astrologia può essere un catalizzatore per la riconnessione.
Una metafora di Plotino:
Si immagini una sorgente che non ha alcun principio e che a tutti i fiumi si espande senza che i fiumi la esauriscano, e rimane sempre calma; i fiumi che escono da essa scorrono tutti insieme prima di dirigersi verso posti diversi, ma ciascuno sa già dove i flutti lo porteranno.
........... Non c'è da stupire che la molteplicità della vita proceda da ciò che non è molteplice ............ difatti il principio non si divide nell'Universo, che, se esso si frantumasse, l'Universo perirebbe né più rinascerebbe, qualora il suo principio non rimanesse un sé, differente da tutto.La fisica contemporanea ci suggerisce un modello di spazio che recupera una verità antica quanto l'uomo nel suo rapporto con il cosmo.
Tale verità afferma che la Terra ed i suoi abitanti sono al centro dell'universo. La differenza tra la verità dell'astrologo-sacerdote (caldeo, cinese, indiano o maya) e quella del fisico dei nostri giorni è che questo estende la proprietà di centro a qualunque punto dell'universo.
Un modo semplice per comprendere questo modello è quello di immaginarsi l'universo in espansione spalmato sulla superficie di un palloncino che qualche dio fanciullo stia divertendosi a gonfiare. Quali che siano le dimensioni del palloncino la sua superficie è illimitata (senza limiti) e ogni punto si trova al centro di tale superficie.
Cosa ci sia dentro e fuori questo palloncino mi piace pensare l'universo manifesto come l'interfaccia tra il Vuoto (il dentro) e il Nulla, il non-Essere (il fuori).
Da un testo rinascimentale:
Guarda il cielo e le sfere dei pianeti. Vedi che Saturno è il più alto e che gli succede Giove, e poi Marte, il Sole, Venere, Mercurio e in più la Luna.
Ora noterai che c'è una grande corrispondenza fra Saturno e la Luna, in mezzo ai quali sta il Sole, come anche tra Mercurio e Giove e Marte e Venere, i quali hanno tutti il Sole in mezzo.
Il testo si riferisce a ciò che sta in Cielo sopra la Terra e all'Uomo, centro della creazione tutta:
ad un altro livello, cioè in cielo, il Sole rappresenta la centralità dell'Uomo nella creazione e dello Spirito nell'Uomo ed i moti celesti rappresentano la movimentata interiorità dell'Uomo.
Dal punto di vista dell'astrologia l'epoca attuale è sincrona al passaggio del punto vernale dalla costellazione dei Pesci a quella dell'Acquario.
Interregno che dura da quasi un secolo.
Tramontano cioè le luci e le ombre dell'Era dei Pesci, durata più di duemila anni, e sorgono quelle dell'Era dell'Acquario: sullo scenario mondiale osserviamo i colpi di coda dei mostri marini generati dagli aspetti ombra di Poseidone (il fanatismo religioso e ideologico, l'intolleranza, il sentimento che acceca) e i vagiti, spesso ancora demenziali, della nuova Era Crono-Uraniana: il mito della libertà individuale assoluta, il tempo che accelera a tal punto da rendere difficile la metabolizzazione collettiva degli eventi, l'opportunismo imperante, l'uso superficiale dei nuovi strumenti di comunicazione che in potenza costituiscono uno strumento formidabile per la nascita di una coscienza planetaria. Solo per citare alcuni aspetti. La partita è ancora aperta ed occorre sempre e ancora ricordare che gli astri inclinano ma non obbligano.
Mauro Isola
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