Home Anno 13 N 50 Pag. 2 Dicembre 2004 Agnese Galotti


Agnese Galotti
 FONDO 

CHE COSA ABBIAMO A CHE FARE NOI CON L'AFRICA?

Intuitivamente molto

...Anche se praticamente poi prevale in noi la tendenza a rimuoverne l'esistenza, perché troppo grande (900 milioni di persone e oltre 50 nazioni), troppo complessa, troppo varia nelle sue infinite realtà, ma soprattutto troppo diversa dal nostro quotidiano perché noi ammettiamo di esserci già concretamente in rapporto.
Eppure, come provocatoriamente insiste Beppe Grillo in una recente intervista, "l'Africa ci riguarda perché è il nostro futuro, il futuro dei nostri figli, ciò che saremo".
Varrebbe la pena riflettere su questo.
Se non è realisticamente estensibile, infatti, l'attuale tenore di vita cui siamo abituati, è molto più realistico che vada estendendosi un tenore di vita più diffuso, tipo quello che prevale in Africa.
Quanto esiste ma soprattutto se esiste in ciascuno di noi l'Africa (quale simbolo della realtà prevalente) credo possa essere lo specchio dell'ampiezza della nostra coscienza e/o consapevolezza dell'esistente. Noi siamo sempre stati in strettissimo rapporto quotidiano con lei, nel senso che ogni giorno _ che lo sappiamo o no _ ne tocchiamo concretamente la materia prima, anche ora, mentre scrivo al computer.
Non è un fatto davvero paradossale che noi che ci occupiamo di ampliare i confini della nostra coscienza, troppo spesso ci troviamo, nel farlo, a rimuovere buona parte dell'universo esistente, e generalmente proprio quella parte che soffre per l'ingiusta suddivisione dei beni e delle risorse? Con che tipo di mondo ci relazioniamo quando ci interroghiamo sul nostro "essere al mondo"?
Nel riflettere su questo ci siamo spesso dibattuti nel conflitto tra differenti sentimenti ed emozioni che immediatamente si agitano in noi: come affrontare questa realtà?
Come non farsi schiacciare da una consapevolezza tanto scomoda, tanto pesante, tanto esplosiva?
Sono d'accordo che in alcuni particolari momenti della vita possa essere funzionale rimuovere: non a caso la rimozione continua ad essere uno dei meccanismi di difesa più potenti e presenti. Tuttavia se, quando è in atto, la rimozione va prima di tutto rispettata, quando comincia a mostrare segni di inadeguatezza e di disfunzionalità va invece affrontata, e quando finalmente ciò diventa possibile, arriva il tempo in cui necessita di essere superata. E' così che si procede in un cammino di consapevolezza. E sempre di cammino si tratta.
Ricordiamoci però che la rimozione, che pure è stata funzionale, quando prosegue oltretempo _ quando cioè la psiche, nella sua trasformazione è diventata capace di sostenere ciò che prima era costretta a rimuovere _ finisce per generare squilibrio, malessere, falsa coscienza: ovvero si trasforma in negazione.
Credo sia proprio la negazione, oggi, il rischio di epidemia psichica che tende a contagiare chi sta da questa parte del mondo: una distorsione visuale che intacca inesorabilmente il nostro rapporto con la realtà, con la nostra stessa coscienza e identità.
Il nostro sincero tentativo di farci consapevoli rende necessario prendere coscienza, per quanto possibile, del mondo in cui viviamo. Solo così il nostro atteggiamento verso la vita, qualunque esso sia, può avere consistenza e incisività, può arrivare ad essere reale e concreto.
E se i media oggi ci subissano di dati fino a confonderci abbiamo a disposizione anche altri canali di informazione che possiamo imparare a selezionare, sintonizzandoci su toni di voce meno invasivi e altisonanti della tv, ma presenti e vicinissimi a noi, nella rete, nelle numerose iniziative a disposizione; basta cominciare, drizzare le antenne, poi le informazioni ci vengono incontro, a catena, e magari scopriamo, come mi è accaduti ieri, che a due passi da qui, a Savona, ci saranno presto, organizzati dalla provincia, dei seminari sull'Africa tenuti da africani. Quale migliore occasione di informazione diretta!
Ma per questo c'è bisogno che accada l'incontro diretto con qualcuno che ci tocchi l'anima: a partire da un libro, un'intervista, una testimonianza viva e tangibile, l'incontro con qualcuno che riesca ad aprirci lo sguardo su un pezzo di mondo che prima non vedevamo, che, per quanto infinitesimale, può diventare estremamente importante.
La solidarietà umana è ancora un valore potente, capace di sbloccare l'energia e farla scorrere e fluire.
Estendo perciò l'invito _ trovato in rete _ di Beppe Grillo, ancora lui, carismatico comunicatore: "I media non informano, passano ciò che passa il convento, lo spirito critico non esiste, ci resta solo la rete. Usiamola bene. La democrazia è essere in due, uno di là e uno di qua, per scambiarsi le idee".
L'ho cominciata a "vedere" da poco l'Africa, ora mi sembra di averla sempre sotto gli occhi. E non può essere mai tutta l'Africa, si tratta ogni volta di un piccolo pezzettino che spicca però in bella vista.
Arriva il momento, per me forse è questo, in cui l'antica esortazione "conosci te stesso" passa finalmente anche dall'Africa. Basta riconoscerlo e non lasciarselo sfuggire.


Agnese Galotti


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