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Home | Anno 14° | N° 51 | Pag. 8° | Marzo 2005 | Ada Cortese |

METODO
DISLESSIA E AFASIA
Sintomi del Sistema Animale Uomo e Segni del Quarto Regno
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Questi due disturbi colpiscono di solito le fasce giovani e, dunque, con le dovute eccezioni, "accompagnano" gli uomini nascenti nel corso della cosiddetta età evolutiva. Noi vorremmo qui tentare brevemente una sorta di corrispondenza tra i sintomi colti e interpretati nella cornice tradizionale del sistema uomo a livello "clinico" e gli stessi sintomi colti ed interpretati nella cornice dell'emergente cosiddetto quarto regno, quello che S. Montefoschi chiama "L'avvento del regno specificamente umano" (1)
Se cercate nella grande enciclopedia mondiale che è Internet scoprirete che in siti universitari e clinici si dice della dislessia "che essa non é una malattia ma una modalità diversa di funzionamento delle competenze cognitive del soggetto. Non si guarisce dalla dislessia in quanto non si cambia la modalità di base del funzionamento cerebrale ma è solo possibile intervenire per aiutare il ragazzo a leggere e scrivere meglio". Sintomi della dislessia
Come si manifesta?
"Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l'inversione di lettere e di numeri (es. 21 Þ 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). A volte non riesce ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. Può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni) e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. Spesso il bambino finisce con l'avere problemi psicologici, ma questo è una conseguenza, non la causa della dislessia". [cors.ns.]
Allo stesso modo, in quella stessa enciclopedia, troverete interessanti considerazioni di tipo neurologico sull'afasia: Sintomi dell'afasìa
"Fare una chiacchierata con un amico; scrivere una cartolina; leggere il giornale. E' facile. Lo facciamo tutti i giorni, senza nessuno sforzo, quasi senza rendercene conto. Eppure, per le persone afasiche queste semplicissime attività a volte sono impossibili, o sono possibili solo con gran fatica.
Gli afasici soffrono di disturbi del linguaggio causati da lesioni cerebrali (trombosi, emorragie, traumi cranici, tumori, encefaliti). Queste lesioni non alterano la loro intelligenza, o la loro capacità di provare sentimenti come chiunque altro. Esse impediscono però di utilizzare normalmente il linguaggio nelle attività comunicative di tutti i giorni. [cors.ns.] I disturbi afasici assumono forme diverse. In alcune persone, le parole diventano difficili da trovare: a volte non vengono, o vengono al momento sbagliato. In altre, le parole vengono fuori "storpiate". In altre ancora, le parole sono relativamente semplici da trovare, ma non possono essere messe insieme in frasi grammaticalmente corrette. Vi sono persone in cui è compromessa la capacità di parlare, ed altre in cui è danneggiata la capacità di scrivere; analogamente, in alcuni casi è danneggiata la comprensione delle parole udite, in altri la comprensione delle parole lette".
La lettura psicoanalitica Ho accennato, citandole, ad alcune interessanti informazioni di tipo neurologico e organico su questi due disturbi perché trovo importante ampliarle con il contributo della metafora psicoanalitica applicata all'ipotesi evolutiva.
Mi interessa assemblare i due disturbi perché nel mio osservatorio psicoanalitico scopro la compresenza di sintomi che neurologicamente apparterrebbero o alla dislessia o all'afasia.
Gli studi di S. Freud e dei suoi predecessori Sappiamo che già S. Freud, da vero ricercatore scientifico, corredò i suoi studi sui sintomi psicoanalitici del linguaggio (lapsus, formazione reattiva, dimenticanza, ecc.), del lato più propriamente neurologico e così sentì l'esigenza di occuparsi di afasìa e disturbi del linguaggio attingendo agli studi dei suoi predecessori: "Possiamo ora gettare uno sguardo complessivo sul percorso di questa esplorazione che ha adottato quale punto di partenza la scoperta compiuta da Broca quando collegò l'afasia motoria, da lui denominata afemìa, alla lesione di una determinata area corticale.
Con Wernicke, che applicò questo procedimento ad una seconda forma di afasia, si apriva la strada per la spiegazione di differenti disturbi del linguaggio con differenti localizzazioni della lesione.
Wernicke distinse rigorosamente centri e vie di conduzione del linguaggio, caratterizzò i centri come depositi di immagini mnestiche, espose accanto alle due forme principali di afasia un'afasia di conduzione. [...] Importa se la lesione sia totalmente o parzialmente distruttiva e se sia situata all'interno o alla periferia del campo del linguaggio. Se è situata alla periferia del campo del linguaggio [...] agisce topicamente; a seconda poi che distrugga totalmente o parzialmente, nel primo caso produce la sola perdita di uno degli elementi associativi del linguaggio[ ]. Se la lesione è situata centralmente nel campo del linguaggio, l'intero apparato del linguaggio subisce disturbi funzionali che derivano dalla sua natura di meccanismo associativo".
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Testimonianze ed osservazioni dirette Comunque stiano le cose rispetto al dato organico, non credo che esso sia significativo se isolato dal resto delle parti che, nel loro insieme, costituiscono l'identità di un essere umano. Ciò perché il pensiero e la Weltanschauung, con cui si guarda e si interpreta il mondo e la realtà, decidono il senso sia di ogni singolo aspetto ("hard" o "soft", neurologico o psicologico) che l'identità globale dell'uomo. Per il medico tradizionale occidentale il tumore è una cosa da estirpare. Punto. Per il medico con approccio olistico il tumore è anche e soprattutto un messaggio - da parte dell'organismo totale e totalmente intelligente - da decodificare. Non si mette in discussione la presenza del tumore. Cambia il rapporto: nel primo caso logica di potere tra soggetto (medico) _ oggetto (tumore); nel secondo caso, logica amorevole del dialogo; soggetto interrogante (medico) _ soggetto interrogato (tumore).
Premesso ciò, non vogliamo inoltrarci lungo considerazioni di alto profilo scientifico-epistemologico. Solo sottolineare che sia l'organico che lo psichico, possono segnalare, con i loro sintomi, un processo evolutivo in atto. In questa chiave ci interessa occuparci dei sintomi in questione.
Abbiamo assistito, in analisi, individuale e di gruppo, per esempio, alla crescente perdita di memoria sia rispetto ai contenuti della propria formazione culturale di base che rispetto a precisi aspetti della vita quotidiana.
Memoria lunga e Memoria breve Momenti di profonda crisi d'identità sfociano spesso in vere e proprie crisi psicotiche acute che, in quanto tali, si manifestano in sintomi veri e propri: deliri, vissuto di spersonalizzazione, perdita della memoria della propria cultura statica, ovvero delle origini delle idee fondamentali, che nella loro essenzialità sostanziano la percezione della propria esistenza .
Non ci interessa qui l'aspetto psicotico vero e proprio mentre ci interessa quell'evento che in alcuni dà il vissuto soggettivo della perdita della memoria lunga e della propria cultura statica, mentre in altri dà una frustrazione reiterata causata da una reiterata perdita della memoria breve e per circoscritti ambiti. Poiché però sono sempre ambiti assolutamente definibili e circoscritti quelli in cui il soggetto vive la propria quotidianità, diventa davvero fastidioso non disporre con la solita efficienza dei soliti automatismi e della solita memoria breve.
L'insorgenza di questi quadri clinici ci interessa perché essa presenta aspetti di relazione con la dislessia e l'afasia di cui qui si tratta.
Ed in particolare ci colpisce la perdita di memoria della cultura statica la quale, cancellando dalla coscienza la disponibilità dei contenuti fondamentali di conoscenza, mina la certezza della propria ultima e più recente identità. Toglie senso alla propria parola. Ne possono nascere sintomi simili a dislessia e ad afasia pur in assenza di lesioni, emorragie, ecc.
Nuove letture per gli stessi sintomi Aumentando lo zoom su questo genere di "disturbo" si possono produrre nel comune parlare costanti scambi dei complementari e opposti nei nomi e nei gesti. Una mia analizzanda capovolge sistematicamente il nome dei suoi due gatti: il maschio viene chiamato con il nome della femmina e viceversa. Troppe volte, dunque: sempre!!! Nessuna possibilità di chiamare in causa le categorie neurologiche, stante l'assenza di lesioni, né quelle della psicoanalisi con i suoi quadri clinici, che ci suggerirebbero confusione ed incertezza di identità sessuale.
Non resta che la lettura evolutiva nella dislessia di un soggetto che si colloca, pur senza saperlo, oltre il rapporto biologico maschio _ femmina e la denuncia/necessità che questo venga colto sul piano coscienziale é segnalato dalla simpatica inversione di sesso persino tra i gattini del soggetto considerato.
Anche il nominare _ nel tentativo di richiamare la sua attenzione, prima del vero destinatario - tutti gli altri nomi di famiglia o di team lavorativo ecc.
potrebbe segnalare l'oltre l'amore psichico e privilegiato. Un sapere accogliere l'amore oltre il personale senza dimenticare il personale tanto che vengono nominati tutti quelli che al momento verrebbero esclusi.
Come nel dislessico spesso assistiamo all'inversione di lettere e di numeri (es. 21 Þ 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). E proprio come con un dislessico assistiamo a confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni). La grande differenza tra i dislessici "clinici" ed i dislessici "evolutivi" è che, se i primi hanno difficoltà a formulare i loro pensieri, i secondi hanno difficoltà sì a trovare singole parole, e, come gli afasici a volte s'inciampano, ricordano "la musica ed il suono" della parola faticando a formularla, ma sono in grado, e in misura superiore alla media, di esprimere con maturità riflessiva e filosofica quello che pensano.
Dislessia, Afasia e Mutazione in atto Il dislessico e l'afasico sembrano segnalare la finitudine ormai insopportabile della logica e della grammatica che presiedono alla struttura del linguaggio. Esso viene interiorizzato e diventa l'interfaccia del pensiero il quale viene incapsulato dentro le categorie della consequenzialità, della contrapposizione soggetto - oggetto, in definitiva dello spazio-tempo in una percezione cosciente che si impoverisce assai dell'articolazione e della processualità del pensiero giacché il pensiero _ dunque la realtà - è molto più dei segni che il linguaggio permette. Soprattutto esso è facoltà simbolica che sa cogliere tutto anche in un sol colpo. Da sempre il pensiero ha portato questo lato. Da sempre il lato simbolico ha agito nell'ombra , ossia nell' inconscietà, con le sole esclusioni delle produzioni artistiche. Oggi, il lato inconscio ossia la norma caotica, la contemporanea manifestazione delle diversità in una sintesi, anche geografica fisica sociale e spirituale, spinge e preme all'apparizione dell'aspetto simbolico e se non lo comprendiamo sul piano spirituale restiamo irretiti dalla caricatura concretistica. Ci viene in mente P.Teilhard de Chardin e ciò che egli preannunciava nel secolo scorso attorno alla compressione amorevole dell'umanità e della psiche "spiritualizzatasi" in virtù del processo evolutivo "scelto" e "prodotto" dall'uomo stesso. E la sua premonizione allude, con qualche decennio di anticipo, a quanto S. Montefoschi ha scoperto e verificato. Montefoschi ha potuto toccare con mano la mutazione di cui T. de Chardin ha preannunciato l'arrivo e il suo ultimo lavoro (3) lo testimonia.
Ebbene proprio come espressioni di questa mutazione in atto, quando non già realizzata, leggiamo le sintomatologie sopra accennate, peraltro emergenti, come già ricordato, di solito, nel periodo dell'età evolutiva, e che riguardano per l'appunto i problemi con il linguaggio parlato e scritto.
Condizioni necessarie alla lettura evolutiva E' evidente che ciò che ne permette la lettura evolutiva - come "balbettante affermazione" dei nuovi esemplari umani - sia la compresenza a tali sintomi - che comunque restano disagi e limiti la cui eventuale concausa neurofisiologica nulla toglierebbe a tale lettura - di particolari risorse intellettuali e spirituali quali per esempio la consapevolezza di ciò che si rappresenta e si incarna, l'assunzione di responsabilità verso il proprio destino, l'assenso incondizionato ad esso, la capacità di pensiero simbolico, la capacità dunque di pensiero gestaltico ovvero filosoficamente maturo e psicologicamente riflessivo. Devono esserci cioè gli elementi che sia "soggettivamente" che "oggettivamente" permettano onestamente e legittimamente l'ancoraggio del sintomo al processo mutativo e alla plusvarianza. Più radicalmente Montefoschi coglie i sintomi dell'avvenuta mutazione anche nei giovani e nei bambini colpiti da dislessia e così ella scrive:
"la dislessia è la difficoltà più o meno grave del soggetto umano in questione ad apprendere il linguaggio sia scritto che orale, e ciò per il misconoscimento perfino della sintassi del discorso, fondata sempre sulla separazione tra il soggetto e l'oggetto, della quale non porta più in sé l'informazione genetica.
Ma ciò che soprattutto caratterizza questi inconsapevoli primi esemplari di una nuova umanità è l'assoluta solitudine nella quale essi si vengono a trovare per l'impossibilità di comunicare sia con il mondo della norma, sia tra di loro, non riconoscendo essi un comune piano di riflessione sul quale incontrarsi" (4)
Viene spontaneo considerare quanto sarebbero preziosamente opportune conoscenza e circolazione di questa proposta assolutamente umana da parte di tutti gli operatori dell'infanzia dell'adolescenza sia in ambito pedagogico che scolastico - educativo. La visione evolutiva, allora, potrebbe essere in grado di accogliere, nel suo significato più profondo, la struttura psichica di quell'essere umano che, fin qui, per ignoranza collettiva, è stato - e continua ad essere -umiliato e offeso per solitudine e per sofferenza.
(1) S. Montefoschi, L'avvento del regno specificamente umano, E.i.p.
(2) S. Freud, L'interpretazione delle afasie. Uno studio critico, Milano, Sugarco, (3) S. Montefoschi, ibidem (4) S. Montefoschi, ibidem,
Ada Cortese
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