Home Anno 14░ N░ 51 Pag. 10░ Marzo 2005 Tiziana Paoli


Tiziana Paoli
 RICERCHE 

CORPO E MENTE...ANCORA!

La salute piena non c'Ŕ mai stata: era un'illusione dell'adolescenza, quando ancora non si concepiva la perdita. In realtÓ il corpo da una parte prende, dall'altra perde.

Finché siamo disposti a pagare il prezzo imposto dai nostri ideali viviamo in salute; quando, più o meno inconsciamente, ci costringiamo a vivere una realtà che non ci corrisponde più, ecco che la nostra organizzazione in qualche modo crolla.
Per ricostruirla, può essere necessario aprirci ad un'immagine maggiormente reale di noi stessi.
Fino a che punto siamo disposti ad accettare il rapporto inscindibile fra mente e corpo?
Quanto siamo in grado di ascoltare i messaggi continui che il corpo ci invia attraverso malesseri più o meno gravi?
Quante volte ricorriamo al medico o agli analgesici per far "tacere" un dire corporeo considerandolo solo un fastidio?
Riporto la definizione di sindrome influenzale proposta dai media che, soprattutto in questo periodo, consigliano più volte al giorno di risolvere il problema con una pillola miracolosa: "Con cinque giorni a casa dal lavoro, quattro ore di tennis perdute, tre lezioni mancate e due cene addio!" Sicuramente i sintomi dell'influenza non sono piacevoli ma, ascoltando ciò che succede nel corpo prima e nel decorso della malattia si scopre che l'organismo partecipa ad un processo molto interessante.
Solitamente nel periodo precedente all'insorgere dell'influenza si accumula una certa quantità di stress, tutti i nostri organi quindi sono sottoposti a tensione.
L'organismo, a questo punto, attraverso il riposo coatto, ristabilisce l'equilibrio precedente. L'influenza pareggia il conto con gli arretrati. La febbre "brucia" le tossine accumulate, la sensazione di ossa rotte e debolezza muscolare segnala la messa in ombra temporanea del sistema osteomuscolare per portare in primo piano gli organi che hanno una fondamentale funzione di disintossicazione, recupero e ricarica. Il digiuno, spesso attuato spontaneamente, mette l'organismo in condizione di non accumulare altre tossine, mentre la diarrea fa piazza pulita di quelle eventualmente presenti.
Il mal di testa evidenzia come le strutture connettivali del cranio vadano a riorganizzarsi in profondità dopo che la stanchezza accumulata in precedenza ha "spremuto" le meningi e costretto le strutture craniali ad asciugarsi ed irrigidirsi.
Come avviene in ogni altro ecosistema, anche l'organismo umano si regge su una forma intrinseca di autogestione; difficilmente sappiamo riconoscere ciò, riteniamo piuttosto che una buona dose di buon senso somministrata dall'esterno possa "rimettere in carreggiata" il nostro organismo (in campo medico), il nostro inconscio (in campo psicoterapeutico di un certo tipo) e la nostra volontà (in campo educativo e scolastico).
La malattia risponde ad un preciso disegno, ad un imprescindibile principio di autoregolazione che, a livello macroscopico va a compensare tutta la struttura psicologica dell'individuo, a livello microscopico si riflette sulle reazioni biochimiche ed organiche.
I meccanismi fisici e psicologici di un essere umano non funzionano mai separatamente, ma sono regolati internamente da un'unica forma di gestione del sistema globale: intervenire "terapeuticamente" dall'esterno sul processo psicofisico di una persona interrompe il suo equilibrio, la sua omeostasi (mantenimento di una condizione di stabilità).
Suona abbastanza presuntuoso eliminare una malattia, un disagio, senza curarsi del senso profondo che può avere per l'individuo, sostituendosi in qualità di "specialisti" con le poche informazioni che si possiedono sull'altro (spesso mescolate con proiezioni personali)
all'enorme quantità di informazioni a disposizione dell'organismo della persona che si ha davanti, pretendendo di spiazzare, con le proprie certezze e con le proprie conclusioni, l'altrui processo spontaneo di crescita.
L'elemento chiave di questo tipo di servizio è il rispetto, ovvero il senso della sacralità del processo in corso nell'altro. Se in termini convenzionali il processo diagnostico consiste in una raccolta di informazioni separata dal processo di guarigione, in base ai nuovi presupposti il processo stesso di acquisizione di informazioni che permette all'organismo scelte diverse è già di per sé guarigione.
Nel sintomo è già presente la parte di sé che ancora non è emersa alla coscienza, una volta ritrovato ciò che manca alla propria vita, il sintomo non ha più ragione di essere. Tutto ciò implica che ogni situazione in cui ci si trova o la malattia che si ha è sempre la migliore soluzione a disposizione in quel preciso momento sulla base delle informazioni di cui si dispone.
Il sintomo eliminato indiscriminatamente in genere si trasforma in qualcosa d'altro. Quando sopprimiamo uno stato d'animo è il corpo a farsene carico, in prima istanza la pelle. La pelle, essendo visibile, non si allontana troppo dalla coscienza. Quanto più il sintomo è appariscente, tanto più facile risulta la continuazione del dialogo tra coscienza e inconscio comunicando così a se stessi e agli altri che si è diversi da come si cerca coscientemente di essere, che c'è qualcosa in più rispetto a come ci si propone al mondo esterno.
Tra le infinite linee lungo le quali è possibile spostare il cursore dell'organismo, una è quella che collega i tre principali centri di comunicazione tra corpo e psiche: la zona del bacino (sede degli istinti di sopravvivenza e quindi dell'attività sessuale e dell'aggressività), la zona del petto (dove è collocato il mondo affettivo) e la testa (ovvero il centro razionale dell'individuo).
L'apertura o chiusura parziale o totale di questi centri influisce enormemente sulle scelte della vita di tutti i giorni.
Alla chiusura di un determinato segmento corrisponde l'apertura di un altro.
Un esempio: quando in un individuo o in una cultura c'è paura o scarsa confidenza nei confronti dell'istinto, dell'aggressività e della sessualità, automaticamente il bacino presenta una riduzione della mobilità, della vitalità e dell'energia, per contro il torace risulta più aperto e mobile.
Alla scarsa mobilità del bacino corrispondono una serie di sintomi associati al blocco di energia nei centri neuroghiandolari per esempio cellulite, vene varicose, flebiti, ecc. Finché il problema viene affrontato solo sintomaticamente ed il cursore dell'organismo rimane fisso in una sola delle tre posizioni, rimane dentro di noi un conto in sospeso da rivedere inevitabilmente il giorno in cui si dovesse decidere di tornare ad abitare quella parte del proprio corpo e del proprio essere.
La combinazione fra corpo e mente può risultare più o meno armonica a seconda di quanto la componente razionale, i valori e la cultura su cui si è formata sono rispettosi della vera cultura dell'uomo, espressa dal suo corpo.
Il modo di essere di un individuo è sempre il frutto di un compromesso artistico fra i suoi istinti e le sue esigenze sociali di orientamento, pensiero e valori.
Ogni problema fisico può essere quindi letto come espressione dell'area di conflitto fra ciò che una persona pensa di essere e ciò che è in realtà. Sostenere la maschera di ciò che si vorrebbe essere, comprare una faccia che non si ha, a lungo andare può riflettersi in una malattia.
Per contro abbandonando la maschera, per esempio esprimendo la propria rabbia, si rischia di venire rifiutati o disprezzati. Ogni posizione del cursore corpo-mente ha il suo prezzo ed i suoi vantaggi.
Dal momento in cui l'individuo entra nella vita deve fare i conti non solo con le esigenze personali ma con la realtà circostante e le sue pressioni.
Diventa necessario crearsi un Io cioè un'identità, un centro di coscienza che al fine di coordinare queste esigenze diverse produca una rappresentazione di sé.
Normalmente il bisogno di integrazione nella propria famiglia e nella propria cultura prevale su quello di essere chi si è veramente.
Il processo prosegue fino ad un punto critico nel quale chi si pensa di essere è così distante da chi si è veramente che una svolta si rende necessaria.
Recuperare le parti in ombra esercitando l'Io a rinunciare al proprio controllo diventa vitale per l'integrità dell'individuo. Possiamo recuperare la nostra integrità attraverso la meditazione e la psicoterapia fondata sull'espressione del Sé che vedono nell'inconscio e soprattutto nel divino e nella sacralità del processo di individuazione la radice da esplorare ed eventualmente da reintegrare nella propria vita.
Il fatto di rivolgersi ad un certo tipo di medico o di terapeuta non è mai casuale. Il modo in cui affrontiamo le "malattie" è inscindibile da come affrontiamo qualunque evento della nostra vita.
La vera differenza è fra un modo di pensare "lineare" dove i terapeuti concepiscono la loro opera come un tentativo di correggere, sezionare, esorcizzare gli elementi nocivi, malati e folli dei pazienti ed il modo "sistematico" che vive il rapporto con l'altro come parte del processo di cambiamento, apprendimento ed evoluzione.
Parafrasando Arthur Bloch, lo specialista sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla.
Estrapolare un particolare dal contesto non ha alcun senso infatti quando i cambiamenti vengono operati con l'opportuna delicatezza, nel rispetto del processo personale e su più piani contemporaneamente, in genere ogni novità comporta un effetto a cascata su tutte le parti del sistema, esattamente come, su una scacchiera, lo spostamento di un unico pezzo è in grado di modificare completamente il contesto generale e l'evoluzione successiva di tutto il gioco. Il cambiamento può raggiungere anche l'ambiente circostante nel quale l'essere umano interagisce costantemente.
In seguito ad un cambiamento apparentemente limitato possono cambiare le persone che si frequentano, i colori preferiti, il tipo di abbigliamento, l'alimentazione, le abitudini di vita, il linguaggio, il rapporto con gli altri e i sintomi o i disturbi fisici ai quali fino ad allora si era soggetti.
Quando cambia qualcosa dentro di noi anche lo spazio esterno che ci circonda subisce delle mutazioni e viceversa lo spazio che ci circonda si riflette sul nostro corpo (anche le forme delle case e delle città si riferiscono a organizzazioni peculiari del sistema nervoso), lo spazio di cui ci si circonda non è altro che una metafora della strategia di base di un individuo. Pertanto, il processo attraverso il quale gli individui impregnano della propria psiche e della propria anima ciò che li circonda non arriva solamente al corpo, ma si estende a qualsiasi cosa essi facciano, che si tratti di costruire mobili, edificare case o intere città.
Il corpo è un microcosmo in cui sono rappresentati tutti gli archetipi, tutte le forze potenziali, in una forma molto concreta e di cui è possibile fare esperienza direttamente.
Sviluppare la coscienza è questione di aumentare la definizione di un' immagine, rendendola progressivamente più nitida e chiara anche tramite la conoscenza di questi archetipi, immagini universali presenti nelle zone più profonde dell'inconscio collettivo, accessibili a loro volta solo attraverso forme simboliche capaci di rappresentarle.
I simboli hanno la funzione di richiamare un'esperienza attraverso un elemento conoscibile (simbolo dal greco syn-ballein = legare insieme).
Tra le diverse cosmologie a cui si può fare riferimento, il corpo è la più concreta e tangibile.
Nel corpo vengono rappresentati tutti i processi archetipici universali: il cervello come intelletto, il cuore come affettività, il fegato come forza, il sangue come passione eccetera, al punto che varie parti del corpo sono stati spesso associati a divinità diverse, ai segni zodiacali e quant'altro.
Il vantaggio rispetto agli altri sistemi, quando si prende come riferimento il corpo, è quello di trovarsi davanti a qualcosa che, lungi dall'essere una creazione dell'immaginario, è la rappresentazione materiale potenzialmente più concreta e vicina all'esperienza diretta.
Noi d'altra parte ci troviamo nel periodo storico e nell'area geografica in cui si è verificata la maggiore dissociazione tra psiche e corpo registrata dalla storia dell'umanità (la pazzia è un pensiero che si è staccato completamente dal corpo). In un'economia globale l'Occidente industrializzato non è poi tanto diverso dall'adolescente che si perde al computer per ore, dimenticandosi di tutto il resto, forse perché in quel momento della sua crescita sta sviluppando specifiche funzioni celebrali e neurologiche. Per la prima volta è possibile vivere senza una necessità pratica del corpo: automobili, ascensori, energia elettrica, telecomandi permettono di credere di non averlo e, nel caso ci accorgessimo d'averlo per l'insorgenza di una malattia o di un dolore, abbiamo infiniti strumenti sia chimici (analgesici) che culturali (televisione e ritmi lavorativi) per riuscire a dimenticarcene.
Ma se lo sviluppo tecnologico attuale ha generato una condizione in cui è possibile sostituire molte delle funzioni del corpo in una quantità di situazioni pratiche (almeno fino al prossimo black-out elettrico o alla prossima crisi petrolifera o economica), lo stesso non si può dire della sua funzione cosmologica.
Il corpo con le sue sensazioni e anche con le sue malattie, continua infatti ad essere il canale principale di collegamento con la totalità del nostro essere.
E' l'Olimpo personale in cui giocano tutti gli dei del sé più profondo.
Estirpare dal corpo le proprie radici separa la persona dal parlamento dove sono rappresentati tutti gli aspetti della sua anima.
Nascere in questo periodo storico e in questa cultura ci ha sicuramente portato molto lontano.
Forse è ora di tornare a casa.

Bibliografia:
A. Lowen "Arrendersi al corpo" Ed.
Astrolabio D. Daniele "Chi è felice non si ammala" Ed. Mondadori J. Tolija e F. Speciani "Pensare col corpo" Ed. Zelig F. Wildman "Guida alla ginnastica intelligente per chi non ha tempo" Ed.
Baldini Castoldi Dalai.


Tiziana Paoli


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