Home Anno 14° N° 52 Pag. 2° Giugno 2005 Ada Cortese


Ada Cortese
 EDITORIALE 

SCAMPOLI DI VITA

Come uscire dal tunnel del terrore?

Speravamo in qualcosa di estivo e leggero. E invece ancora una volta il dolore, lo stupore. Tutto quello che sta succedendo nel nostro folle Occidente ci costringe a fermarci e a riflettere. Ci sarà un modo per uscire dal tunnel del terrore? E' davvero solo ingenua utopia credere che sia possibile realizzare quei valori da sempre sventolati come "universali" (libertà, fraternità, uguaglianza) laici e cristiani ad un tempo?
Forse siamo sufficientemente maturi per realizzare questi nostri "assoluti" spesso e regolarmente utilizzati come facciata ideologica per far passare ben altra prassi, ben altri intendimenti e finalità anche se un passo notevole all'ultimo G8 è stato fatto.
Tutto urge e converge in una parola importante:
l'etica, dunque la verità, dunque la trasparenza, e... una passione per il domani. Il domani dei figli che sono il nostro progetto incarnato. Nemmeno essi sembrano salvarsi dalla vera filosofia imperante dell'"usa e getta" e del "tutto e subito".
Tale filosofia non prevede domani. Nè nostro, nè dei figli, nè dell'umanità. Così ci restano solo i nostri scampoli di vita: personali, coniugali, interpersonali, sociali, politici, culturali. Tutto sospeso in una coscienza oscillante tra tranquilla anestesia e terrore panico.
Dovremmo essere morali non per buonismo ma per necessità.
In tante altre occasioni ci siamo messi nei panni dei grandi e abbiamo visto gli attuali figli adulti come adulti solo anagrafici, come pappe molli che, alla maniera del personaggioTanguy dell'omonimo film, non vogliono andar via da casa, risultati e frutti poco lusinghieri e amari del nostro stanco benessere. Ma stavolta rovesciamo la prospettiva e guardiamo dal loro punto di vista. E possiamo anche intuire la loro angoscia per un mondo davvero più duro, spietato, incerto,inospitale, inaccogliente, che chiede solo altrettanta durezza, spietatezza e indifferenza ai rapporti umani. Per produrre, per far carriera, dunque per andar via, magari in Cina, o in Germania, o in America.
Senza nessuna considerazione per le radici o per progetti affettivi.
E tutto questo potrebbe anche essere accettato, accolto:
potrebbero essere intesi come i segni di un cambiamento faticoso ma necessario all'interno del movimento socio-economico planetario. Tutto questo sarebbe difficile ma anche esaltante se a fronte della crescente e fisiologica decadenza del nostro mondo occidentale, si ergesse una qualche forma di progettualità collettiva, di senso sociale planetario. Perchè tanto, che ci piaccia o no, la decadenza dell'Occidente è già a buon punto. Spesso, dunque, i giovani uomini fanno i conti con il marciume che spesso corrompe e contamina anche l'esaltante mondo produttivo. Ed esso è esaltante perchè è ben attorno alla produzione di beni , materiali o spirituali non conta, che si assembla e si forma la maggior parte dei rapporti umani. Ebbene sì, a volte accade che anche il mondo produttivo si accorga della propria Ombra e così cerchi di porre nuova e più puntuale attenzione alla "formazione" dei propri operatori: i masters, i corsi di management, non si occupano solo di marketing e di risorse umane ma anche di etica aziendale quando non di meditazione e di psicologia. E' forse qualcosa o forse l'ennesima strumentalizzazione, l'ennesimo fumo negli occhi. Dipende dal livello operativo occupato nella stratigrafia delle organizzazioni produttive.
A noi sembra che occorra un progetto per uscire dalla depressione e dall'angoscia che attanagliano i giovani (e i meno giovani!). Un progetto in cui far convergere la libido di una vita che non può arrendersi a niente, a nessun terrore e a nessun ostacolo.
Una progettualità planetaria che tenga più conto dei bisogni fondamentali di ogni essere umano e di ogni società, un progetto che favorisca il dialogo, la bellezza dell'incontro oltre che del business.
Non crediamo d'essere andati fuori argomento:
l'attentato di Londra, il rifiuto della filosofia "fallaciana" (lo dice la parola stessa!), il rifiuto dunque di rispondere all'odio con l'odio quanto piuttosto con un profondo ripensamento di tutto il nostro agire collettivo, meno amministrativo, più elevato, più leggero, più planetario, più generoso, il ripensamento della nostra economia, meno "nostra" e più di tutti, sono aspetti concatenati di un'unica realtà. Non ci sarà futuro umano e prospero per i nostri figli se non si penserà a futuro umano e prospero per tutti gli uomini della terra. Dagli attentati che producono vittime ma che sono anche il prodotto di persone infelici, chiunque esse siano, questo anche ci può arrivare.
Ci potremmo sentire già meno soli e meno depressi, anzi più felici, se ogni nostro progetto e ogni nostra esperienza venissero incorniciati dentro un luogo interiore che sappia farsi sempre memoria del mondo intero e di un pensiero ampio.


Ada Cortese


 HOME     TOP   
Tutti i diritti sui testi qui consultabili
sono di esclusiva proprieta' dell'Associazione G.E.A. e dei rispettivi Autori.
Per qualsiasi utilizzo, anche non commerciale,
si prega prima di contattarci:

Associazione GEA
GENOVA - Via Palestro 19/8 - Tel. 339 5407999