Home Anno 14 N 52 Pag. 10 Giugno 2005 Cristina Allegretti


Cristina Allegretti
 SCHEDE 

ETERNITA'

"Lottiamo fino a che la Speranza non crei, dal proprio naufragio, la cosa contemplata". (P.B.Shelley).

L'eternità è la verità incontrovertibile capace di fermare l'angoscia originaria dell'uomo rispetto alla morte, angoscia che irriducibilmente si ripresenta ogni qual volta l'umanità tende a circoscrivere tale angoscia in spazi ristretti, dandole risposte non adeguate alla sua enormità.
Arduo è il percorso che si affaccia per chi voglia avvicinarsi al concetto di eternità.
Il concetto dell'eternità lo si comprende dopo aver sperimentato nella propria vita un attimo di eternità.
L'uomo nella sua paradossalità riesce a vivere infatti anche solo per un momento l'eternità.
Tale paradosso è possibile per le nature "antitetiche" che l'uomo vive: la natura finita e la possibilità di partecipare all'infinità. L'eternità viene collocata dall'uomo nello spazio tempo del momento, perché l'uomo nasce come coscienza limitata, e l'eternità non può che essere percepita in tale coscienza , ma basta all'uomo ricordare tale esperienza perché si metta in moto la "volontà della nostra natura eterna" di avanzare dentro la nostra interiorità.
Già Agostino disse che l'uomo soffre perché non vive il suo proprio mondo, così i vari momenti di crisi che viviamo, i momenti di fragilità in cui l'uomo sente di non riuscire a reggere più la complessità dei vari livelli di consapevolezza della vita affettiva, come di quella spirituale, altro non è che l'impossibilità di vivere i "problemi" visti dal punto di vista di una struttura troppo "animale".
La pesantezza e l'angoscia, sono gli schemi mentali e strutturali della coscienza egoica che spesso abbiamo citato nei nostri articoli chiamando tale struttura "Sistema uomo".
Tale struttura crea la problematicità della vita perché è incapace di riflessione e di spazio mentale, resta inadeguata a fare esprimere la nostra natura più profonda.
La natura matura e profonda dell'uomo è l'eternità, e non l'immortalità, la quale altro non è se non l'illusione personalistica dell'eternità.
Fin dall'antichità: la religione, la filosofia, oggi la scienza, hanno cercato di concretizzare l'eternità, lo hanno fatto però rispettando la struttura più antica dell'uomo, senza trasgredire la "Legge" o il "Mito originario" che vuole gli esseri umani frammenti e separati dal Trascendente: Trascendente che per la religione era rappresentato da Dio, per la filosofia era rappresentato dalla Verità, per la scienza è rappresentato dall'Immortalità.
Oggi più che mai l'umanità occidentale si preoccupa di Vivere Bene, lo sviluppo tecnologico ed economico ci permette di avere una ricchezza tale di energia spirituale da preoccuparci della "Qualità della vita".
Oberati dalla quantità di cibo, di divertimenti, di possibilità di spendere il proprio denaro quando e come si vuole, ci permettiamo di chiederci "che vita è mai la mia, sempre di corsa, incapace di godermi quello che ho".
Per godersi la vita spendiamo soldi per passare il fine settimana all'insegna della semplicità, in luoghi del silenzio, in agriturismi carissimi, siamo tempestati da libri di "tuttologi specialisti" che non dicono niente di nuovo, veri bignami di scontate banalità, siamo tempestati da consigli su come vivere meglio senza sentirsi in colpa, come essere ebeti senza sentirsi felici. Spendiamo soldi all'insegna della fuga di quel mostro che tanta paura ci fa che si chiama umanità, per poi recuperare la disintossicazione superficiale dal "mondo" risposando noi stessi in prima persona la logica di quello stesso mostro, appena torniamo alla nostra vita quotidiana.
Per ritrovare l'eternità, la profondità e l'autenticità delle dinamiche che si consumano in noi senza che ce ne ren-diamo

neppure conto, per riappropriarci della nostra esistenza, non possiamo rifugiarci dentro il nostro io ma non possiamo neppure scappare dal limite dell'umanità.
L'unico modo per oltrepassare questo limite, una volta che lo si è veramente conosciuto, è attuare la creatività e l'intelligenza del cuore che ogni essere porta dentro di sé, l'unico modo è operare in quella dimensione che il limite dell'umanità nega, operare nell'eternità, nel dominio dell'essere.
Solo nell'eternità ritroveremo l'autentico senso della vita, e l'irripetibilità di ogni vita che ha il diritto e il dovere di esprimere ciò che è distinguendosi da ciò che non gli si confà.
L'umanità ha il diritto e il dovere di distinguersi da se stessa, da quella parte di sè che ripete il copione di se stessa da millenni, e che ha trovato sprazzi di lucidità solo in pochi occhi che illuminano il cammino.
Oggi non ci sono più i conosciuti /conoscenti "illuminati", oggi pare l'umanità essere immersa in una totale oscurità, ma proprio da una totale oscurità non può che nascere una consapevolezza che non può più solo essere di pochi "eletti", ma scaturente da una collettività anonima/conoscente. Molti pensatori dell'Ottocento, come del Novecento hanno illuminato, aumentando a dismisura la scissione, la via della tragedia umana, dove le due anime dell'uomo: quella conservatrice biologica e quella trascendentale universale si fronteggiavano in sistemi univoci, alimentando un abominevole partitismo dello spirito.
Questo coacervo di punti di vista ha messo a dura prova l'intelligenza degli uomini che desiderano proseguire il cammino di consapevolezza,anelito perenne dell'umanità.
Seppure intimoriti da momenti di confusione, essi non possono non procedere lungo la strada che la nostra interiorità continuamente ci segnala, spinti comunque e innanzitutto dal disagio di vivere acriticamente la vita seguendo la "corrente", senza pensiero.
L'eternità è un'esperienza a cui l'uomo non può rinunciare e come tutti i concetti universali ha un suo luogo, una dimensione in cui può essere vissuta dagli uomini.
Pericoloso è mischiare i livelli, pericoloso è cercare l'eternità nell'onnipotenza dell'io invece che nell'ineluttabile soggettività universale.
L'eternità è la parola chiave, per comprendere l'ascesa e la progettualità della vita, che fin dalla sua origine tende a farsi eterna, e l'uomo come espressione della vita non può che portare dentro di sé tale progettualità, tale destino.
Abbiamo citato Agostino e con lui concludiamo: "Essere significa esistere sempre nel medesimo modo ... Tutto ciò che può cambiare, una volta cambiato non è più ciò che era ... lì è intervenuta come una morte ... È morto il nero sul capo dell'uomo canuto, è morta la bellezza nel corpo del vecchio stanco ... "fu" e "sarà"; pensa a Dio e troverai che egli "è" ... Se anche tu vuoi essere, trascendi il tempo" .


Cristina Allegretti


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