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Home | Anno 15° | N° 55 | Pag. 2° | Aprile 2006 | Ada Cortese |

FONDO
BASTA IL DETTAGLIO?
Per farci conoscere non è necessario comunicare la nostra visione del mondo.
Parla il nostro gesto!
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Piccole delicatezze, gentilezze, segnalano grande spirito?
Da sole?....No!
Piccole buzurrerie, sgarbi, segnalano piccolo spirito?
Da soli?...No!
E ciò perchè l'essere umano è un grande groviglio di pensieri e di atteggiamenti contraddittori. Difficile districare la sua vera sintesi.
Se abbiamo tante possibilità di comunicare, dunque un rapporto continuativamente messo alla prova dalla massa di stimoli e necessità quotidiane, allora forse diventa più facile individuare il peso e il senso del dettaglio, ovviamente se sistematicamente iterato. Possiamo decidere che quel dettaglio che si ripete quotidianamente, sarà in grado prima o poi di consumare il rapporto, come una goccia d' acqua con la roccia; oppure no perchè gli aspetti positivi del rapporto sono di gran lunga più potenti di quella piccola "distruttività" quotidiana.
In questo momento il mio pensiero va a quei tipi di rapporti diciamo in senso lato "di lavoro" che, pur basati su simpatia, a volte amicizia consolidata, altre volte ancora e più fortunatamente su un percorso interiore addirittura condiviso, su grande affettività matura ecc., non possano crescere o non crescano più attraverso frequentazioni quotidiane tali da permettere l'afflusso, nel cuore degli interessati, delle diverse modalità comportamentali da parte dei compagni e che potrebbero essere ora "buone" ora "cattive", cosicchè, un po' come negli uffici o negli studi associati, quello che si condivide resta soprattutto una presenza quotidiana di "sfioramento" delle reciproche soggettività, all'interno della ben più potente e prioritaria gestione "hard" dell'impresa comune in cui ciascuno svolge la sua opera.
Mi pare che siano proprio questi rapporti quelli in cui più si mostra cosa rimane di vero e di incarnato delle nostre migliori dottrine, teorie e quanto altro.
Mi è capitato a volte di essere oggetto di contestazione per un presunto eccesso di teoria e metateoria. In realtà è vero, dalla prospettiva interpersonale qui assunta, si può fare a meno di Weltanschauungen che, tanto, l'inevitabile e l'incontrovertibile emergono e proprio laddove devono: ossia nella nostra quotidianità, nel dettaglio, e laddove lo spazio per le diverse performances dell'"umano in noi" si fa abbastanza ristretto. Tanto più prezioso quanto più solo attraverso di esso si mostra la qualità del nostro essere rispetto a noi stessi, rispetto al gruppo, rispetto all'altro. Ossia quando mancano le altre occasioni che sappiano neutralizzare l'eventuale esplosività negativa di quel dettaglio.
Se non c'è possibilità di reciprocità nella variazione, il poco che rimane come rito di contatto e di rapporto, magari apparentemente poco significativo, diventa essenziale.
Per esempio non riesco a provare simpatia per quelle persone che, conoscendo la regola essenziale di comportamento che favorisce e aiuta la gestione della comunità (sia essa un monastero o uno studio professionale, o un'azienda)
se ne infischino bellamente e sempre di nuovo daccapo.
Come non posso provare simpatia per quelle persone che apparentemente sembrano aver fatto della regola (contrattuale-sindacale) il loro idolo: mi è capitato di stare in ospedale per due giorni soli e per cose di poco conto. Avanti a me due signore anziane con operazione grave alle gambe. Ebbene la parola che ho più sentito dal personale "vagante" e assai eccentrico di quel reparto ad ogni minima richiesta: "non è di mia competenza" "Aspetti questo pomeriggio che arriva il personale della ditta appaltatrice...." ecc.
Non un gesto di solidarietà umana, non un sorriso, non un gesto gratuito.....Mi sono sentita scaraventata in uno di quei romanzi russi o polacchi che solo sono capaci, sotto la mano di un Dostovesky, o di un Kafka, di rendere palpabile la miseria umana, la sua mediocrità, la sua vanagloria e supponenza, scaturigini di quella "banalità del male" di cui tanto si è scritto e ancora troppo poco...
Ma per quel gioco misterioso del destino che spesso ama anche il paradosso un bel gesto mi è venuto incontro: era nella presenza della mia vicina di letto. Una giovane donna appartenente ad un gruppo religioso dell'area cristiana non cattolica che a me non ha mai suggerito alcuna fascinazione. Al suo letto è stato un susseguirsi di persone che presentava come fratelli e seconda famiglia. Scorreva vero affetto. Mi diceva che si lasciano reciprocamente le chiavi di casa in caso di necessità. La sentivo creatura di luce.
La sua teo-ria lontana dalla mia tantissimo. La sua cornice di vita, la sua prassi, il suo porgersi agli altri soggetti umani: una lezione che non dimenticherò.
A volte è bellissimo, a volte è doloroso ma, quando manca tutto il resto, il singolo gesto conta tantissimo, il dettaglio conta tantissimo: ci dice chi veramente siamo e in cosa davvero crediamo e soprattutto cosa sono per noi sul serio i rapporti umani.
Ada Cortese
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