Home Anno 15° N° 55 Pag. 4° Aprile 2006 Ada Cortese


Ada Cortese
 PROFILI 

P. P. PASOLINI: TRAGICO PROFETA CORSARO

Amo la vita così ferocemente, così disperatamente, che non me ne può venire bene: io divoro, divoro, divoro… Come andrà a finire, non lo so." (*)

Pasolini ci commuove, ci irrita, ci intenerisce. Nella sua totale spudoratezza dunque nella sua totale libertà, a cui ha immolato concretamente la propria vita, egli dice pensieri in formazione e sentimenti acuti senza sottrarsi agli altri, senza permettersi mai sospensioni, silenzi gestativi. Sempre in comunione, sempre in presa diretta, con chi ama e con chi odia. Disperatamente bisognoso di urlare una verità sempre scomoda.
Disperatamente imprendibile e incodificabile. Fuori dalla logica della contrapposizione preco-stituita. Troveremmo inopportuno, volgare e restrittivo ricordarlo rinchiudendolo nelle categorie della psicoanalisi. Ci piace onorarne la memoria insieme a tutti coloro che lo amano e indicarlo a chi non lo conosce riportando biografia, opere e considerazioni di altri autori che ci hanno colpito.

Vita e Opere

Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna nel 1922. Seguì il padre, che era militare di carriera, nei suoi trasferimenti.
Frequentò però il liceo e l'università a Bologna dove si laureò in Lettere con una tesi sul linguaggio del Pascoli, nel 1945. Trascorreva le estati a Casarsa, nel Friuli, luogo d'origine della madre; e là si era rifugiato dopo l'8 settembre 1943, per sottrarsi alla chiamata di leva. In friulano compose i suoi primi versi, Poesie a Casarsa (1942), poi editi con altri testi friulani in La meglio gioventù (1958). Nel 1945 ebbe la notizia che il fratello Guido era stato ucciso in un conflitto a fuoco fra due gruppi partigiani di diverso orientamento politico. Nel 1947 si iscrisse al Partito Comunista. Avviatosi alla carriera dell'insegnamento, vicino a Casarsa, venne allontanato dall'insegnamento e poi anche espulso dal PCI in seguito a un oscuro episodio di omosessualità che sfociò in un processo (il primo di oltre 30) per corruzione di minori.
Nel `49 si trasferì a Roma, stabilendosi dapprima in una borgata e vivendo di insegnamento privato. La scoperta del mondo del sottoproletariato romano gli ispirò soprattutto i romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), che fecero scandalo, ma lo avviarono al successo letterario.
Inutile tentare di riassumere qui i suoi lavori nel cinema, nel teatro, nella saggistica, nella letteratura. E' interessante ricordare lo scalpore e le accese polemiche che nel 1968 suscita il suo clamoroso intervento poetico Il Pci ai giovani!!, con cui attacca duramente e amaramente il Pci e difende i poliziotti d'origine proletaria contro gli studenti, figli di borghesi e piccolo-borghesi. Nel 1971 dà alle stampe Trasumanar e organizzar, la raccolta di versi in cui si trovano già parzialmente svolti i temi dei suoi successivi scritti giornalistici.
Il vertice della saggistica provocatoria dell'autore è costituito, però, da due volumi: la raccolta di interventi apparsi su vari giornali dal '73 al '75, Scritti corsari (1975), e Lettere luterane, raccolta uscita postuma nel 1976.
In questi scritti, rivelatisi con il trascorrere degli anni profetici, Pasolini, come un "corsaro", eretico, solitario e controcorrente, si fa censore del costume nazionale, scagliandosi contro tutto ciò che sente inautentico. Contro il mondo borghese, il capitalismo e il neocapitalismo, la società di massa e il consumismo, il villaggio globale, la televisione, l'omologazione, la rivoluzione antropologica, il Palazzo, contro il Sessantotto, l'aborto, il divorzio, contro lo stalinismo e l'invasione dell'Ungheria...

Pasolini artista
Pasolini arriva a concepire esplicitamente il proprio corpo come segno, e pretende che le sue proprie azioni, le sue ossessioni, la sua carne e il suo sangue, entrino a pieno titolo nella struttura formale dell'opera. Una specie di dannunzianesimo (...), una sindrome da avanguardismo storico in ritardo; ma anche una lucidissima intuizione di quel che stava succedendo all'arte nell'epoca dell'informazione di massa. Non è proprio la televisione, adesso, a darci dei "personaggi", cioè delle strutture formali, che sono composti in parte dalle trasmissioni che fanno, cioè da segni fittizi, e in parte da ciò che sappiamo della loro vera vita, o meglio di quella simulazione di vera vita che è l'informazione giornalistica?
Per Pasolini questo è stato un gioco mortale. Pur di portare la sua scrittura alle estreme conseguenze, pur di perseguire la sua idea "impura" (in realtà purissima)
di poesia, ha buttato anche la propria vita sul piatto della bilancia, si è offerto all'odio e alla violenza distratta d'una società che aveva bisogno di qualche sacrificio per poter perdonare a se stessa la crescente superficialità. Di fronte a un'opera come quella di Pasolini, sarebbe stitico perbenismo accademico voler distinguere i testi dalla persona. In un suo libro dedicato alla figura del capro espiatorio, l'antropologo René Girard elenca quelli che chiama gli "stereotipi della persecuzione", che secondo lui sono i seguenti: 1) percezione da parte della società di una "situazione di crisi"; 2) individuazione di una vittima predestinata, caratterizzata da una "anormalità", fisica o comportamentale; 3) accuse stereotipate rivolte alla vittima, tra cui rilevantissima quella dell'avvelenamento, morale o fisico, della comunità. Pasolini ha popolato i propri romanzi (e i drammi e i film e le poesie)
di giovani capri espiatori, fino a cadere lui stesso nella trappola di credersi un capro espiatorio, proprio mentre la società aveva inconsciamente deciso di utilizzarlo come tale. Con tutti i fenomeni che conseguono all'esecuzione rituale, compresa la "santificazione" della vittima dopo il sacrificio e la successiva ricomposizione della società nel suo nome. Destra e sinistra che si strappano di mano le reliquie, gareggiando nel celebrarlo.
Dunque ci sono molte ragioni contingenti che spiegano l'anomalo interesse per Pasolini: prima di tutto l'assassinio, lo spargimento di sangue; e poi il ricordo del suo coraggio.
(Rai International online)

Pasolini uomo
Aveva l'aspetto di una bellissima statua greca in bronzo caduta da un autotreno, sull'autostrada e ammaccata. Io lo avvicino molto alla figura di Caravaggio, anche per la fine. Secondo me c'è una forte affinita' fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perchè in tutt'e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi.
(...) era profondamente cattolico, nel suo intimo; era formato dall'Italia cattolica, quindi aveva un forte senso del peccato, un forte senso della redenzione.
(Da un'intervista al critico d'arte F.Zeri).

Parole parlate
Vedo un mondo apocalittico, doloroso. Non credo in nulla. Non sono qualunquista. Sono più anarchico. La borghesia sta trionfando e la civiltà dei consumi è la rivoluzione industriale vincente che sta omologando, appiattendo tutto il mondo. Non vedo altra alternativa. Anche in URSS.
La parola speranza non c'è più nel mio vocabolario. Vivo giorno per giorno. Lotto per verità parziali giorno per giorno.
Il successo che la società mi ha dato è l'altra faccia della persecuzione. E' cosa brutta, è vanità. La tv è mezzo di massa e come tale ci abbruttisce. Sull'erotismo:
è cosa bellissima. L'importante che non sia volgare. Non ci sia approccio razzistico nell'osservare l'oggetto dell'eros. La donna vista come oggetto dunque come inferiore è visione razzistica volgare.
Il mio sguardo è uno sguardo religioso. Vedo ogni cosa come miracolosa, non sono laico nelle mie considerazioni.
Non cerco la consolazione. Il vangelo è una grandissima opera di pensiero, intellettuale. Ma non consola, la consolazione è come la speranza.
Che farsene?
Non ho paura di invecchiare. Più si invecchia e più si diventa allegri perchè si ha meno futuro e dunque meno speranza.
(Da intervista televisiva curata da E. Biagi)

(*)da Ritratti su misura, a cura di E. F. Accrocca, Venezia, Sodalizio del Libro, 1960


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