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Home | Anno 15° | N° 55 | Pag. 9° | Aprile 2006 | Federica Rampini |

METODO
LA MEDIAZIONE FAMILIARE: UNO SPAZIO NEUTRO PER "UMANIZZARE" IL DIVORZIO
Uno strumento sempre più prezioso quando la coppia scoppia e decide di separarsi
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Ci fa assai piacere ospitare il lavoro di Federica Rampini, Mediatrice Familiare di Roma(*), perchè esso giunge a sottolineare la percezione di una nuova necessità che sta affermandosi sia tra gli uomini e padri separati che tra le donne e madri separate.
Ci fa piacere che stiano affermandosi associazioni nazionali di "categoria" (padri separati e madri separate)
che, come loro denominatore comune sostengano la logica del dialogo contro la logica della contrapposizione. Grazie anche ai loro sforzi congiunti la richiesta dell'attuazione concreta di ciò che la legge, in qualche modo già da tempo, prevedeva, è stata rinforzata dal recentissimo provvedimento legislativo e la genitorialità condivisa è adesso un concetto un po' più concreto. Queste Associazioni inoltre tendono inevitabilmente a dialogare anche tra di loro. Ne deriva la loro richiesta dell'obbligatorietà della mediazione familiare come presupposto per avviare il processo della separazione legale.
Così, con dolore, con fatica e con entusiasmo, padri e madri separati danno, forse anche a loro insaputa, e a partire dal ruolo per cui nessuna scuola sarà mai prevista, un grosso contributo al procedere di una nuova coscienza di tutto l'essere umano.Non vi è dubbio, in Italia siamo in presenza di una profonda trasformazione della realtà familiare.
Una migliore qualità della vita, la consapevolezza che "la facoltà di scelta" costituisce un irrinunciabile diritto di ciascun individuo, una condizione femminile non più ancorata alla maternità ed al lavoro in casa, spiegano la peculiarità dell'attuale scenario sociale, caratterizzato dal calo della natalità e dalla presenza massiccia delle donne nel mondo del lavoro.
L'impatto di tutto ciò sul versante famiglia si traduce in una realtà contrassegnata da nuclei sempre più piccoli e con equilibri relazionali più instabili, più precari, con conflittualità dei rapporti di coppia.
Ed è proprio per questo che le famiglie affrontano sempre più spesso esperienze di separazione, dovendo apprendere nuove norme di convivenza, sapere e competenze non trasmessi dalle passate generazioni.
Oggi in Italia il 25% delle separazioni avviene dopo solo 3 anni di matrimonio mentre qualche anno fa la separazione avveniva dopo 14. Il momento in cui la conflittualità coniugale raggiunge i livelli più elevati coincide spesso con la decisione di separarsi, in questa delicata fase, generalmente, i coniugi ricorrono agli avvocati ed all'autorità giudiziaria per la risoluzione dei conflitti. Anche se questa appare la prassi in uso nel nostro Paese, è necessario evidenziare l'inidoneità del nostro ordinamento giuridico a fornire mezzi adeguati per la risoluzione delle controversie familiari.
E ciò perché non esistono leggi ad hoc ma solo proposte che, nell'intento di ridurre le inevitabili tensioni e lacerazioni che sempre si accompagnano alle separazioni proiettandosi poi sulla futura vita dei coniugi e dei figli, propongono di offrire, quando ne sussiste la necessità, la possibilità di usufruire di un servizio di mediazione familiare.
Un modo intelligente per riorganizzare il ménage familiare La Mediazione, come strategia d'intervento nella separazione e divorzio per la composizione del conflitto relativo alla fine della coniugalità e per il recupero e il rilancio di una genitorialità condivisa, è operativa da tempo nei paesi dell'Unione Europea mentre, nel nostro paese, ha subito un'evoluzione che solo di recente l'ha portata all'attenzione del Legislatore.
Finora infatti, l'inserimento di questo nuovo processo come strumento di aiuto alle famiglie si è verificato solo in un contesto regionale o provinciale grazie all'adoperarsi di enti locali, istituti professionali particolarmente sensibili alle problematiche dei nuclei familiari.
La parola "mediazione" rimanda ad un'azione/intervento d'interposizione fra le parti, che non offre né garantisce alcun potere decisionale, se non la propria neutralità a favorire la composizione del conflitto. E' un percorso strutturato in fasi e tempi specifici, con obiettivi definiti dai genitori, ma si configura anche come un "rito di passaggio" che, simbolicamente, permette alla coppia di riconoscere, contenere ed elaborare il lutto della separazione.
Tale pratica permette, attraverso la negoziazione, di comporre il conflitto, vale a dire di trovare accordi fra le parti e di appianare i violenti contrasti sul versante della genitorialità. Il lavoro del mediatore si muove lungo un continuum tra razionalità ed affettività, tra raggiungimento di un compito ed espressione dei sentimenti, tra narrazione soggettiva dei genitori e sapere formalizzato dell'operatore. Questa tecnica d'intervento può compiere il passaggio, tramite il laboratorio dell'incontro con le coppie, dall'essere una tecnica di negoziazione alla costruzione di un proprio statuto scientifico.
La mediazione si struttura in Italia come un modello d'intervento a partire dagli anni Ottanta all'interno di un più vasto fenomeno sociale e culturale che tende a degiuridicizzare i conflitti sociali, a favorire la ripresa della comunicazione e della comprensione reciproca fra le parti in conflitto.
Una valida alternativa alla via giudiziaria La disponibilità all'aiuto per la gestione e la composizione del conflitto da parte di un "terzo" neutrale, imparziale, ma "instruit" _ ossia formato allo specifico intervento _ e, allo stesso tempo, senza potere se non quello riconosciutogli dalle parti, apre nuovi orizzonti sia sociali sia culturali, tali da differenziare la mediazione dall'arbitrato, dalla conciliazione e dalla negoziazione, dove il "tecnico" prevale, di fatto, tra le parti. Il mediatore , infatti, garantisce il processo in cui i contenuti sono definiti dalle parti.
Non c'è da stupirsi se, con queste caratteristiche di base, la mediazione nasca e si sviluppi dal basso, nei quartieri popolari delle grandi città come Lione, Parigi, San Francisco, Montréal, come mediazione sociale per affrontare i conflitti di quartiere, di caseggiato, i conflitti inter-razziali per poi allargarsi alla mediazione penale per la riparazione del danno o del sopruso senza l'intervento del giudice, alla mediazione scolastica per educare i bambini alla composizione delle dispute, alla mediazione familiare per aiutare le coppie ad una separazione "vivibile", fino alla mediazione ambientale per favorire un corretto rapporto fra esigenze industriali e tutela dell'ambiente.
E' la ricerca a strutturare una relazione d'aiuto finalizzata al dialogo tra le parti, che decreta il successo della mediazione a livello internazionale e attira l'attenzione del mondo della giustizia e della salute.
Un vecchio proverbio africano afferma che non esistono due persone che non si comprendono, esistono solo due persone che non comunicano:
ecco, la mediazione apre o meglio riapre il campo della possibilità di comunicare e dell'inter-comprensione.
Nel nostro paese, la constatazione, dopo l'introduzione nel 1975 della legge sul divorzio, di un disagio presente in numerose coppie separate ha creato la possibilità di un'offerta di servizio da parte degli addetti ai lavori. Si incomincia a parlare della mediazione I problemi connessi con la continuità genitoriale e la conflittualità per la condivisione dei beni di famiglia s'impongono, nella seconda metà degli anni Ottanta, per la loro rilevanza psico-sociale.
Infatti, se da un lato sono più numerose le separazioni consensuali e i giudici risolvono de iure il problema dell'affidamento dei figli, dall'altro rimane aperto il campo ad ulteriori conflitti e tensioni sull'accudimento e l'educazione degli stessi.
La funzione della mediazione familiare viene sempre più avvertita dalla coscienza collettiva come essenziale per assicurare una frattura più "civile" e meno traumatica possibile del nucleo familiare e per consentire che, se i rapporti coniugali finiscono, possono permanere quei validi e non meramente formali rapporti genitoriali, essenziali per un armonico sviluppo della personalità in formazione.
Nel 1995 viene fondata la Società Italiana di Mediazione Familiare (SIMeF): a questo organismo si iscrivono, nei primi tre anni, oltre cento mediatori attivi sul territorio nazionale, accomunati dalla preoccupazione per la sofferenza e le difficoltà di adulti e minori coinvolti nella crisi dei legami familiari.
Un percorso per la riorganizzazione delle relazioni familiari.
In un tale contesto, la mediazione familiare non rappresenta altro se non una esperienza di passaggio ritualizzata della crisi di coppia. Una "mediazione globale" in quanto, qualunque sia il punto di partenza per cui la coppia la chiede (divisione della casa o del patrimonio o educazione dei figli), è simbolo di una dimensione materiale o/e emotiva che viene messa a tema e resa oggetto della negoziazione.
La mediazione non è solo un "ammortizzatore sociale", ma un intervento di matrice sistemica volto in altre parole a favorire le potenzialità evolutive della crisi e del conflitto a vantaggio non solo della coppia ma dell'intero sistema familiare.
I criteri di mediazione adottati si propongono di circoscrivere le aree di possibile disaccordo tra i coniugi e, quindi, di stabilire il percorso di negoziazione da compiere nel rispetto delle persone interessate.
La famiglia, che vive la fase critica della separazione è, infatti, considerata come nucleo da ristrutturare: tutti i suoi membri devono potersi avvalere della pratica della mediazione per un miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Il mediatore instruit tra le parti Il mediatore interviene esclusivamente con funzione guida in tale delicato e complesso percorso di ristrutturazione della famiglia; sono, infatti, le parti a proporre tutte le possibili risoluzioni della situazione conflittuale. Il mediatore ha certamente una funzione cardine nella gestione dell'intero processo, attraverso la sollecitazione della comunicazione e la chiarificazione dei bisogni richieste dagli interessati e la focalizzazione dei motivi di preoccupazione e degli eventuali problemi (affidamento dei figli, mantenimento dei figli e del coniuge, divisione delle proprietà coniugali etc.).
Il successo della Mediazione è connesso, pertanto, al perseguimento di due obiettivi fondamentali: 1) l'assertività, ossia la capacità di esplicitare consapevolmente i propri bisogni ed interessi; 2) la cooperazione, cioè la disponibilità ad ascoltare ed il prendere atto delle richieste e dei bisogni dell'altro.
Le fasi di questo particolare iter volto alla composizione del conflitto sono quattro: un primo momento che attiene alla "definizione del problema", cioè la determinazione dettagliata delle questioni di disaccordo in modo da indurre le parti in causa ad una focalizzazione chiara delle situazioni problematiche su cui agire. Il mediatore, nella seconda fase (raccolta delle informazioni ), può guidare la coppia all'esplicitazione di tutte le notizie relative le specifiche questioni.
La terza fase consiste nella "formulazione delle opzioni" ovvero, successivamente al riconoscimento dei bisogni, nella esposizione delle richieste di entrambe le parti. I coniugi hanno in questo modo la possibilità di esaminare con il supporto dello stesso mediatore, le conseguenze di ogni singola opzione e di scegliere, nella fase conclusiva della Mediazione, quella adeguata per entrambi alla risoluzione del problema.
Il genogramma, teatro di intrecci familiari Il principale strumento usato dal mediatore, nel viaggio attraverso il "piccolo-grande mondo" della famiglia, è il genogramma familiare, magistralmente descritto da Oliver Sacks che in "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" afferma: "Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità ed il cui senso è la nostra vita". Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un "racconto" come estrinsecazione consapevole ed inconsapevole del proprio ego cioè individuazione della propria identità.
Se vogliamo conoscere un uomo dobbiamo scavare nel profondo della sua intimità attraverso un'attenta analisi psicologica delle sue manifestazioni esteriori fatte di comportamenti, parole, gesti e sguardi.
Da un punto di vista biologico e fisiologico, non differiamo l'uno dall'altro; diversamente ognuno di noi costituisce un'unica entità dal punto di vista psicologico.
Per essere noi stessi è necessario rivisitare il nostro passato (drammi e piaceri) attraverso un costante sforzo interpretativo capace di legare i differenti momenti del nostro essere.
L'analisi individuale diventa molto più complessa quando si passa al gruppo ed in particolare a quello familiare dove il figlio costituisce - a livello genetico - il prodotto di quattro diverse generazioni.
In un luogo adatto intimo e riservato, i coniugi si incontrano con la propria storia, prima di singolo poi di coppia-famiglia.
Tale incontro si svolge tramite il dipanarsi di un racconto intessuto di avvenimenti, persone, luoghi, immagini con un linguaggio anche fatto di simboli e di loro collegamenti..
Narrando ci si libera dalla " dittatura del passato", si captano connessioni e si costruiscono nessi.
Ogni volta che si ricorre al genogramma, i protagonisti della seduta non si limitano a richiamare alla memoria il proprio passato familiare ma ne offrono una rappresentazione viva e complessa. Tale forma di "drammatizzazione" rende simultaneamente vive le relazioni familiari e para - familiari con tutte le componenti emozionali ed affettive proprie di quel determinato momento. La compresenza di tutti gli elementi che costituiscono la "trama" della rappresentazione porta il soggetto a divenire consapevole del fatto che la sua storia è più ampia e complessa e che si svolge in un tempo specifico e si colloca in un dato luogo.
Vittorio Cigoli sostiene che una organizzata unità di relazioni tra elementi, azioni e individui costituisce un sistema e se noi pensiamo ad una famiglia pluri - generazionale come ad un sistema non abbiamo più un albero genealogico ma un genogramma.
Ossia una forma di rappresentazione grafica dell'albero genealogico che registra informazioni sui membri di una famiglia e sulle loro relazioni _ cosiddetti partner familiari - nel corso di almeno tre generazioni.
L'attualità del genogramma deriva dal fatto che vicende che abbracciano più generazioni sono viste in una prospettiva che fa riferimento al presente, cioè al significato che possono avere nel "qui ed ora", attraverso i sentimenti, i pensieri, i comportamenti degli individui appartenenti a quel sistema familiare.
Una strada per la ricostruzione della propria esistenza e per l’apertura al nuovo destino Lo strumento del genogramma si colloca in una prospettiva che è, allo stesso tempo, strutturale, funzionale e relazionale, oltrepassando il concetto dell’appartenenza sulla base dei vincoli di sangue ed include nell’istituto familiare i cosiddetti “membri para-familiari”, quelle persone che hanno rivestito all’interno del ciclo vitale della famiglia un’importanza affettiva e funzionale.
Il concetto di funzionalità del sistema familiare è l’elemento che ne evidenzia la prospettiva dinamica; per funzionalità si intende l’insieme delle modalità con le quali il sistema - famiglia ha gestito, nel corso del tempo, i singoli eventi del ciclo vitale e quegli eventi nodali che hanno determinato importanti cambiamenti nell’esistenza dei singoli membri.
E’ opportuno sottolineare una differenza sostanziale fra albero genealogico e genogramma.
Il primo evidenzia una situazione modificabile soltanto da eventi anagrafici (nascite, morti, matrimoni) che non intaccano il criterio fondamentale dell’appartenenza.
Il genogramma parte egualmente dall’enunciazione di dati anagrafici ma introduce il concetto di ruolo istituzionale attraverso l’accoglimento dei membri parafamiliari come parte integrante del sistema e la focalizzazione dell’attenzione sulle relazioni e sulla loro funzionalità; presenta quindi un’immagine del sistema che è nello stesso tempo attuale, storica ed evolutiva.
Chi racconta la propria storia ne diviene consapevole all’atto stesso di presentare la sua testimonianza e quindi ne diventa “storico” cioè - secondo i Greci - “colui che aveva visto”.
Questo è il genogramma.
Uno strumento neutro per favorire forme di collaborazione tra i partner Il lavoro del mediatore può oscillare da una posizione di neutralità, dove in pratica l’operatore facilita lo scambio, apre e chiude le sedute, lasciando alla coppia la gestione dell’andamento dell’incontro e della negoziazione, ad una posizione di direttività intervenendo per sostenere e favorire la decisione della coppia in merito ad alcune questioni ritenute fondamentali e non dà il suo consenso per accordi che gli paiono inaccettabili.
Le persone vanno aiutate a portare in salvo i “beni” in una situazione d’incombente pericolo, nella quale tendono a mettere in atto difese differenti: c’è chi attacca violentemente, c’è chi rivolge su se stesso la rabbia e l’aggressività, chi si deprime e chi nega la realtà.
Di fronte a questo profondo travaglio, al mediatore è richiesto di accompagnare la coppia nel recupero di una fiducia reciproca del legame.
Il mediatore sa, inoltre, di dover tenere presente un’altra dimensione dell’intreccio di coppia: quello tra le generazioni.
Ogni legame interagisce con il rapporto di filiazione e con le mancanze, le rotture, le attese, i lutti relativi a quel legame primario. E’ risaputo che, non di rado, le scelte coniugali sono compiute per riparare i legami nella storia familiare; così quando c’è una separazione ritornano in scena la rabbia e il dolore per il fallimento. Al mediatore non è richiesto di fare interpretazioni così come avviene in psicoterapia, ma di garantite un processo di negoziazione.
Così il mediatore “resiste” alle proiezioni negative della coppia, non fa rappresaglie, non compie ritorsioni, ma cerca di preservare l’integrità del setting che si fonda sull’attenzione ed il rispetto per ciascun membro della coppia, il rispetto del turno di parola, l’avvio ed il raggiungimento dell’obiettivo negoziale. In sintesi, il mediatore è un “traghettatore nella transazione”. Il mediatore, infatti, secondo un’opinione diffusa è colui che accompagna i genitori nella ricerca di soluzioni soddisfacenti per i figli e per ciascuno dei componenti il gruppo familiare relativamente allo scambio generazionale. Emerge chiaramente la funzione specifica del mediatore che, metaforicamente, non tiene in mano la carta geografica con la meta che la coppia deve perseguire, ma questa è nelle mani dei coniugi, mentre il timone in quelle del mediatore, che favorisce il raggiungimento della meta prefissata e lo fa anche stando vicino alla coppia che, a causa delle emozioni che sta vivendo e dei pericoli che sta correndo, è impossibilitata a individuare delle prospettive di vita futura più serene. Dal conflitto al consenso
Federica Rampini
(*) Mediatrice Familiare (qualifica regionale ai sensi della Determinazione n°613 del 01.08.2004) del CE.A.F. - Centro di Consulenza e Assistenza alla Famiglia Roma.
Federica Rampini
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