( A. Camus) "> CONTROCORRENTE


Home Anno 15░ N░ 56 Pag. 5░ Maggio 2006 Cristina Allegretti


Cristina Allegretti
 SCHEDE 

CONTROCORRENTE

"Non riuscivo a immaginare eternitÓ nÚ felicitÓ sovrumana fuori della curva delle giornate.La felicitÓ era umana e l'eternitÓ quotidiana. Tutto stava nel sapersi umiliare, nel coordinare il proprio cuore al ritmo delle giornate invece di piegare il loro alla curva della speranza" ( A. Camus)

Tuffandomi nel significato che alcune parole hanno nel gergo comune, in relazione al loro significato originario, mi si prospettano sistemi antitetici al principio universale di relazione.
Faccio due esempi: la parola perfidia =dal latino perfidus indicante passare al di là, trasgredire, che manca di fede. Nel dizionario Devoto Oli il termine perfidia significa: 1)subdola crudeltà e malvagità nei rapporti umani, 2)Malafede.
La parola eresia = dal greco airesis, significa scelta, prendere. Quanti significati intrecciati e controversi hanno le parole.
La storia di queste due parole, per esempio, ci riportano indietro di secoli, ci riportano alle Guerre Sante, all'Inquisizione, ci riportano così indietro nel tempo da renderci conto di quanto quella storia sia ancora presente dentro e fuori di noi.
La connotazione di perfidia come di chi non ha fede, ci riporta al dualismo integralismo, integrità.
Solo una struttura psichica integralista può considerare senza fede chi non segue la stessa fede di chi giudica l'altro, appunto perfido.
L'integralismo porta in sè il conflitto che solo una struttura psichica integrata e quindi aperta può risanare, il conflitto tra collettività e individuo, tra senso comune e scelta individuale, conflitto dunque che solo una struttura psichica che porta in sè il superamento dell'univocità dei significati può recuperare.
L'infedele, alberga in ciascuno di noi, riveste i panni del demoniaco, dell'ironia, del dissacratore, del dissipatore, di chi va controcorrente, l'integralismo riveste i panni di chi come il Grande Inquisitore mostra l'umanità incapace di vivere nella libertà, nell'eccedenza di senso, ed evidenzia la necessità per lei di restare nell'univocità di senso, in contesti che ne delimitano l'intelligenza, l'emancipazione, lo sviluppo.
L'uomo ha bisogno della religione o del momento religioso?
A mio avviso la religione rappresenta il momento integralista della coscienza, mentre il momento religioso rappresenta il passaggio integrante per la coscienza.
Per Hegel la religione rappresenta l'ultimo gradino nella sua fenomenologia dello spirito, prima di raggiungere nella filosofia la totale coscienza dell'idea in sè e per sè.
In questo ultimo gradino che la religione è, si trova il momento della rappresentazione dello spirito, e anche l'origine della struttura integralista, lo Spirito, Dio è altro, così come anche l'uomo è anche altro da stesso.
L'unica mediazione che l'uomo puo' attuare nella coscienza religiosa, è la separazione tra sè e Dio, e l'unica relazione possibile è la negazione dell'Altro, l'unico pensiero forte che può conoscere in tale struttura è la fede, la speranza.
L'integralismo è l'esclusione della relazione, e il primo ad essere escluso dalla relazione è Dio, il Sacro.
La religione, indica il complesso di credenze e atti di culto che esprime il rapporto dell'uomo con il sacro e con la divinità, ma la sacralità, il divino non può che aprirci ad una dimensione più amplia di noi stessi.
Nei momenti dell'esistenza, in cui ci si sente di vagare senza una meta nelle pieghe delle proprie giornate, dei mesi che passano, spogliati dai principi universali a cui appellarsi, naufraghi nei propri desideri più intimi, siamo perfidi, senza fede ma non senza sacralità.
Lasciato nudo nei confronti della propria esistenza l'uomo "canna pensante" si può piegare senza spezzarsi alle intemperie della vita sentendosi sia partecipe della vita stessa sia osservatore privilegiato, capace di riflettere e di trovare un senso alla caoticità delle dinamiche della vita.
Ma la complessità umana che si evolve, è l'uomo stesso ad alimentarla, creando nuove dinamiche a cui il dio delle religioni storiche non basta più.
Quelle religioni rappresentanti di una certa visione della vita, e della natura, capaci di rispondere a domande che l'umanità stessa si è posta, non bastano più.L'umanità si pone nuove domande, la vita ha in un certo senso superato se stessa.A chi può appellarsi l'uomo?
A cosa?
Il Festival della Filosofia di Modena quest'anno dedicherà proprio all'umanità il suo spazio, l'umanità che pare abbia amplificato attraverso la sua intelligenza la complessità della vita anziché semplificarla.
Oggi più che mai comprendere l'altro significa arrendersi alla difficoltà di relazione, alla dimensione del non incontro, all'assenza dell'uomo.
Zarathustra profetizzò la morte di dio.
La contemporaneità speriamo non profetizzi la "morte dell'uomo". La religione che etimologicamente significa aver cura riguardosa, è auspicabile come ritorno o inizio di un atteggiamento riguardoso nei confronti di noi stessi e degli altri, per superare la perdita di senso che la mancanza di relazione sempre porta con sé.
A mio avviso il pensiero filosofico forte, capace di superare sia le scissioni che il momento della fede, il pensiero filosofico per eccellenza che permette l'apertura all'essere, è il pensiero che si manifesta nella nostra quotidianità, il pensiero forte ovvero consapevole di essere, è il pensiero che, oggi più che mai, deve fare i conti con una sua stessa realtà debole, fragile perché ancora troppo poco siamo abituati a incarnarlo.
Il momento filosofico per eccellenza non si dà nella pura astrazione logica o mentale, ma nel formulare un pensiero integrato alla propria natura più profonda, quanto più si ricerca e ci si "accontenta di vivere" la semplicità della vita. Tanto più per vivere tale semplicità è necessario scendere in profondità verso la nostra anima, incontro al nostro spirito.
Mi pare siamo ad un bivio interpretativo dell'umanità: da un lato l'interpretazione della complessità umana che spesso è caratterizzata dalla spaccatura tra i vari livelli della struttura psichica umana, senza un filo che possa mai unirli; dall'altro la conoscenza profonda dello spirito umano quale tensione bisognosa e amorosa dell'uomo a relazionarsi.
Viviamo così, incapaci di comprendere fino in fondo quale sarà il nostro destino di umanità, senza capire fino in fondo la spinta profonda che ci porta a continuare il nostro cammino, senza capire, ancora in profondità, cosa poi viviamo e incarniamo tutti insieme nelle nostre vite, nelle nostre storie, nelle nostre risposte, nei nostri tormenti, nelle nostre estasi. Mi piace finire con A. Camus: "Non riuscivo a immaginare eternità né felicità sovrumana fuori della curva delle giornate.
La felicità era umana e l'eternità quotidiana. Tutto stava nel sapersi umiliare, nel coordinare il proprio cuore al ritmo delle giornate invece di piegare il loro alla curva della speranza
".


Cristina Allegretti


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