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Home | Anno 15° | N° 57 | Pag. 1° | Dicembre 2006 | Ada Cortese |

EDITORIALE
ALL'AMICO SCONOSCIUTO
I volontari dell'abbraccio
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Ho recentemente visto alla TV un divertente e disperante servizio mandato in onda dalla Cina - o dal Giappone? - non ricordo e non importa più di tanto il luogo. Mi ha colpito la cosa in sè: persone che hanno deciso di regalare un abbraccio alle persone per strada andandosene dunque a passeggio con un cartello appeso sul petto su cui era scritto per l'appunto: "offro abbracci!". Esse si avvicinavano così agli sconosciuti a braccia aperte e la cosa che mi è piaciuta tanto è che molti sono stati quelli che hanno risposto all'abbraccio con identica disponibilità!
Il servizio è stato vivisezionato dagli esperti e dagli opinionisti (brutta specie senza troppo pensiero, lo dice la loro stessa "specializzazione") per associare la trovata alla solitudine delle megalopoli. Ed è facile anche dire che in questo caso non si sono sbagliati! Sappiamo anche che nelle culture orientali il piacere del contatto fisico non è molto coltivato se non all'interno del rapporto intimo amoroso, dunque questo gesto portato per le strade esprime uno spirito ancora più trasgressivo e "rivoluzionario"!
A me la cosa che, comunque, ha tanto colpito è la creatività senza fondo regalata agli esseri umani, la libertà che resta di inventare e "fare!!!" cose così semplici e difficili ad un tempo. Sono invenzioni che mi stupiscono e, meravigliandomi, mi fanno pensare: "ma allora tutto è possibile ancora!".
E poi ci deve essere un'alchimia di opposti in opera a produrre la sensazione del "luminoso" e del "numinoso" in questo gesto, forse le nozze tra privato e pubblico, tra eros e logos, tra personale e anonimo: vivere per un attimo un gesto quotidiano generalmente chiuso tra pareti, scatole di cemento, viverlo nelle strade e con sconosciuti. E' l'opera d'arte vivente prodotta da uno strappo nella rappresentazione usuale che gli umani civilizzati esibiscono sotto il cielo aperto: dall'anonimato e dall'indifferenza ad un attimo di riconoscimento e di affettuosità. Uno strappo prodotto da un moto di convergenza, da un moto d'amore!
Il Surrealismo più reale del reale!
Mi è stato riferito che è accaduta identica cose per le vie di Genova. Ne sono stata contenta.
Mi sorprende insomma positivamente il fatto che un gesto così intimo e amichevole venga offerto per strada a degli sconosciuti e che gli sconosciuti contraccambino.
Così lontani, così vicini!?
Ricordate gli angeli di W. Wenders e la loro invidia per la nostra carne e le nostre ossa?
Forse ognuno di noi è quella creatura invidiabile dagli dei finchè abbiamo carne e ossa, finchè dunque possiamo compiere un gesto così bello, così fisico, così amorevole come aprire le braccia all'amico sconosciuto.
Ada Cortese
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