Home Anno 15° N° 57 Pag. 2° Dicembre 2006 Ada Cortese


Ada Cortese
 FONDO 

FUMO NEL CUORE

Perchè si comincia a fumare? Perchè è così difficile smettere?

Cominciamo con una nota di ottimismo: perchè in ogni caso la legge contro il fumo nei locali pubblici ha ridotto l'atteggiamento schizofrenogenico delle istituzioni economiche e politiche che se per un verso insistono nella produzione delle sigarette, per l'altro ne riducono, almeno in situazioni collettive e pubbliche, il loro consumo.
Perchè si comincia a fumare? Perchè è così difficile smettere?
Si comincia a fumare da ragazzini per dimostrare la propria adeguatezza al gruppo dei pari, ossia al gruppo di appartenenza dei propri amici, gruppo adolescenziale che ha bisogno di riti iniziatici di passaggio che segnano la conquista della condizione adulta e virile. Certo, i ragazzini fumano da soli, spesso nelle toilettes o comunque di nascosto dei genitori, degli insegnanti, o di chi possa loro riferire. Ma il senso profondo del gesto è conquistato nella condivisione dello stesso.
A volte si comincia per scherzo, magari in età più avanzata, sottovalutando la potenza dell'oggetto (la sigaretta) e sopravvalutando la propria capacità di gestirlo.
Sono stati scritti fiumi d'inchiostro sulle dipendenze e sul tabagismo. A proposito di questo tutti sappiamo che fa male anche in minima parte sicchè non si possono per esso avanzare giustificazioni valevoli per altro genere di consumi che sollevano il rischio della dipendenza e della dannosità fisica oltre una certa soglia quantitativa per es. come accade con il vino. D'altra parte non ci corrisponde un atteggiamento radicale ed integralista che non concede a nessuno la benchè minima contraddizione visto che fin qua ci appare con sufficiente evidenza come tutta la nostra vita culturale e sociale e la vita tout-court sia radicata sempre nella contraddizione!
Accantonata dunque un'impostazione moralistica ed integralista, resta quella della pura necessità di interrogarci attorno alla problematica nel suo versante sociale e nelle sue nuove manifestazioni.

Le donne e il fumo
Giorni fa ho assistito per caso ad un convegno pubblico attorno al tema della salute, della prevenzione e dei connessi diritti delle donne. Quali relatori erano presenti sei donne ed un uomo, tutti con cariche importanti nell'ambito delle istituzioni, della medicina e della ricerca. La cosa curiosa è che prima dell'inizio dei lavori ho avuto modo di guardare incuriosita il grande gusto di quasi tutte le donne relatrici al fumo: una sigaretta dietro l'altra e un attimo dopo, apparentemente dimentiche, ritrovarsi sul palco a parlare di salute!
Ecco, senza saccenteria e facile ironia, racconto questo aneddoto per introdurre la nuova categoria dei fumatori "roventi": le donne!
Perchè? Forse perchè, per loro come per la categoria precedentemente al top, gli uomini, sta venendo a mancare il contatto con la profonda affettività, con la relazionalità matura ossia capace di rilassato, gratuito e reciproco riconoscimento, che la sigaretta tenta di sostituire? Non c'è originalità nel ricordare che il gesto del portare qualcosa alla bocca evoca e sostituisce il gesto dell'assumere il cibo che primariamente ed affettivamente ci è stato garantito dalla presenza materna. Nè ci è possibile soffermarci sull'unione simbolica degli opposti che il gesto del fumare evoca: garantirsi la madre rassicurante e tentare di andare oltre ogni dipendenza, oltre ogni limite, oltre la vita stessa nella consapevolezza autodistruttiva del gesto. Eros e Thanatos insieme.
Le donne, come gli uomini, impegnate sul fronte del lavoro e delle cause sociali in una società così poco attenta alle reali esigenze umane, dunque relazionali, spesso pagano un prezzo altissimo in termini di tempo personale, di rispetto dei propri ritmi, di rispetto delle proprie necessità relazionali.
Il "vizio" della sigaretta può colpire non solo le lavoratici ma le donne madri, casalinghe, le donne "diversamente" immerse e sommerse nella parte esistenziale dell'assistenza e della cura per le quali può valere il bisogno di regredire rispetto ad un ruolo che le vuole sempre pronte ad offrirsi, a sacrificarsi, a farsi esse stesse cibo simbolico, ma sempre cibo, per altri soggetti (figli, famiglia, anziani ecc.).

In attesa di nuovi assetti culturali
Perchè il fumo nelle donne cresce rispetto agli uomini? Perchè anche esse riempiono il cuore e i loro polmoni di fumo?
Forse perchè stanno attraversando una fase di "mascolinizzazione" psichica in cui si assorbono non solo le virtù ma anche i limiti e le fragilità dell'altro sesso. Forse perchè, con la maggiore presenza sul lavoro si è temporaneamente indebolita , in attesa di nuovi assestamenti psico-culturali, la capacità istintiva alla cura e alla preservazione della vita, compresa la propria. Forse perchè anche in questo gesto si può esprimere una inconscia ribellione ed un conflitto: voglia di affetto, voglia di non soffrire più.

Questo articolo è pubblicato anche su "Agenda della salute" di novembre.


Ada Cortese


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