Home Anno 16° N° 59 Pag. 5° Agosto 2007 Nemo Nessuno


Nemo Nessuno
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

IL SENTIERO DELLE FARFALLE

Che ogni evento che la Vita mi consegna io sappia portarlo sempre sul sentiero delle farfalle. Io l'ho visto, l'ho percorso una volta e me ne è rimasta una struggente malinconia.

Faccio di nuovo fatica a vivere: avevo creduto ad un sogno e mi ero completamente data ad esso. Era un sogno ed un esperimento di mutazione coscienziale. La configurazione collettiva che ne emergeva era un vortice energetico e spirituale non indifferente. Chiunque ci avvicinava allora lo avvertiva. Ora, tante cose sono cambiate. L'esperienza è proseguita ma io sono più "abbandonata a me stessa" e non so esattamente che farne del mio tempo. A volte penso che ciò che mi fa star male è la stessa cosa per cui, nella lucidità e nella quiete della mente, potrebbe rendermi contenta. Non ho mai avuto desideri. Mi è sempre piaciuto lavorare. In questi mesi lavoro con metodo diverso ed ho più tempo. E il tempo solitario - io che sono prevalentemente solitaria e non vedo l'ora a sera di tornarmene nella mia tana - il tempo solitario spesso mi pesa. E mi pesa l'estate, che ho sempre amato. E' tutto come fuori posto. A volte anche l'uomo con cui condivido i miei giorni e verso cui mi ha sempre spinto l'amore estremo per l'intelligenza e la lucidità anche se questo ha sempre voluto dire solitudine, maggiore solitudine per entrambi. Tanto dialogo su cose già concettualizzate, poco per le cose dirette di noi due, quelle che abbiamo sempre riconosciuto come "basse" dinamiche psichiche. Ma esse non mi hanno mollato mai. Quotidiani rimuginii di anni insieme al gusto di contemplare una vita. Due vite. Libere. Per un verso.
Per l'altro il peso delle viscere, le stesse che, insieme agli anni, all'inesorabile orologio biologico, alla depressione e angoscia, ecc., mi risvegliano ad antiche arcaiche paure che non riconosco mie e pur subisco.

Mi sento io fuori posto, straniera alla terra. Un antico sentimento infantile ritorna come pure la preveggenza di quegli anni sul mio futuro destino. Che buffo: nelle esperienze della nostra infanzia si decide tutto tutto tutto. A volte devìamo per brevi tratti della vita dal vissuto fondamentale, il leit motiv della nostra esistenza - per me solitudine e non appartenenza - salvo tornarci "subito" e risentirlo come non ci avesse abbandonato mai.

Ho un pensiero "ederoso": non so se per pigrizia, accidia o per vera disposizione ad accogliere il destino, tendo ad amare ciò che mi accade, qualunque cosa sia e a non rinnegare mai nulla. Questa attitudine conserva la certezza che l'angoscia attuale dipenda dal trovarmi in un ambiente buio di cui non ho ancora trovato l'interruttore per accendere la luce. Lo so che non sono sola eppure è terribile sentire di non sapere che fare, dove cercare quegli interlocutori capaci di comprendere, capaci di non banalizzare la tua Presenza che cerca di farsi strada nonostante te, quegli interlocutori capaci di sentire la tua angoscia come segno di un nuovo umano che avanza. Non rinnego il mio sogno, tanto più che non è solo mio, nè, lo so , è più un sogno. Siamo in tanti e soli, senza tetti preconfezionati che accolgano il nostro sacro bisogno di farci più grandi e più interi e più...tante cose. Non voglio Grandi Inquisitori protettivi. Amo della mia solitudine il suo essere orfana di tutto.


Nemo Nessuno


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