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Cristina Allegretti
 CONSULENZA FILOSOFICA 

EPICURO

"la nuova povertà"

"Si nasce una volta, due volte non è concesso, ed è necessario non essere più in eterno; tu, pur non essendo padrone del tuo domani, procrastini la gioia, ma la vita trascorre in questo indugio e ciascuno di noi muore senza aver mai goduto della pace"..(Epicuro)

Vita

Epicuro nacque a Samo nel 341 a.C., a diciotto anni si recò ad Atene per l'efebato (una sorta di servizio militare) e frequentò l'Accademia tenuta in quegli anni da Senocrate, ma Epicuro aveva già frequentato lezioni di flilosofia da un platonico di nome Panfilo.
Il suo incontro decisivo lo ebbe con il filosofo atomista Nausifane, il quale gli aprì la visione di Democrito.
A seguito dell'espulsione degli ateniesi da Samo, Epicuro ando a Colofone a poi a Militene e ancora a Lampsaco. In queste ultime città Epicuro maturò la sua visione filosofica, e insegnò per cinque anni.
Intorno al 307/306 si trasferì ad Atene e fondò il "Giardino". La scuola che fondò Epicuro era un luogo desueto per l'epoca: un edificio con un orto, nei sobborghi di Atene. Era un luogo da cui si ammirava un panorama naturale, e si gustava la pace della natura, lontano dal tumulto della vita politica della città, il luogo era perfetto per la nuova sensibilità ellenistica.
Morì nel 270 a C. Fu uno scrittore fecondissimo. A noi sono arrivate: tre lettere : A Maneceo, A Erodoto, A Pitocle; una raccolta di sentenza "Massime capitali", e una seconda raccolta di massime "Sentenze Vaticane".

Pensiero

Al centro dell'indagine filosofica di Epicuro vi è l'uomo privato, il nuovo ethos si fonda sul singolo uomo non più sull'uomo cittadino, come era stato per la filosofia socratica, platonica, aristotelica.
Epicuro insegna le virtù dell'uomo singolo e proclama l'eccellenza del vivere nascosti, appartati dalla vita politica.
Pone l'eguaglianza tra tutti gli uomini perchè tutti aspirano alla pace dello spirito.
A fondamento dalla filosofia epicurea vi è la certezza che la realtà è perfettamente penetrabile e conoscibile dall'intelligenza dell'uomo.
Nel reale vi è spazio per la felicità dell'uomo la quale è mancanza di dolore e di turbamento, e pace dello spirito.
Per raggiungere questa pace l'uomo ha bisogno solo di se stesso, e di affidarsi alla virtù suprema : la saggezza (Phronesis) la quale, indica la retta via per non incorrere negli errori.
"Principio di tutto ciò e massimo bene è la saggezza. Perciò la saggezza appare ancor più apprezzabile che la filosofia, giacchè da essa provengono tutte le altre virtù, in quanto ci insegna che non è possibile vivere piacevolmente se non vivendo saggiamente e bene e giustamente, (e di contro che non è possibile vivere saggiamente e bene e giustamente) se non anche piacevolmente. Le virtù sono infatti connaturate alla vita felice e questa è inseparabile dalle virtù" (Epicuro)
La saggezza è guida per valutare i desideri e i piaceri. Egli li distingue in: naturali e necessari, naturali e non necessari, non naturali e non necessari.
Per Epicuro limitare i piaceri a quelli naturali e necessari rende salute al corpo e serenità all'anima.
"Niente è sufficiente a colui cui il sufficiente non basta".
Il bene supremo nel piacere è la felicità però essa è tormentata dall'incalzare del tempo, dalla morte in agguato, e dalla minaccia del dolore.
A questo dilemma ha risposto conferendo al piacere catastematico (al piacere statico) il bene supremo, lo ha posto come rifugio di tutte le avversità; il piacere è finito in quanto il suo limite è porre fine al dolore e quando avviene consolida la serenità ed elimina la paura della morte e il bisogno dell'immortalita.
Il piacere statico rende l'uomo eterno nel momento in cui egli vive la pace che gli procura e ciò rende l'attimo eterno.
Per Epicuro il dolore dell'anima è causato dagli errori e dalle false opinioni. Il male fisico se è sopportabile non ci distoglie dalla gioia ma se è acuto ci porta alla morte che per Epicuro è assoluta insensibilità, quindi non ci reca "danno".
"Abituati a pensare che la morte non è nulla per noi, perché ogni bene e ogni male risiedono nella facoltà di sentire, di cui la morte è appunto privazione. Perciò la retta conoscenza che la morte non è niente per noi rende gioiosa la stessa condizione mortale della nostra vita, non prolungando indefinitamente il tempo, ma sopprimendo il desiderio dell'immortalità". (Epicuro).
Epicuro entra in polemica con Aristotele e Platone soprattutto perché cambia la prospettiva dell'indagine filosofica che è il problema della vita e la ricerca della pace dello spirito.
Le sensazioni sono per Epicuro sempre il più solido criterio di verità e quindi capaci di cogliere l'essere.
La seconda navigazione di Platone viene confutata da Epicuro rivolgendosi direttamente alle cose e alle loro voci: "le sensazioni".
Per Epicuro i criteri della verità sono tre: le sensazioni, le prolessi e i sentimenti.
Le prime sono assolute ed oggettive, le prolessi "sono le anticipazioni o le premonizioni, ovvero le immagini delle cose che scaturiscono dalle percezioni e si formano attraverso il ripetersi delle medesime percezioni e la loro conservazione nella memoria" (G Reale "Storia della filosofia antica").
Il terzo criterio sono le sensazioni: di piacere e di dolore. Esse oltre ad avere un valore oggettivo costituiscono la regola del nostro agire il bene o il male.
"Nessuno, vedendo il male, lo preferisce, ma ne rimane ingannato come se fosse una bene rispetto a una male peggiore". (Epicuro).

Riflessioni

Epicuro riporta la filosofia allo stretto rapporto che vi è tra esperienza e filosofia, vita azione e pensiero.
"Non fingere di filosofare, ma filosofare davvero bisogna, non abbiamo infatti bisogno di apparire sani, ma di esserlo davvero".(Epicuro)
La sua è una filosofia che vuole curare l'anima e rendere l'uomo libero dagli affanni del potere, per riuscire a vivere nell'oggi il piacere più grande, ovvero la quiete interiore, la gioia interiore.
"E' vuoto il discorso di quel filosofo che non riesca a guarire alcuna passione dell'uomo: come non abbiamo alcun bisogno della medicina se essa non riesce ad espellere dal nostro corpo le malattie, così non abbiamo alcuna utilità della filosofia se essa non serve a scacciare le passioni dell'anima". (Epicuro)
Povertà di desideri, di piaceri da assecondare affannandoci a ricercare un eterno che solo l'imperturbabile dentro di noi può farci sperimentare; è il suggerimento che possiamo prendere da Epicuro, e farci fecondare da questa visione che tanto si allontana dal bisogno che tutti viviamo di fagocitarci del di più per potere essere felici.
Epicuro parla a tutti gli uomini, al di là del ruolo pubblico che ciascuno ha nella propria vita, egl indaga e si rivolge a ciascuno di noi per quello che siamo nella nostra nudità dai ruoli, dalle maschere sociali.
L'essenzialismo di questo "monaco laico" dell'antica Grecia, ci riporta a quello che è davvero importante alla fine aver vissuto, nella propria vita: una vita felice, governata dalla saggezza, capace di non fuggire all'oggi solo in vista di un domani incerto, più consapevoli del bene che del male, più forti nella vita che nella paura della morte, autenticamente in pace nel nostro spirito.


Cristina Allegretti


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